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Intervista a Vincenza Calì

Intervista a Vincenza Calì

Solarità ed energia. Allegria e determinazione. Un’esplosione di vivace simpatia che si intravede dietro ad un sorriso contagioso e ad un corpo da modella. Chiacchierando con la velocista Vincenza Calì è impossibile non essere colpiti dal suo entusiasmo. Nata nel 1983 a Palermo, si avvicina all’atletica per caso, alle scuole medie, partecipando ai giochi della gioventù. Vincenza, che gioca a basket, si appassiona immediatamente all’atletica come sport individuale per cui si sente, per carattere, più portata. Allo Stadio delle Palme della sua Palermo dimostra immediatamente il suo talento: fin dalle categorie giovanili, con i colori della Europa Capaci, colleziona primati italiani e partecipa da protagonista a numerose competizioni internazionali. E’ il marzo del 2004 quando entra a far parte delle Fiamme Azzurre, gruppo sportivo della Polizia Penitenziaria, e sfiora la partecipazione ai Giochi Olimpici di Atene. Neppure un delicato intervento chirurgico per rimuovere un’ernia al disco riesce a fermare la sua ascesa: dopo una faticosa riabilitazione Vincenza torna in pista più forte di prima qualificandosi per i giochi di Pechino dove riesce a ben figurare. E nella vita privata? C’è profumo di fiori d’arancio…la bella Vincy sta per convolare a nozze con il fidanzato Fabrizio, bomber della squadra di calcio della Polizia Penitenziaria. E dopo Londra 2012…

Ti sei avvicinata al mondo dello sport giocando a basket. Come sei passata all’atletica?
Andavo alle scuole medie e c’erano i giochi della gioventù. Mi proposero di partecipare ad una gara, gli 80 metri piani, e da lì ho iniziato. A scuola giocavo a basket mentre fuori praticavo atletica, disciplina di cui mi sono lentamente innamorata anche perché mi considero un’atleta più individuale che di gruppo: gli sport di squadra mi piacciono ma non fanno per me!

A questo proposito, che differenza c’è tra lo sport di squadra e lo sport individuale?
La differenza sta proprio nel fatto che lo sport individuale dipende esclusivamente da te. Puoi contare solo sulle tue forze sia fisiche che mentali e tutto è concentrato sulla tua persona. Negli sport di squadra invece uno può stare bene ed essere in condizione ottimale nel momento della gara ma gli altri non sempre: e la tua prestazione può venire offuscata dagli errori di un altro componente del team e viceversa. Preferisco che la responsabilità sia tutta mia!

Di solito le gare di velocità vedono dominare atleti afro-americani. Perché per gli atleti europei arrivare ai vertici è più difficile?
Più che altro, almeno in campo femminile, arrivare ai vertici è più difficile per le atlete italiane perché le europee, in particolar modo le russe, le tedesche e le francesi, arrivano anche ai podi delle manifestazioni importanti. Purtroppo, nella velocità, in Italia abbiamo avuto un solo grande fenomeno, Pietro Mennea, detentore del primato mondiale dei 200 metri dal 1979 al 1996. Negli ultimi anni la Lavorato si è distinta per aver raggiunto dei buoni risultati ma non è mai arrivata ai vertici come il grande Mennea. No so esattamente quale sia il reale motivo, forse gli allenatori: Pietro era seguito da Carlo Vittori che era molto rigido. Ora gli allenatori non sono più così severi: se per esempio un giorno salti l’allenamento non ti vengono certo a prendere a casa! Invece, a mio parere, dovrebbe funzionare proprio così, la disciplina è necessaria fin da quando si è giovani, è fondamentale impartire una mentalità seria e rigida.

Che doti deve avere un velocista per entrare nell’elite dei grandi?
Per quanto riguarda le doti fisiche non so quale sia quella giusta. Mi spiego. Ho diverse compagne che non sono altissime e hanno fasce muscolari importanti e potenti differentemente da me che sono alta e slanciata e con un fisico asciutto più da mezzofondista che da velocista pura. Nonostante le diversità fisiche riusciamo ad ottenere gli stessi risultati. A livello caratteriale invece è necessario avere molta forza e saper perdere lasciando l’emotività da parte: fuori dalla pista ci si può anche commuovere per un film, ad esempio, ma una volta che ci si trova sui blocchi ci vuole freddezza e determinazione. Durante la gara non esistono le amiche: per me sono tutte avversarie. Finita la gara invece sono la persona più socievole del mondo!

Quanto tempo bisogna dedicare agli allenamenti?
Da due anni e mezzo mi sono trasferita a Roma, ho cambiato allenatore e faccio parte del Gruppo Sportivo della Polizia Penitenziaria. Vivendo qui e avendo tutto a disposizione, compreso il “pistino” al chiuso che mi permette di esercitarmi anche con condizioni climatiche avverse, mi alleno anche due volte al giorno: la mattina in palestra e il pomeriggio in pista. La media giornaliera è di circa tre ore di allenamento puro anche se si passa molto tempo nella sala di fisioterapia per rilassare i muscoli prima e dopo!

