apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Mamme acrobate che non si arrendono mai!

Impegnate su più fronti, sempre di fretta e alla ricerca di conciliazione, le mamme di oggi mettono a punto nuove strategie. Facendo rete e puntando sulla solidarietà

Mamme acrobate che non si arrendono mai!

Dopo un bimbo, una donna nuova. Ma chi sono le mamme acrobate di oggi? Quali sono i loro desideri, i loro sogni? E quali invece le difficoltà che incontrano nell’esperienza della maternità e nel conciliare l’arrivo di un figlio con il ‘resto’ della loro vita di donne, mogli, professioniste impegnate nel mondo del lavoro? Durante la gravidanza e nel periodo successivo alla nascita del bambino, a modificarsi non sono soltanto ritmi, abitudini, equilibri personali e di coppia. A trasformarsi, ed è un cambiamento definitivo, è la donna stessa. «È vero che la donna non si identifica solo con il suo essere madre», commenta Manuela Naldini, docente di sociologia della famiglia all’Università di Torino, «ma è altrettanto vero che con la nascita di un bebè si verifica una ridefinizione della identità femminile legata, appunto, alla maternità». L’arrivo di un bebè segna un confine netto tra il prima e il dopo. Il cambiamento, l’arricchimento donato da un bambino si riflettono in tutti gli altri aspetti della vita personale, relazionale e professionale. «Il figlio diventa una priorità», spiega Naldini. «E molte donne sentono il bisogno di ridefinire i tempi di vita per fare spazio alla relazione con lui. Un desiderio che non sempre è possibile realizzare, per tutta una serie di motivi legati all’organizzazione del mondo del lavoro e ai limitati dispositivi di policies e che, quindi, può determinare insoddisfazione e/o sensi di colpa».

Donne e lavoroLo scenario dopo la maternità

Mamme acrobate e la cura dei figli

Con l’arrivo di un bimbo, nuove esigenze e nuove priorità si fanno spazio, spesso cogliendo la donna di sorpresa, perché la nascita scombina i ‘piani’ fatti in precedenza. «Molte coppie, abituate a una distribuzione paritaria dei compiti, in gravidanza pianificano di condividere gli impegni di cura del bambino. Ma una volta che il piccolo è nato si verifica una ridefinizione dei ruoli più vicina al modello ‘tradizionale’ di famiglia, per cui l’accudimento dei figli viene prevalentemente affidato alla madre», commenta Naldini. «Nella maggior parte dei casi, a usufruire del congedo parentale sono le donne e non di rado la riduzione dello stipendio rende necessario intensificare l’impegno professionale del padre, che non può essere presente in casa come vorrebbe. Fatto sta che il cambiamento investe più il versante femminile della coppia e conciliare la maternità con le aspirazioni professionali risulta a volte molto difficile. E alla fine, la nuova organizzazione familiare fa sì che spesso la madre si senta sola nella gestione del bambino e non riceva dal partner e da chi la circonda la collaborazione di cui sente il bisogno». Oggi conosciamo meglio che in passato quali consuetudini possono favorire il benessere e lo sviluppo psico-fisico del bambino. E questo, naturalmente, è un fatto positivo. «Ma a volte rischia di rivelarsi un’arma a doppio taglio», sottolinea Manuela Naldini, «perché le aspettative nei riguardi delle mamme acrobate diventano altissime. Associare il destino di un figlio alla qualità delle cure e delle stimolazioni ricevute nella prima infanzia investe i genitori, e in particolare la donna, di una responsabilità troppo grande. Il rischio è che la neomamma si senta inadeguata, non abbastanza brava, non all’altezza».

Difficile affidarsi all’istinto

«Fino a pochi decenni fa quasi non si parlava di genitorialità e di stili educativi», considera la sociologa Paola Lazzarini. «Oggi c’è più attenzione, ma sono venuti a mancare quei modelli familiari e quella trasmissione di competenze che rendevano più facile prendersi cura del bambino». Non sempre si ha il coraggio di affidarsi al proprio istinto: si cercano risposte nei manuali, si consultano gli esperti, con il rischio – a fronte di risposte e pareri discordanti – di sentirsi disorientate. «In più, la società si aspetta che le mamme acrobate siano sempre contente, mentre spesso sono stanche, si sentono sole e tristi», sottolinea Naldini. «E il fatto di non poter esprimere queste sensazioni o di venire giudicate per quello che provano peggiora la situazione».

di Giorgia Cozza

Commenti