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Chef a tre stelle più una

No, non cercatelo sulla Guida Michelin: a Davide, appassionato genio dei fornelli, importa ‘solo’ emozionare. E gli riesce bene. Il suo ingrediente segreto? La moglie Linda con i loro splendidi figli

Chef a tre stelle più una

Prendete un’abbondante dose di amore, unitevi una generosa presa di dolcezza e comprensione, aggiungete un trito di entusiasmo e risate condivise, condite il tutto con complicità, fiducia reciproca, caos quanto basta. Ecco qui la ricetta della coppia (im)perfetta, quella di Davide, chef per ‘emozione’, e della moglie Linda, impiegata in un’azienda del settore medicale. Insieme, Davide e Linda hanno saputo mettersi in gioco, ripartendo da zero, per crescere ogni giorno più forti, sempre in compagnia dei loro tre figli. «Perché», precisa subito lei, «per noi coppia è proprio questo. È la nostra evoluzione nel tempo. Non potremmo mai immaginarci senza Lorenzo, Alessandro e Marco. Senza, cioè, quella scanzonata baraonda quotidiana che ci fa sentire speciali nella nostra ordinarietà». In effetti, la ‘potenza’ della famiglia Castoldi sta tutta nella lucida e orgogliosa consapevolezza di essere ‘normale’, nonostante tutto…

Una star in famiglia

In effetti non capita spesso di avere un padre che, nel suo settore, è una sorta di celebrità. Davide nega, ma che sia uno chef rinomato, anche oltre confine, è un dato di fatto. D’altra parte, la cucina è sempre stata la sua passione. «Da ragazzo, per mantenermi agli studi (Davide ha frequentato la scuola alberghiera, ndr), passavo le mie serate e i fine settimana in un locale dentro al Parco delle Groane, alle porte di Milano. Volevo fare esperienza», spiega con slancio. Così, tra un piatto e l’altro, Davide, da ottimo chef qual è, impara l’arte, la fa propria, la ‘coccola’ fino a darle una connotazione tutta sua. La sperimentazione vera arriva, però, con Linda che conosce proprio in quel periodo e proprio in quel parco meraviglioso e verdeggiante in cui oggi vivono. Una specie di ‘casa e bottega’ dove tutti, ragazzi inclusi, sono coinvolti nella coltivazione e nella raccolta delle materie prime. Le stesse che, poi, finiscono in tavola crude o debitamente cucinate. «È un modo alternativo per stare insieme, in mezzo alla natura», sottolinea Davide. E c’è persino chi, come Alessandro, si infila i pattini per arrivare prima ‘sul luogo del diletto’.

Si respira autenticità…

… in casa Castoldi. E tanta gioia. Ma non sono sempre state rose e fiori. Davide, che negli anni ha lavorato in alcuni tra gli alberghi e i ristoranti più prestigiosi in Italia e all’estero, a un tratto si è fermato a riflettere. In cuor suo qualcosa non andava. «Lavoravo moltissimo, coordinavo tante persone per le quali, in cucina, ero un punto di riferimento. Però non mi divertivo più. I giorni mi correvano via veloci, senza che avessi il tempo di vedere crescere i miei figli. Così, a metà dello scorso anno, ho aperto il cassetto dei sogni e preso la decisione di mettermi in proprio, stravolgendo la mia esistenza e quella dei miei cari. Una rivoluzione in piena regola in cui, ancora una volta, a fare la differenza è stata Linda, il perno della famiglia. Colei che, con grinta e amorevole fermezza, ha saputo appoggiarmi in ogni fase di questa nuova avventura, tirando fuori il meglio di me».

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Uno chef poliedrico

Con la sua società che risponde al nome di DCook (www.dcook.it), oggi chef Davide è impegnato su più fronti. «Tra consulenze a ristoranti, docenze nelle scuole alberghiere ed eventi di show cooking anche per privati, lavoro forse più di prima», ammette paradossalmente sollevato. «Ma il mio tempo lo gestisco io tanto che, cosa mai accaduta in passato, riesco persino ad accompagnare i ragazzi a scuola. Oggi la mia presenza in famiglia è costante e di qualità: questo mi rende felice e realizzato, anche in cucina dove riesco a esprimere tutta la mia creatività, com’è giusto che sia». Non si chieda, però, a Davide di mettersi ai fornelli per Linda & co. «Alle volte lo fa», confessa lei. «E devo dire che, avendo io una giornata lavorativa piena, accetto di buon grado di godermi la cena. Che, ahimè, non è mai all’altezza delle aspettative», aggiunge tutt’altro che sorpresa. «Ho maturato la convinzione che Davide, con noi, sia apposta ‘svogliato’ cosicché non debba lavorare anche in casa. Ci sta e, francamente, la cosa mi diverte. Quindi, mi rimbocco le maniche e mi cimento io, sperimentando: dopotutto la cucina appassiona anche me. Sarebbe bello, poi, che a ricetta ultimata, Davide evitasse di chiedermi, “ma cosa volevi fare?”, mentre con la forchetta tasta la consistenza del piatto e con il naso verifica l’aroma. Irritante, ma abbiamo imparato a non prenderci troppo sul serio. E poi, la soddisfazione me la danno i ragazzi».

Uno sguardo al futuro

È insieme a loro che Linda e Davide vorrebbero, un giorno, avviare un’attività. «Adesso sono ancora piccoli: Lorenzo, 13, anni è con un piede nell’adolescenza e sta cercando di smarcarsi per avere una sua autonomia», spiega Linda. «Alessandro, 11, e Marco, 7, sono dei bambini. Ma è talmente tanta l’affinità tra noi che mi viene naturale pensare che, in futuro, avremo tutti le mani in pasta nell’occupazione di papà». Un tentativo di coinvolgere la famiglia, a dire il vero, è già avvenuto. «Ho fatto realizzare, da un mastro birrario, una birra tutta mia, a base di lime e pepe di sichuan», rivela Davide. «Sull’etichetta c’è un papà che tiene per mano tre bambini. Diciamo che è stato un esperimento forse un po’ azzardato, che non ha avuto seguito. Ci riproverò, magari con una linea di prodotti a marchio DCook». Ha tante idee che gli frullano in testa Davide. Ed entusiasmo da vendere. «In tutto quel che faccio, mi confronto sempre con Linda, la parte più razionale e logica di me. È lei l’ingrediente principe, quello che dà un sapore unico alle nostre vite».

di Chiara Amati – foto Susy Mezzanotte

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