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Ufficio addio, ora lavoro da casa!

Ufficio addio, ora lavoro da casa!

Lavorare da casa: un’ottima opportunità soprattutto per le mamme, che in questo modo possono coniugare famiglia e carriera.
Soprattutto chi ha già un impiego, però, prima di lasciare l’ufficio dovrebbe valutarne attentamente i pro e i contro. È vero che le moderne tecnologie (a cominciare da Internet) consentono di svolgere molte mansioni anche a distanza, ma è altrettanto vero che lavorare da sole, a casa propria, richiede una grande capacità di autoregolazione: bisogna, cioè, pianificare le proprie giornate, stabilire le priorità e non farsi distrarre dall’ambiente domestico.
Non solo: ci sono donne che scelgono di lavorare a casa per avere vicino i figli e non allontanarsi dal proprio ambiente. E altre che vivono questa soluzione come una ‘prigione’. Se si svolge un impiego fuori casa, la figura di madre e quella di lavoratrice si alternano. Se invece la donna lavora a casa, i due ruoli spesso rischiano di sovrapporsi. Una differenza che va tenuta presente al momento della scelta.
Per facilitare la scelta, ecco l’elenco dei punti deboli e quelli di forza di entrambe le situazioni.

Lavorare a casa: i pro…
– Lavorare da casa consente di risparmiare in trasporti, baby sitter e, per chi svolge la libera professione, sulle spese di affitto e gestione di un ufficio o di un laboratorio.

– Questa soluzione, soprattutto, regala a molte donne una grande serenità: i bambini si trovano nella stanza vicina ed è sufficiente dare un’occhiata di tanto in tanto per controllare che tutto sia a posto e che i loro giochi non siano pericolosi.

…e i contro
– Si correi il rischio, lavorando da casa, di svalutare il proprio lavoro, vivendolo come qualcosa ‘in più’ rispetto al ruolo di moglie e di madre e non come una parte integrante della propria realizzazione personale.

– Accadrà più di frequente di ritrovarsi a fare commissioni per tutti, visto che è opinione diffusa che a casa si disponga di più tempo libero.

– Oppure potrà accadere di non riuscire a concentrarsi, perché i bambini reclamano l’attenzione della mamma.

– Ma il pericolo maggiore è che il lavoro venga (dagli altri) considerato come un hobby e non come un’attività da prendere sul serio. Il problema, insomma, è riuscire a mettere un freno alle richieste – a volte eccessive – dei familiari.

Un consiglio a riguardo
Tutti i componenti della famiglia devono imparare a rispettare gli spazi e i tempi, esattamente come farebbero se la donna lavorasse fuori casa. E l’unica persona che può imporre questo rispetto è la diretta interessata. In che modo?

– Imparando a dire no: se per esempio il bambino irrompe nello studio perché ‘deve parlare di una cosa importante’ alla mamma, gli si può rispondere ‘In questo momento non posso, ma tra un’ora facciamo merenda insieme, così mi racconti tutto.

– Lo stesso vale per i compiti: di fronte a una difficoltà, meglio non accorrere subito in suo aiuto con la soluzione, ma dire al piccolo di provare da solo, per poi correggere insieme l’esercizio.

– È da evitare, comunque, un comportamento troppo rigido: lavorare a casa non significa restare otto ore al computer senza rivolgere la parola a nessuno, altrimenti non c’è differenza con un impiego in ufficio.

Lavorare in ufficio: i pro…
– Il principale vantaggio è il contatto con i colleghi, soprattutto in quelle professioni ripetitive e ‘solitarie’, come l’assistenza telefonica, che – se svolte da casa – potrebbero far sentire un po’ isolati. Senza contare, poi, che la presenza costante sul luogo di lavoro rende più facile approfittare di opportunità di carriera.

– In più, il fatto di uscire e di cambiare ambiente obbliga la donna a una maggiore cura del proprio aspetto e la aiuta a non trascurare quel lato femminile, che a volte rischia di annullarsi una volta diventata mamma, quando si presentano nuovi pensieri. Infine, ci si allontana dalle eventuali distrazioni domestiche.

… e i contro
– Il lavoro dipendente prevede il rispetto di orari a volte troppo rigidi. Che spesso obbligano a ‘salti mortali’ organizzativi. Succede, ad esempio, quando i figli sono ammalati e la mamma deve richiedere un permesso.

