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Vuoi metterti in proprio? Prova il concorso!

Vuoi metterti in proprio? Prova il concorso!

Amano il loro lavoro e desiderano fortemente essere indipendenti. La loro realizzazione personale viene prima delle prospettive di guadagno. Sono le giovani imprenditrici italiane fotografate da un’indagine Doxa realizzata per conto di Groupon su un campione di circa 800 imprese “in rosa” partner del sito. Impegnate soprattutto nei settori dei servizi, dei viaggi, del food e della bellezza, rappresentano una piccola quota di quell’1,4 milioni di imprese femminili presenti nel nostro Paese che, dati alla mano, crescono due volte di più rispetto alla media nazionale.

Chi sono?
C’è Martina, che ha avviato un negozio online di articoli per il benessere. Stefania, amministratore delegato di un Hammam. Poi c’è Giada, direttrice di un ristorante bio, Emanuela, titolare di una Spa e Claire, titolare di un café francese a Milano. Sono alcune delle imprenditrici testimonial della campagna promossa da Goupon “Diventa ciò che sei”, a sostegno delle donne lavoratrici e di tutte quelle che vogliono realizzarsi professionalmente.

Qual è il ruolo della famiglia nella loro vita?
La famiglia, raccontano, ha un ruolo fondamentale: da un lato rappresenta un supporto indispensabile per la riuscita del loro progetto, dall’altra è destinataria di una grande energia, quella che l’appagamento professionale contribuisce a creare. Le imprenditrici al centro dell’indagine Doxa, rappresentano, nel 46% dei casi, l’unica fonte di reddito della loro famiglia. Provengono, in gran parte, da un’esperienza di lavoro dipendente (47%). Non hanno però deciso di mettersi in proprio a causa di particolari problemi, ma spinte dall’entusiasmo e dalla volontà di realizzazione. Sono giovani (il 46% ha meno di 40 anni, il 13% meno di 30), laureate (30%) e madri (58%). Per realizzare il loro progetto, ammettono di essere state sostenute dalla famiglia (44%) e dal marito (31%). Quasi tutte (nell’80% dei casi) consiglierebbero ad altre donne la loro esperienza.

Quali sono gli obiettivi della campagna “Diventa ciò che sei”?
L’iniziativa mira innanzitutto promuovere una raccolta fondi a favore di AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) che contribuirà a finanziare una Start Up per il rientro di cervelli femminili. Si tratta di un percorso quinquennale per ricercatrici under 35 anni che rientrano dall’estero per avviare il proprio laboratorio di ricerca in Italia. Fino al 3 aprile, quindi, Groupon donerà 2€ ad AIRC per ogni coupon venduto nella pagina dedicata.
C’è, poi, un concorso online aperto a tutte le donne realizzato in collaborazione con Piano C, Associazione che mira a favorire l’incontro tra donne e lavoro: i tre migliori progetti professionali inviati entro il 3 aprile, saranno premiati con un percorso formativo offerto da Piano C School, costituito da 12 lezioni dedicate alle competenze digitali.

Cosa fare per partecipare al concorso?
“Dopo aver compilato il questionario, si può allegare una pagina di word con la descrizione di ciò che si intende realizzare, oppure un video…. L’importante è raccontare in modo efficace la propria idea”, spiega Sofia Borri, Direttrice Generale di Piano C. “Verrà premiata chi ha un’idea originale e appassionata e chi ha fatto uno sforzo per concretizzarla (se, ad esempio, ha provato a ipotizzare un piano di lavoro, a immaginare il tipo di prodotto o servizio che intende proporre, i possibili clienti, e così via)”.

Cosa imparerà chi si aggiudicherà il premio?
«Le 12 lezioni spaziano dalla comunicazione aziendale attraverso i social alla realizzazione di un vero e proprio business plan. Verrà quindi approfondito il tema della sostenibilità finanziaria di un progetto”, continua Sofia Borri. “Spesso, a Piano C, incontriamo donne che a accarezzano l’idea di mettersi in proprio ma faticano a mettere nero su bianco il loro pensiero e a confrontarsi con il mondo reale. Sono in genere più prudenti dei colleghi maschi. Noi le aiutiamo a ‘crederci’ e facciamo loro capire che, una volta avuta l’idea, sono importanti il business planplan, il logo e il nome per tanto per cominciare».

Che ruolo hanno, in questo contesto, il web e gli strumenti di marketing online?
«Sono utilissimi perché permettono di farsi conoscere senza passare per le costose vie tradizionali. Potenzialmente, attraverso il web, è possibile intercettare un mare di clienti, ma ci vuole metodo. Noi cerchiamo allora di offrire gli ‘attrezzi di base’ per sfruttare le potenzialità della rete. Ovviamente non bastano poche ore di social media marketing per diventare un esperto in materia, ma ci si può ‘professionalizzare’ un minimo. Perché tutti pensano di saperne di web solo perché hanno un profilo Facebook. Ma un conto è utilizzare i social media per se stessi e un conto è promuovere la propria attività. È importante specializzarsi», dice Sofia Borri.
«Tra i corsi proposti, ce n’è uno che affronta il tema del SEO (Search Engine Optimization, ottimizzazione per i motori di ricerca): una competenza chiave di cui è bene avere un’infarinatura. Se la propria impresa cresce, poi, si renderà probabilmente necessario affidarsi a un professionista, ma è importante sapere cos’è e come funziona. Poi c’è il corso di Photoshop, per imparare a produrre un’immagine sufficientemente attrattiva da essere individuata dagli utenti tra le milioni che scorrono sul web. E ancora: il corso di ‘public speaking’, per imparare a parlare in pubblico, e quello di ‘personal branding’, perché nell’era del web avere un brand personale è fondamentale. Ci sono poi corsi molto pratici: quello per creare velocemente una newsletter e quello per imparare a usare al meglio Excel. La maggior parte delle persone, infatti, conosce un decimo delle sue potenzialità. Se ci si mette in proprio questo programma è molto utile per fare una programmazione finanziaria o preparare dei preventivi».

Cosa dovrebbero fare le istituzioni per aumentare l’occupazione femminile e in che modo le donne dovrebbero farsi largo nel mondo del lavoro?
«Si tratta di una questione in gran parte culturale. Bisogna smettere di pensare che sia normale che le donne non lavorino o che, per conciliare occupazione e famiglia, le uniche vie siano il part-time e guadagni minori. È necessario trovare modelli che includano le donne con le loro esigenze. Questa dovrebbe essere una necessità anche maschile», dice l’esperta. «Per raggiungere questi obiettivi, però, da un lato sono necessarie politiche di supporto alla conciliazione. Dall’altra le donne devono lottare per scardinare i meccanismi vigenti, provare a contrattare nuove modalità di lavoro con le aziende così da riuscire a essere al contempo buone professioniste e madri. Per cambiare il sistema, però, è importante anche ottenere posizioni di potere, essere nei luoghi in cui si prendono le decisioni», continua Sofia Borri. «Anche le parole, infine, sono importanti. Quando ci si riferisce a un dirigente donna sarebbe meglio usare la parola ‘direttrice’ anziché ‘direttore’: perché così facendo si inizierà a percepire come un fatto normale che una donna raggiunga un posto di potere in un mondo dove a prevalere sono ancora soprattutto gli uomini».

Michela Crippa

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