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Famiglia di cuore: di corsa coi Mariani

Ci son volute due operazioni per far capire a Ivana quale fosse la sua vera strada. Che oggi percorre con quattro trainer d’eccezione

Famiglia di cuore: di corsa coi Mariani

Del “Moms don’t quit” ha fatto una filosofia di vita. Perché lei non solo non s’è mai “dimessa”: da mamma, da moglie, da donna. Ma ha fatto leva sulle difficoltà per ripartire ogni volta più forte. Merito dei suoi 47 anni, dei tre figli, di Marcello, il marito che fa il tifo per lei, di due operazioni al cuore solo sette anni fa. Sì, merito. «Ho un ombrellino qui dentro»,
spiega toccandosi il petto Ivana Di Martino, insegnante di sostegno e interprete del linguaggio dei segni per professione, ultrarunner per passione. «Ed è per questo che mi sono messa in gioco. Volevo dimostrare a me stessa che se vuoi puoi. Non importa a che età, con che ménage alle spalle, in quali condizioni di salute. Se vuoi, puoi! Punto. Io ne sono la prova». Merito anche di una famiglia di cuore…

Famiglia di cuore: mamma Ivana

Ama leggere. Ai suoi bimbi, e a quelli delle scuole che visita, insegna la motivazione, la resilienza, la determinazione.

I momenti di crisi

Due, tostissimi. «Il primo quando ho subito il doppio intervento al cuore», ricorda Ivana.
«Un fulmine a ciel sereno che mi ha insinuato un dubbio atroce: “Sarei mai tornata come prima?”, mentre pareva che tutt’intorno mi sfuggisse. Cecilia, Filippo, Caterina correvano, veloci, la loro vita. Io, dietro, annaspante. Quando ho ritrovato la normalità, ho giurato che sarebbe stato anche meglio perché la gioia di vivere era così consapevole che volevo urlarla al mondo». Il secondo momento buio Ivana lo lambisce soltanto, troppa sofferenza: «Era il 2014: correvo lungo il Naviglio quando ho subito un’aggressione. Erano due, forse tre. Non ho avuto tempo di accorgermi. Ho pensato di morire. Mi ha tenuto in vita l’immagine di Marcello e dei nostri figli. Della mia famiglia di cuore. Ho lottato per noi e, seppure a fatica, ne sono uscita. Di lì a due settimane altro scossone: l’emorragia cerebrale di mia mamma. Due mesi dopo, la morte. Sono caduta nel baratro. Mi sono chiusa, anche con Marcello che è rimasto fermo, in attesa di un mio segnale. Quando ho messo a fuoco che, per ricominciare, avrei dovuto correre, si è infilato un paio di scarpe e ha corso al mio fianco».

Le mie qualità

È determinata Ivana. «Se ho un obiettivo, volente o nolente lo raggiungo», dice mentre con una mano mangia una banana e con l’altra prepara il passato di verdura. «Sono pure incosciente. Per me un gran bel pregio perché senza la mia incoscienza non potrei fare tutto quel che faccio».

I miei sogni

«Alle volte vorrei tornare ad avere uno stipendio fisso, Cosa a cui ho rinunciato quando ho lasciato il mio lavoro per fare la runner», confida Ivana. «Morto un sogno se ne fa un altro. Oggi il mio è dimostrare che la volontà smuove le montagne». Quella di Ivana le circumnaviga. «Ho da poco concluso il giro del Monte Bianco: 330 km in 90 ore, anche di notte. Mi sono allenata duramente: prima dell’alba in settimana, per non gravare sulla famiglia. Il sabato e la domenica con l’aiuto di Marcello che pensava ai ragazzi. Senza sensi di colpa: ci sono spazi tutti miei e loro lo sanno. Tanto poi, quando al traguardo vedo la famiglia che mi aspetta, impiego un secondo a entrare in modalità moglie e mamma e a dire: “Marcello, ti amo! Ma, i bambini, come li hai vestiti?”».

Famiglia di cuore: papà Marcello

Insieme ai suoi tre figli, è il tifoso numero uno di Ivana. Con la quale condivide la passione per il cinema, e il teatro, per la scrittura e i viaggi.

I momenti di crisi

«Conosco Ivana da vent’anni, i più intensi e belli della mia vita. Non ho ricordi di liti o discussioni significative tra noi perché ciò che, da sempre, contraddistingue il nostro legame è la condivisione, anche quando ho appeso la racchetta al chiodo per la corsa. Cosa che a un tennista non viene proprio naturale. Figuriamoci a uno convinto come me», ammette Marcello. «Le crisi, se di crisi vogliamo parlare, sono state più di Ivana. Io le ho vissute di riflesso e di questo non vado fiero. Quando ci penso, mi rendo anzi conto di essere stato un po’ distante, forse troppo. In parte ho rispettato i suoi tempi per permetterle di ritrovarsi: senz’altro la più complicata delle imprese che ha voluto affrontare con le sue forze. Io dovevo restare lì, in attesa che mi facesse entrare in gioco. A volte vorrei tornare indietro per essere più presente e poterle risparmiare un po’ di sofferenza».

Le mie qualità

Se c’è una cosa che Marcello rivendica con orgoglio è la sua naturale propensione per i figli. «Sono un papà presente. Adoro prendermi cura dei miei ragazzi tutte le volte che posso. Cerco di non perdermi nulla di loro. Complicato: il lavoro mi tiene spesso lontano da casa. Sarà anche per questo che quando, nei fine settimana, Ivana si allena, noi ce la spassiamo. Tra gli amici, c’è chi si stupisce: “Come fai, sei un santo!”. Per me è normale: quando costruisci un rapporto di coppia sul desiderio reciproco di far star bene l’altro, non può che essere così».

I miei sogni

Il cassetto di Marcello brulica di desideri. Da sua stessa ammissione, è un sognatore nato. «Vorrei potermi realizzare professionalmente: mi son dato alcuni obiettivi che spero di raggiungere tempo un paio d’anni. Poi, visto che amo scrivere filastrocche per bambini, vorrei farne una raccolta e pubblicarla entro dicembre. Non punterei così in alto se non avessi, in questo, il sostegno di un’amica appassionata quanto me». Nessun sogno sportivo?
«A dire il vero due. Aiutare Ivana a portare avanti i suoi. E realizzarne uno tutto mio, meno ambizioso. Non sarà difficile perché so di avere dalla mia quel vulcano di mia moglie. E una splendida famiglia di cuore».

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