– Dal punto di vista psicologico può essere frustrante non riuscire a essere più presente in famiglia e possono nascere sensi di colpa.

Un consiglio a riguardo
– È importante che la donna riesca a vivere il lavoro come un momento di arricchimento e un’opportunità di crescita personale, non come un limite o un ostacolo al suo ruolo di madre.

– È fondamentale che il bambino percepisca l’orgoglio e la soddisfazione della mamma nel sentirsi utile e realizzata sotto il profilo professionale, pur nella comprensibile difficoltà di conciliare il lavoro e la famiglia.

– Se però ansia e sensi di colpa sono in agguato, possono essere d’aiuto alcuni incontri con uno psicologo.

– Non bisogna dimenticare, comunque, che trascorrere più tempo con i propri figli non ha mai reso migliore una madre. Per il bambino – e successivamente per l’adolescente – è più importante una presenza affettiva costante nel tempo piuttosto che una presenza fisica, 24 ore su 24. Per esempio, il piccolo è più gratificato nel ricevere qualche breve telefonata durante la giornata, che sottolinei quanto la mamma pensa a lui.

– Infine, è opportuno stabilire quali sono gli appuntamenti irrinunciabili con i propri figli (come andarli a prendere al corso sportivo o informarsi sugli impegni scolastici) e concentrarsi su quelli. Ritrovare il bimbo nel tardo pomeriggio, dopo una giornata di separazione, può essere un momento molto intenso, in cui ognuno racconta la propria giornata. Così, il piccolo sente di essere parte della vita della mamma e lei di quella del figlio. Il bambino, poi, diventerà più sicuro di sé, se percepisce l’interesse dei genitori per quello che fa.Lavoro da casa: tre le possibilità
Ecco tre possibili inquadramenti professionali tra cui scegliere, secondo le proprie necessità, il più adatto per svolgere l’attività da casa, senza vincoli di orario e con maggiore flessibilità.

Telelavoro
Con questa formula si resta dipendenti dell’azienda, ma si lavora da casa, grazie a nuove tecnologie come Internet. La richiesta del telelavoro può essere fatta dal dipendente o proposta dalla società. In Italia, è un settore ancora in gran parte sperimentale, ma in crescita. In questa modalità d’occupazione, l’azienda deve pagare la postazione di lavoro, l’assicurazione infortuni, le bollette dell’elettricità e del telefono (per le ore lavorative). Il telelavoro non dovrebbe comportare penalizzazioni nella carriera o discriminazioni sindacali, ma nella pratica non sempre è così. La materia è regolata da un accordo-quadro europeo e da un accordo siglato da Confindustria e sindacati.

Collaboratori e lavoratori occasionali
Chi lavora a casa di solito ha un contratto di collaborazione: sono i cosiddetti co.co.pro o collaboratori a progetto. Il rapporto con il committente dovrebbe essere regolato da un contratto che stabilisca i rispettivi impegni e il compenso mensile (o comunque con cadenza periodica). Il committente deve versare la ritenuta d’acconto (il 20 per cento della cifra pagata) e adempiere agli obblighi contributivi previsti. Purtroppo, non è facile ottenere un inquadramento di questo tipo e molti sono costretti a lavorare nella totale precarietà e in modo occasionale. Per evitare brutte sorprese al momento del pagamento, bisognerebbe almeno avere una lettera d’incarico, che vale come un contratto: in caso d’inadempienza del committente, ci si può rivolgere al tribunale per far valere i propri diritti. Ma in caso di comportamento scorretto da parte del lavoratore (per esempio, per i tempi di consegna non rispettati), l’accordo può prevedere penali per quest’ultimo. Tale accordo, perciò, è una garanzia anche per il committente.

Lavoro autonomo
Si deve aprire una partita Iva, che consente di scaricare le spese (telefono, elettricità, riscaldamento…) relative alla parte della casa adibita a ufficio. Molti pensano che costi troppo ma, con un fatturato di 10-15mila euro all’anno, i vantaggi superano gli oneri. Le tasse si pagano sul reddito, inteso come ‘ricavi al netto dei costi’ (bollette, benzina dell’auto, acquisto di computer e di tutto quanto concerne la propria attività…). Bisogna però tenere la contabilità e ricordarsi di pagare tasse e contributi previdenziali (trattenuti dallo stipendio ai dipendenti).

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