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Se il bambino dice: mamma sei brutta!

Se il bambino dice: mamma sei brutta!

A quante è capitato: il bambino si impunta che vuole qualcosa. Magari è attratto da un oggetto pericoloso o desidera una merendina che non può mangiare. Di fronte al rifiuto si arrabbia e dice: “Mamma sei brutta!”. Non tutte la prendono bene. C’è chi ci rimane male e chi finisce per accontentare il piccolo pur di tranquillizzarlo.

 “Mamma sei brutta”: cosa vuole dirti davvero

In questi casi, occorre aver ben presente che quei “sei brutta”, “sei cattiva”, “non ti voglio più”, “voglio un’altra mamma” non sono giudizi di valore. A due-tre anni il bimbo non ha ancora una coscienza morale. Per lui, è “brutto” il genitore che non lo accontenta, spiega Maria Grazia Foschino Barbaro, Responsabile del servizio di psicologia dell’Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari. Sta vivendo una situazione frustrante ed esprime la sua delusione nell’unico modo che conosce. Il vocabolario di un bambino di quell’età, infatti, è ancora povero. Non bisogna spaventarsi per le parole che pronuncia. Inoltre, deve ancora imparare a regolare le sue emozioni: verso i 4-5 anni, quando svilupperà il linguaggio e acquisirà maggiori competenze sul piano cognitivo, avrà maggiori strumenti per esprimere la propria volontà e i propri bisogni.

“Mamma sei brutta”:  come reagire

«Poniamo che il bambino afferri un coltello tagliente per giocarci. Come deve reagire il genitore? Sospendendo immediatamente il comportamento inappropriato, anche se ciò scatenerà l’ira del bambino», suggerisce la psicologa. «In quel momento, non ha senso parlare per mezz’ora per farlo ragionare». Successivamente gli si potrà dire: «Capisco che avevi voglia di giocare con quel bel coltello tutto colorato ma ti puoi far male, quindi la mamma te lo toglie. Adesso sei arrabbiato e mi dici che sono cattiva, ma io so che mi vuoi bene e anch’io te ne voglio». In quel momento bisogna far arrivare il messaggio al bambino che non si è impressionati dall’essere stati connotati come “brutti” o “cattivi”. Bisogna fare attenzione a non mettersi allo stesso livello. Il piccolo deve sentire che è il genitore a dettare le regole, altrimenti, se gli si lascia la guida, gli si manda il messaggio che lui è autonomo nella gestione della sua vita. Il genitore, invece, ha una funzione molto importante: quella di proteggerlo e di guidarlo.

“Mamma sei brutta”: cosa non fare

Quando stabiliamo una regola, poi, è fondamentale essere coerenti e dare l’esempio. Se facciamo una concessione una volta perché ci fa comodo e poi imponiamo nuovamente un divieto, rischiamo di confondere il bambino e di scatenare la sua aggressività. Allo stesso modo, se gli spieghiamo che certe parole non si dicono e poi siamo i primi a usarle, è probabile che alla prima occasione il piccolo adoperi lo stesso linguaggio.

di Michela Crippa

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