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The social family

Zofia e Paolo sono genitori iper tecnologici, favorevoli alla “dieta digitale” per Gabriele. E ai ˝tecno scettici˝ dicono che...

The social family

Per la serie “l’amore all’improvviso”. E nel modo più impensato per Zofia e Paolo che, senza sapere l’una dell’altro, si iscrivono a un corso di inglese online. «Esigenze di lavoro», spiega lui, 47 anni di Torino. «Voglia di perfezionare la lingua», replica lei, 43 anni dalla Polonia. Così, di lezione in lezione, Zofia e Paolo diventano “intimi” in una community di migliaia di persone. Ordinario se non fosse che siamo alla fine degli anni Novanta quando di social media ancora non si parlava. L’inglese, oggi, Zofia e Paolo lo parlano sotto lo stesso tetto, a Torino dove vivono dal 2003. Così come Gabriele, il loro bimbo di 10 anni, studente a tutti gli effetti di una scuola interattiva polacca e già esperto di app. Con mamma e papà è “the social family”.

The social family: la mamma

Curiosa e assetata di sapere, adora i film lenti e di fantasia. La cucina? Un nervo scoperto. Ma con le ricette su Youtube…

I miei credo «Uno su tutti: la tecnologia, in ogni sua declinazione, può migliorare la vita di grandi e piccini», dice fiera Zofia. L’ha capito anche l’Accademia Americana dei Pediatri che nelle sue ultime linee guida ha abbassato a 18 mesi l’età del digiuno digitale completo. Gongola Zofia che mai negherebbe a Gabriele questa “grande opportunità educativa”. Parla da mamma, ma ancor prima da esperta in materia. «Dopo la laurea in chimica, ho frequentato corsi sulle fibre ottiche e me ne sono innamorata. Poi, nel tempo, sono entrata nel mondo delle app: ne ho sviluppate diverse come, ad esempio, ABC Turutu Ditamatte Alfabeto e Turutu Il grattacielo degli strumenti musicali. Quando Gabriele ha compiuto 5 anni le ho condivise con lui. Sono stati momenti intensi che tutti i genitori dovrebbero poter vivere. Ai più scettici dico che la tecnologia non può nuocere se usata responsabilmente. Gabriele non ha uno smartphone, né un tablet suo: usa i nostri. Non ha un pc in camera: la mezz’ora di connessione al giorno che gli concediamo, la trascorre in sala. Sa che ci sono luoghi e situazioni virtuali non adatti a lui: glielo abbiamo spiegato e l’ha capito. È un bambino molto responsabile, ma resta un bambino: con la voglia di giocare. Per noi il gioco è anche digitale».

I miei momenti di crisi È una donna forte Zofia, di quelle che non versano mai una lacrima. O quasi. «La nascita di un figlio fa piangere chiunque. Ma quella è gioia. Lo sconforto arriva poi, quando ti trovi quell’esserino tra le braccia e non sai che fare. Vorresti avere la tua mamma a fianco: la mia era a migliaia di chilometri di distanza e Paolo, come me, brancolava. Ricordo il primo bagnetto: in due con il “libro delle istruzioni” sotto mano. Per una volta niente video o app: con l’emozione alle stelle e l’acqua sotto, ci saremmo giocati lo smart di turno».

Le mie sfide «Ho lasciato il mio Paese per amore», spiega Zofia. «In Italia sto bene. Ma a chi mi chiede se mi senta italiana rispondo no. Italianizzata sì, italiana non ancora. Così, appena posso, vado per mostre, città d’arte, sagre. L’Italia ha un patrimonio incredibile: non finisci mai di scoprire e imparare. Poi c’è la lingua…». Lo dice contrariata Zofia. A torto, perché in realtà l’italiano lo parla bene, ma è perfezionista. «Vorrei usare parole difficili così, su due piedi. L’app – enigmistica e cruciverba – c’è: devo cimentarmi».

In giro con i MarianiConoscili insieme a noi

The social family: il papà

Da buon ingegnere informatico è metodico e preciso. Ha la fotografia nel sangue e una passione tutta italiana per la cucina di qualità.

I miei credo «New e social media alimentano la fiducia tra genitori e figli, soprattutto dalla preadolescenza in poi», spiega sicuro Paolo. «Lo vivo con Gabriele quando, ad esempio, giochiamo con i Lego nella loro versione digitale. Io sto accanto a lui: sono parte attiva del game e allo stesso tempo vedo quel che fa senza che si senta controllato. Sarebbe mortificante. Lui apprezza la nostra complicità e lo dimostra attendendosi alle regole, senza desiderio di pericolose evasioni. Esaurito il tempo a disposizione, stacca la spina e va a giocare con gli amici: al parco o in piscina. L’attività fisica è una costante nella sua giornata grazie a Zofia, il suo “coach motivazionale”. Io tendo al pigro. Preferisco leggere, ovviamente kindle alla mano».
I momenti di crisi Ci pensa un po’ su Paolo. Forse gli sembra poco garbato dirlo, ma in fondo è la verità: «Il periodo più spinoso della mia storia con Zofia coincide con il suo trasferimento in Italia e la relativa convivenza da me. Normale. Dopotutto si trattava di rimodulare le abitudini in funzione dell’altro e adattarsi di conseguenza. Anche per Zofia è stato difficile, ma lei ha un’altra tempra. E con il suo spiccato spirito di adattamento ha reso tutto più semplice».Altro momento critico la nascita di Gabriele. «Un cataclisma che, però, ha cementato il mio legame con Zofia. Entrambi alla prima esperienza da genitori, entrambi disorientati, entrambi con gli stessi desideri per nostro figlio. Quando sei così allineato superi tutto!».

Le mie sfide «Gabriele frequenta la Scuola Interattiva Polacca con tanto di insegnanti online ed esame finale.
A dimostrazione del fatto che con Internet si può studiare, seriamente. Noi italiani arricciamo il naso: siamo scettici o più semplicemente tradizionalisti. Da padre trovo che siano opportunità da cogliere al volo perché formano e fanno crescere. Un po’ come le app che anch’io sviluppo, ispirato soprattutto dalle necessità di nostro figlio. Per ora sono un hobby. Vorrei che, un giorno, diventassero la nostra principale occupazione. Il segmento è molto presidiato. Per avere successo devi uscire con qualcosa di forte, che nessuno ha. Ci stiamo lavorando».

di Chiara Amati

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