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Pensiero positivo: come coltivarlo

Pensiero positivo: come coltivarlo

Recenti ricerche hanno dimostrato che il nostro cervello è strutturato per il pensiero positivo: insegnare questo atteggiamento ai bambini, dunque, non è difficile, dal momento che siamo programmati per farlo. Il carattere di ognuno di noi è il risultato delle esperienze compiute durante l’infanzia. Per questo è molto importante che i genitori sappiano educare i figli alle emozioni, a riconoscerle e a gestirle. L’ottimismo, come tutte le altre emozioni positive, dipenderà da quanta sicurezza un bambino ha ricevuto fin dai primi mesi di vita dagli adulti che si sono occupati di lui. Cosa fare per aiutare un bambino a sviluppare tutte le sue potenzialità?

Pensiero positivo: dagli 8-9 mesi

Quando il piccolo inizia a fare i primi passi, gli capiterà di cadere: è importante, in questi casi, fargli sentire la nostra presenza, senza però apparire inutilmente allarmati. Anche in caso di lievi malanni, il piccolo deve essere aiutato a considerare ciò che gli accade per ciò che è, ad attribuire agli eventi il loro giusto peso.

Dai due anni

È la classica età delle guerre sul cibo: il consiglio è di non mostrarsi eccessivamente preoccupati. Non è una tragedia se il piccolo rifiuta l’ultimo cucchiaio di minestra. Anzi, è bene che senta che può fidarsi delle proprie sensazioni.

Dai tre anni

A quest’età, il bimbo comincia a sperimentare la possibilità di rimediare agli errori. Se rompe un oggetto, non è il caso di rimproverarlo severamente. Molto meglio chiedergli di aiutarci a sistemare, per fargli capire che alle contrarietà si può reagire senza drammi.

Dai quattro anni

È un errore lasciarlo vincere sempre al gioco. E se reagisce alla sconfitta con atteggiamenti di protesta rabbiosa, occorre invitarlo a continuare il gioco, concedendogli la possibilità di una rivincita.

Dai cinque anni

Mamma e papà possono proporre il “gioco delle risorse”: una versione modificata – da voi – del gioco dell’oca, in cui si sostituiscono le penalità e i vantaggi con ‘imprevisti’. Quando un bambino capita sulla casella dell’imprevisto, dovrà proporre un’alternativa. Per esempio, in caso di pioggia si può giocare con la pasta di sale o, se l’amica ha la febbre, le si può scrivere una letterina.
Il bambino positivo non è superficiale, ingenuo o imprudente. L’ottimista è una persona che sa valutare le situazioni con obiettività, senza paura di affrontarle. Non perché il mondo sia ‘tutto buono’, ma perché sa che può contare sulle proprie risorse.

Ecco una carrellata di comportamenti che talvolta i genitori mettono in atto in buona fede, ma che non favoriscono l’autostima del bambino.

  1. Non difendete sempre e a tutti costi vostro figlio, anche quando non si è comportato bene. Al tempo stesso, però, evitate di svalutarlo, soprattutto con frasi-sentenza, tipo: “Non imparerai mai”, “Non ne fai una giusta”, “Sei un disastro”.
  2. Non attribuitegli pensieri e sentimenti che sono solo vostri, ma cercate di capire i suoi bisogni, a partire da quelli primari (fame, sonno).
  3. Non condizionatelo con giudizi frettolosi o, peggio, frasi lapidarie che possono suonare come “profezie”, del tipo “è sempre stato un bambino difficile”, “Ci farà disperare”, “Sei peggio di tuo padre / tua madre”.
  4. Imponete alcuni limiti al suo comportamento. Ricordate che siete voi al timone e che proprio i bambini che non hanno dovuto confrontarsi con i divieti degli adulti presentano elevati livelli di ansia.
  5. Affrontate con serenità ma in modo tempestivo eventuali difficoltà scolastiche (di profitto o di comportamento), anche precoci.

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