apri modal-popupadv apri modal-popupadv

S.O.S. animali: un uccellino è caduto dal nido

S.O.S. animali: un uccellino è caduto dal nido

Può capitare anche in città di trovare a terra un uccellino che ancora non sa volare. Prenderlo e offrirgli protezione sembrerebbe la cosa migliore. È davvero così?

1° caso: se l’uccellino vola e saltella

«Se l’uccellino ha già le piume, saltella, cammina, sarebbe opportuno lasciarlo stare (a meno che non ci siano imminenti pericoli, per esempio una strada trafficata, o un gatto o un cane nelle vicinanze)», risponde la dottoressa Laura Silva, Area Conservazione Natura della LIP (Lega Italiana Protezione Uccelli, lipu.it). «I genitori non abbandonano i loro piccoli, nemmeno quando escono dal nido precocemente. È probabile che li vengano ad alimentare lì a terra e che in un modo o nell’altro riescano a trarli in salvo da soli».

2° caso: se l’uccellino è ferito

Il discorso cambia se l’animale è ferito, implume, oppure se si tratta di un piccolo rondone: «Capita che questi ultimi, quando i coppi dei tetti sotto cui si trovano i nidi sono particolarmente caldi, cerchino una via di fuga e cadano giù», spiega l’esperta LIPU. «Una volta a terra, però, non sono in grado di cavarsela da soli e di riprendere quota. È bene allora recuperarli».

I gesti efficaci di soccorso

Quali sono le mosse giuste da fare? «La cosa migliore sarebbe metterli in una scatola di cartone in cui saranno stati fatti dei buchi per consentire loro di respirare (buchi fatti dall’interno verso l’esterno, in modo che le sporgenze del contorno non diano fastidio) e sul cui fondo si sarà stesa della carta assorbente o del tessuto morbido», spiega l’esperta LIPU. «Si può dar loro da bere immergendo un dito nell’acqua e facendogliene cadere una goccia nelle narici. A questo punto, il consiglio è di portarli il prima possibile ad un centro di recupero (l’elenco, abbastanza aggiornato, si trova sul sito recuperoselvatici.it ), dove saranno curati nel modo più idoneo».

Possiamo risolvere noi l’S.O.S. animali?

E se volessimo curarlo noi, magari seguendo le indicazioni che ci vengono date per telefono da un centro di recupero? <<A parte l’impegno notevole, per il bene dell’animale non è consigliabile”, dice la dottoressa Silva. “Si rischia infatti di interferire con il processo di “imprinting”, cioè con quell’apprendimento di base che fa sì che un piccolo possa identificarsi nel proprio genitore e quindi nella specie a cui appartiene. Ecco perché conviene che se ne occupino persone esperte».

Francesca Mascheroni

Commenti