Quali sono i sacrifici che hai dovuto affrontare per riuscire a centrare traguardi importanti?
La dieta!! A parte gli scherzi, quando si è giovani è difficile rinunciare ad uscire con le amiche il pomeriggio perché ci si deve allenare, ora invece il sacrificio più grande è stato certamente quello di dovermi trasferire da Palermo a Roma: ho preso la decisione in una settimana e non ho avuto il tempo per metabolizzare la cosa. E’ stato difficile lasciare casa, i miei genitori, che sono molto giovanili (la mamma ha appena compiuto 43 anni!) e la mia sorellina più piccola, un vero e proprio trauma. La mia è una famiglia siciliana che per tradizione è legata a valori radicati…il distacco è stato veramente una prova dura!

Parlando proprio della tua Sicilia e in particolare della tua città natale, Palermo, ci sono delle strutture idonee dove poter iniziare a praticare atletica oppure manifestazioni ed eventi che ne promuovono il movimento?
Sono andata via da Palermo anche perché non c’era un ambiente idilliaco nel senso che la pista dove mi allenavo, lo stadio Delle Palme, era un po’ trascurato a livello di sicurezza personale anche se devo dire che Palermo è una delle città migliori per allenarsi e preparare al meglio le gare grazie al clima temperato tutto l’anno. Inoltre, da due anni a questa parte la struttura è molto migliorata: hanno cambiato la pista rendendola molto più morbida, hanno attivato una rete di controlli per rendere il campo più sicuro e stanno promuovendo delle gare per i più giovani in collaborazione con i giochi della gioventù e con le scuole. Tutto inizia proprio dalla scuola dove i bambini possono fare movimento gratuitamente senza essere obbligati a pagare per fare sport. E questo è fondamentale perché non tutte le famiglie possono permettersi di mandare i propri figli in strutture a pagamento ma ognuno ha diritto di fare sport! L’atletica è proprio uno di quegli sport che non si paga ed è quindi alla portata di tutti e io stessa ho iniziato proprio grazie alla scuola che mi ha dato un’opportunità di crescita decisamente importante.

Hai dovuto combattere con diversi infortuni, più o meno gravi. Come hai superato i momenti difficili?
L’infortunio più grave che ho subito è stata l’operazione all’ernia al disco quando avevo 20 anni. Essendo una sportiva, come tutti, avevo messo in conto una serie di infortuni e problemi fisici di vario genere che fanno necessariamente parte della vita di un’atleta. Però quando a 20 anni, in piena ascesa nella carriera sportiva, ti ritrovi ferma su una sedia a rotelle perché, per colpa di un’ernia, hai completamente perso la sensibilità ai piedi, rimani incredula e ti spaventi pensando di non avere un futuro, pensando di non poter mai più rimettere le scarpe chiodate. Invece sono stata portata a Pavia per essere operata e sono rimasta in clinica due settimane: tutti mi hanno trattata come una principessa e l’intervento è perfettamente riuscito. La riabilitazione è stata dura: avevo perso dieci chili, ero fisicamente debilitata e il mio umore subiva alti e bassi pazzeschi. Poi, piano piano ce l’ho fatta e dopo 6 mesi avevo fatto il minimo per gli europei vincendo, il mese successivo, due medaglie! Non so esattamente come, ma ho trovato la forza per tornare a vincere e gli infortuni mi hanno temprato il carattere così che qualsiasi problema fisico successivo, rispetto a quello che già avevo superato, mi sembrava una cosa da nulla!

Gli atleti e gli sportivi in generale, come ad esempio Clemente Russo, Valentina Vezzali o Margherita Granbassi, vengono sempre più richiesti in televisione. Secondo te qual è il motivo?
Non saprei esattamente, probabilmente perché lo sportivo riesce a trasmettere valori sani e un’immagine “pulita”. Sono in particolar modo molto contenta che Margherita Granbassi abbia scelto di partecipare ad “Anno Zero” piuttosto che ad un reality: Margherita avrà la possibilità di essere valorizzata e di crescere. Credo che la televisione sia una grande opportunità per gli sportivi che sono sempre messi in disparte nonostante il duro lavoro e i sacrifici: dare la visibilità ad atleti che hanno vinto medaglie credo sia giustissimo!

Quest’anno convolerai a nozze con Fabrizio Carli, bomber della squadra di calcio della polizia penitenziaria. Ti vedremo presto mamma?
Ne parlavamo giusto una settimana fa. Fabrizio ha qualche anno più di me e conviviamo gia da più di due anni..lui avrebbe voluto un bambino subito dopo Pechino, io invece, che ho solamente 25 anni, vorrei diventare mamma dopo le Olimpiadi di Londra! Ora tra l’altro ho ritrovato la mia stabilità e il mio equilibrio e voglio vivermi questo momento sportivo al meglio. Il matrimonio subito ma un figlio, seppure sia nei progetti futuri, per ora può aspettare!

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