apri modal-popupadv apri modal-popupadv

A casa dopo una giornata no: che fare?

A casa dopo una giornata no: che fare?

Traffico a mille, il capo con la luna storta, il telefono che non ha smesso di squillare un solo istante, mal di testa da notte insonne (il piccolo ha fatto le bizze!), riunione dell’ultimo minuto che ha spostato in là il rientro a casa… Ogni giorno sono tanti i motivi che possono esasperare una mamma. La cui salvezza resta la famiglia. Talvolta, però, è talmente suscettibile da non riuscire a chiudere fuori dalla porta lo stress accumulato in ufficio. Ed è caos. E allora come gestire il ritorno a casa dopo una giornata no?

Giornata no: a casa ho diritto a chiamarmi fuori?

«Diversamente da quanto si pensa», spiega il dottor Novara, «non capita al rientro dalla maternità: la neomamma, in questo periodo, è sì presa dal bebè, ma ha anche molta voglia di rimettersi in gioco e dimostrare che lo stop è tutt’altro che un handicap. Le frustrazioni, casomai, arrivano dopo: a giochi (lavorativi) ricominciati da tempo. A routine ricostituita, insomma».

Cosa fare per evitare di bistrattare il bambino alla prima richiesta di coccole o al primo lamento? «Guardarsi dentro e ammettere le proprie difficoltà. Per la serie: “In questo momento non ce la faccio”. È più che legittimo!».

Ok, ma ci vuole un piano B… «Se il papà è a casa, gli si può chiedere di badare al piccolo il tempo necessario per “sbollire”. È ancora in ufficio? Ci saranno i nonni o la tata: vale lo stesso. Poi è vero che il bambino tende a preferire la mamma. In questo caso, lo si può momentaneamente distogliere con il suo giochino preferito, con un libretto pop-up o con tante caselline da sollevare, con un’attività manuale. Ricordiamoci che il lavoro è ripreso da un po’. Il piccolo è tra l’anno e l’anno e mezzo: sa interagire».

Se fosse più grande ancora meglio. «Nel caso, gli si può spiegare in tutta chiarezza che la mamma è un po’ stanca e ha bisogno di qualche minuto per riacquistare serenità. Poi sarà tutta per lui. Quel che conta è non insistere nella relazione, nello stare insieme a tutti i costi, ma accettare l’idea che non siamo invincibili. Meglio una mamma fuori gioco per una sera di una mamma presente “per forza”, con un enorme carico di tensioni che il bambino avverte più di chiunque altro».

Giornata no: a casa è meglio far finta di niente?

Scegliere di stare con il bambino anche a fronte di uno stato d’animo burrascoso perché “tanto so controllarmi” è vincente oppure no? «Bisognerebbe avere un grandissimo autocontrollo», risponde Novara, «ma a questo punto il problema non sussiste. Una mamma in grado di controllarsi alla perfezione sa svestirsi di tutte le sue tensioni al momento più opportuno. Diverso è per una mamma tendenzialmente emotiva, che lascia trapelare anche se poco. Nel caso il bambino percepisce il disagio e la relazione, in quel preciso istante, finisce per alterarsi. Personalmente penso che sia giusto ritagliarsi i propri spazi per fare il pieno di energie: fisiche e mentali. La finzione, alla fine, è sempre un’arma a doppio taglio. Ma, stiano tranquille le mamme, non è ipocrisia perché la volontà ultima è quella di stare bene insieme, anche se lo stato d’animo non è in sintonia con ciò che si desidera esprimere».

di Chiara Amati

Commenti