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Vita da cani… in città

Dal condominio al supermercato, dai mezzi pubblici al ristorante: per gli amici a quattro zampe non sempre è una passeggiata! Le norme però ci sono ed è bene conoscerle per difenderli e tutelarsi da problemi

Vita da cani... in città

Spazi ristretti, mezzi pubblici, strade affollate: verrebbe da dire… che vita da cani in città! Anche perché le normative al riguardo non sono sempre esplicite e coerenti. Cerchiamo allora di fare chiarezza.

In condominio vietato vietare

Il gatto che fa i bisogni nella fioriera dell’ingresso, il cane che abbaia ogni volta che suona un campanello, persino il canarino che cinguetta troppo forte. In condominio, i motivi di litigio che hanno come oggetto gli animali domestici sono molto frequenti.
«Ma spesso si tratta di un modo per dare sfogo a contrasti e rancori tra gli inquilini e gli animali sono soltanto un pretesto», commenta Ilaria Innocenti, Responsabile dell’Area Animali Familiari della Lav, la Lega Anti-vivisezione.
E la legge come interviene? «Nel 2012 è stata emanata la Riforma del condominio, secondo cui le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali da compagnia, che siano cani, gatti o altri animali di affezione», spiega l’esperta. «All’inizio, il fatto che la norma non entrasse nel merito se il regolamento dovesse essere di tipo assembleare o contrattuale, aveva fatto sì che sorgesse un po’ di confusione. Ma la norma va a incidere sia sui regolamenti esistenti di natura contrattuale sia su quelli di natura assembleare, facendo cadere tutte le limitazioni o i divieti pregressi al possesso di un animale domestico. A fare ulteriore chiarezza in proposito è stata anche un’importante sentenza del Tribunale di Cagliari (luglio 2016), che ha dichiarato nullo qualsiasi tipo di clausola che vietasse la detenzione di animali nei regolamenti di tipo contrattuale».

Cani e bambiniCosa è bene sapere

Negli spazi comuni con educazione

Nessuno può quindi impedirci di tenere il nostro animale da compagnia all’interno delle pareti domestiche. Ma che dire degli spazi comuni? «La Riforma del condominio autorizza che gli animali possano usufruire anche di questi, fermo restando, ovviamente, che sono sanzionabili tutte quelle condotte che possono provocare molestie o il deterioramento del bene comune», risponde Innocenti. «Va da sé, insomma, che i proprietari dei quattro zampe debbano insegnare a questi ultimi un comportamento rispettoso per una corretta convivenza e che se un vaso, uno steccato o qualsiasi altro oggetto viene danneggiato dal proprio animale debbano risarcire il danno».

Il disturbo deve essere documentato

E per quanto riguarda l’abbaiare o i cattivi odori? «Perché sia considerato disturbo della quiete pubblica, l’abbaio deve essere segnalato da più inquilini e ci devono essere prove condotte da esperti che dimostrino che questo effettivamente superi una certa soglia. Lo stesso vale per i cattivi odori, che devono essere provati e certificati da un medico o da un ente tecnico apposito», spiega l’esperta. «La responsabilità non è degli animali e vale la pena di parlare con i proprietari affinché mettano in atto le misure utili per evitare il disturbo e garantire buone condizioni igieniche».

Vita da cani: al super sì o no?

Anche per quanto riguarda l’accesso degli animali domestici nei supermercati in passato c’è stata una certa confusione. «Questo è dipeso dalla scorretta interpretazione di una normativa europea (Regolamento CEE del 2004), che vieta l’accesso nei luoghi in cui si producono e si confezionano alimenti a coloro che non sono autorizzati. In realtà, tale divieto interessa non solo gli animali ma anche le persone e comunque non riguarda la vendita al dettaglio, come ha recentemente chiarito una nota del Ministero della Salute in proposito», osserva Innocenti. Resta il fatto che anche supermercati ‘pet friendly’ come Conad rimandano a ordinanze
e regolamenti diversi da Comune a Comune, per cui è bene informarsi via via. E per quanto riguarda i singoli negozi, i bar, gli uffici postali o le banche? «In genere, il divieto è a discrezione dell’esercente, a meno che non esista una legge regionale o comunale che ne renda obbligatorio l’ingresso», risponde l’esperta.

Metro e bus: in attesa di una legge nazionale

Disciplinata a livello locale è anche la circolazione degli animali sui mezzi pubblici. Di solito, per i cani viene richiesto l’utilizzo sia del guinzaglio (di lunghezza non superiore a 1,5 metri) sia della museruola. I gatti devono invece essere condotti nel trasportino. Alcune compagnie consentono solo cani di piccola taglia e di altri piccoli animali domestici, altre non li consentono affatto. Prima di salire su un mezzo pubblico è quindi necessario informarsi bene sulle condizioni previste.
«E comunque, il permesso di circolazione e di accesso nei luoghi pubblici dei nostri amici a 4 zampe è ormai inderogabile, anche perché la loro presenza nelle famiglie è sempre più numerosa: rendere difficoltosa la città agli animali significa renderla difficoltosa anche agli umani che li ospitano», commenta Innocenti. «La cosa da augurarsi è che il panorama giuridico che già esiste e che considera le esigenze degli animali come meritevoli di rispetto e attenzione (per esempio, il trattato dell’UE del 2008, ratificato dall’Italia) porti al più presto a una normativa nazionale anche su questo aspetto».

di Francesca Mascheroni

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