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Coppia: come rinvigorire il rapporto

Anche la coppia più consolidata ha bisogno di manifestazioni che possano nutrire la relazione

Coppia: come rinvigorire il rapporto

Quando una coppia sta insieme da tanto tempo e tutto fila liscio, si tende a volte a dare per scontato l’affetto reciproco, soprattutto se gli impegni per la presenza di un bambino riempiono ogni istante della giornata. Ma le dichiarazioni d’amore sono necessarie in una relazione, come l’acqua per mantenere in vita una pianta. «Se non vuoi che appassisca, devi innaffiarla ogni tanto», chiarisce Massimo Ronchei, psicologo e psicoterapeuta di Reggio Emilia.

Coppia: la routine che rassicura

Non è vero che la routine soffoca il sentimento e l’intimità. «Se lei e lui vanno d’accordo e la relazione funziona come un meccanismo ben oliato, è naturale che col passare del tempo diano per assodato il sentimento di amore reciproco», osserva Ronchei. «È la base della loro quotidianità, la sicurezza dietro ogni gesto. Nei primi tempi l’entusiasmo della novità li spinge a frequenti dichiarazioni d’amore. Poco a poco tendono a farlo meno, ma ciò non vuol dire che i loro sentimenti si siano raffreddati. Al contrario, si sono rafforzati».

Tuttavia, anche il rapporto più consolidato ha bisogno di ‘manutenzione’ continua. «È inevitabile che di quando in quando una coppia affronti tensione e disaccordo», spiega lo psicologo. «Le dichiarazioni d’amore, con le parole e con i gesti, servono a compensare questi episodi negativi, così che il bilancio nel rapporto rimanga positivo, che lo stare insieme continui a essere gradevole per entrambi». Lodare l’altro, ringraziarlo per il suo impegno nella vita di tutti i giorni, per il pranzo che ha cucinato, per il caffè che ha preparato attiva un meccanismo di rinforzo positivo: valorizza i gesti di cura reciproca.
«A tutti fa piacere ricevere complimenti, essere apprezzati per quel che si è e per quel che si fa», dice Ronchei. «La gentilezza chiama gentilezza e attiva un circolo virtuoso che rende la vita in comune più soddisfacente per tutta la famiglia».

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Agli uomini non piace essere espansivi. Sarà vero?

In una coppia, di solito è lei che si lamenta perché il partner è avaro di complimenti, gentilezze e romanticismo. Naturale: gli uomini sono più riservati, non amano parlare dei loro sentimenti…O no? «È uno stereotipo di genere», risponde lo psicologo, «e come tutti gli stereotipi ha un fondamento di verità. Per natura e per cultura, le donne tendono a essere più consapevoli delle loro emozioni e meno reticenti a mostrarle. Poi, ovviamente, ciascuno ha il suo carattere e i suoi limiti. Sia tra gli uomini che tra le donne c’è la persona timida, che deve fare un grande sforzo per dare voce ai sentimenti, e quella estroversa, abituata a manifestarli. Chi conosce il proprio partner sa come è fatto e può calibrare le proprie aspettative in base ai modi di fare dell’altro».

Attenzione, però, a non usare questi stereotipi o il proprio carattere come paravento dietro cui nascondersi. «Dire ‘sono fatto così e devi accettarmi per quello che sono’ è sleale ed è anche rischioso», osserva Massimo Ronchei. «Sleale perché costringe l’altro a fare una scelta senza mettere un po’ di impegno per meritarla. Rischioso perché l’altro, tutto sommato, potrebbe anche decidere di non accontentarsi di un partner incapace di dire ti amo. La buona riuscita di una relazione di coppia richiede impegno da entrambe le parti, ciascuno nei propri limiti, ma senza risparmiarsi».

Ascoltare è una manifestazione di affetto

Comunicare i propri sentimenti non vuol dire solo esprimerli a voce, ma anche dimostrare interesse attraverso l’ascolto attivo del partner. «Quante volte, affaccendati nelle mille occupazioni della vita quotidiana, non prestiamo la giusta attenzione a quello che l’altro ha da dirci?», osserva lo psicologo. «Ascoltiamo con le orecchie, ma magari guardiamo altrove e facciamo più cose insieme. All’interno di una coppia, l’interesse per il partner si dimostra anche dedicandogli la nostra attenzione totale quando ci parla, fermandoci, guardandolo negli occhi e trasmettendo con i gesti la nostra partecipazione».

di Maria Cristina Valsecchi

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