apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Coppia: se lui cambia lei e viceversa

È giusto chiedere al partner di modificare il suo modo di essere? O c’è un’ altra strada per riuscire a rimanere complici nel tempo?

Coppia: se lui cambia lei e viceversa

Agli esordi di una storia d’amore tendiamo a essere ciechi. «Vediamo nell’altro quello che vorremmo che fosse e ignoriamo o minimizziamo gli aspetti che apprezziamo meno. È l’idea romantica dell’anima gemella, del partner perfetto», osserva Maria Cristina Ortu, psicoterapeuta, docente della Scuola di Psicoterapia Cognitiva a Indirizzo Costruttivista di Padova. Col tempo questa proiezione svanisce e ci troviamo a fare i conti con una persona reale, che può essere differente da come l’avevamo immaginata. «Se ci impuntiamo su un ideale di perfezione, la delusione può essere tale da mettere in crisi il rapporto», dice la psicologa. «Non esiste il partner perfetto, esiste quello che va bene per noi. Per amarsi, due persone all’interno della coppia non devono essere uguali in tutto, pensarla in tutto alla stessa maniera. Amiamo chi ci sostiene nei nostri progetti di vita, nel rispetto della nostra diversità. Ovviamente, se c’è stato un grave errore di valutazione iniziale e le differenze si rivelano inconciliabili o se lo diventano con il passare del tempo la storia è destinata a concludersi».

Se mi ami, devi essere diverso

C’è chi accetta di mettere in discussione i propri modelli e chi si irrigidisce rifiutando il dialogo e il confronto, pretendendo di cambiare l’altro e di salvarlo dalla sua imperfezione. «È un ruolo, quello della salvatrice, che viene assunto più spesso dalle donne che dagli uomini», dice Ortu. «Queste persone vogliono genuinamente essere d’aiuto, ma alle loro condizioni. E non stabiliscono una vera relazione con il partner». Si tratta di un proposito destinato a fallire. «Perché non possiamo trasformare gli altri, ma solo noi stessi», osserva la psicologa. «Quello che possiamo, che dobbiamo fare, è dialogare con l’altro, esponendo anche le questioni che ci creano disagio, per comprendere le sue motivazioni e manifestargli i nostri sentimenti. Spesso un dialogo costruttivo e l’impegno reciproco a capire il partner è sufficiente per superare il problema, crea complicità e avvicina. Le accuse e le pretese, invece, fanno divergere la coppia».

Arrivederci sessoQuando l'intesa salta

Lavorare su di sé

Che fare quando è l’altro che vuole cambiare noi, che ci ama col condizionale? «Non è facile accettare una critica, sapere che il partner ci vuole diversi da quello che siamo», dice Ortu. «Ci sentiamo offesi, ci mettiamo sulla difensiva. È naturale. Solo se c’è grande complicità nella coppia, se la comprensione reciproca è profonda riusciamo a cogliere la critica come un’opportunità per conoscere meglio noi stessi, per capire come gli altri ci percepiscono e considerare delle alternative al nostro comportamento». La pretesa che il partner trovi gradevole ogni aspetto di noi, qualunque cosa facciamo, è insostenibile quanto la pretesa di cambiare l’altro. «Il primo passo per accettare le differenze e imparare a rispettarsi reciprocamente è renderci conto che nessuno è perfetto e probabilmente c’è qualche cosa di noi che l’altro trova fastidioso», dice la psicologa.

1 +1 = 3: la coppia è più della somma dei singoli

«Dico sempre che nella vita di coppia uno più uno non fa due, ma tre», spiega Maria Cristina Ortu. «Ci sono io, ci sei tu e c’è un noi insieme che aggiunge valore, che è qualche cosa di più di me e te. Un partner non può pretendere di cambiare l’altro, ma può innescare un cambiamento positivo nella relazione lavorando su se stesso, modificando il proprio comportamento. Quando incontriamo qualche difficoltà nel rapporto, dobbiamo concentrarci su questo piuttosto che sui difetti dell’altro». Si dice che con il tempo moglie e marito si somiglino sempre più. «Se una relazione è solida, i partner cambiano in parallelo. Non è vero che si somigliano, danno questa impressione perché la complicità tra loro aumenta e si sostengono nonostante le differenze», osserva la psicologa. «Se complicità e capacità di comunicazione vengono meno, invece, alla fine ci si allontana».

di Maria Cristina Valsecchi

Commenti