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Concentrazione: dura solo 5 minuti

Di più non resiste: interrompe chi gli legge una storia, pianta in asso le costruzioni, si alza da tavola. Un’epidemia moderna, che dilaga già all’asilo. Per fortuna si conosce l’antidoto!

Concentrazione: dura solo 5 minuti

Già alla scuola dell’infanzia le insegnanti si lamentano: i bambini non riescono a seguirle per più di 5 minuti! Non riescono a stare seduti un momento a colorare e guai a memorizzare una filastrocca. I bambini oggi sono così: inclini allo zapping continuo, cultori della rapidità, facili alla noia e meno disposti a controllare le emozioni. Tutte concause di questa “epidemia” di distrazione cronica. Ma, malgrado tutto, la concentrazione si può imparare. Deriva da una importante funzione cognitiva, il controllo inibitorio, ovvero la capacità di controllarsi – focalizzando l’attenzione – e inibire le distrazioni. Un’abilità che può essere allenata e soprattutto motivata.

Concentrazione: anche gli adulti ci mettono del loro

Siamo sicuri di non essere noi a disturbarli di continuo? «Come suggeriva anche Maria Montessori, rispettiamo i tempi e gli spazi di concentrazione dei bambini, quelli che trovano spontaneamente facendo ciò che li interessa durante il gioco a casa», fa notare
la psicopedagogista Beatrice Caponi, autrice di Sviluppare la concentrazione e l’autoregolazione (ed. Erickson) con il Gruppo docenti Rete Ricerca Infanzia di Treviso.
«Tra le principali regole anti distrazione c’è la cura dell’ambiente: cameretta in ordine, televisione e tablet in tempi concordati, pochi rumori di fondo. Se all’asilo o a scuola possono esserci occasioni di confusione, a casa è più facile creare le condizioni adatte per permettere loro di concentrarsi quanto serve ogni giorno».

Considerare un gioco alla volta

Seconda regola fondamentale: abituarli a fare una cosa per volta. «Se stiamo giocando alle costruzioni e ci stufiamo, abituiamo i bambini fin da piccoli a mettere in ordine, una delle forme di autonomia più importanti», aggiunge Beatrice Caponi.
«Prima di passare ai libri, le costruzioni vanno messe via tutte – non soltanto in parte – e dopo si passa a fare altro, magari con una pausa in bagno per lavarsi le mani», puntualizza l’esperta. Imparare a terminare ciò che si è cominciato, che sia un puzzle, il gioco dell’oca, o una mano a carte, facendo un piccolo sforzo per non abbandonarlo a metà, è un vero e proprio esercizio che aiuta ad allenare il “muscolo” della concentrazione dei più piccoli.

Il timer pomodoro e il “misura attenzione”

Diffusa in versione app la “tecnica pomodoro” non è altro che un timer (quello originario era a forma di pomodoro) che suddivide
il tempo di studio in blocchi da 25 minuti ai quali segue una pausa di 5. «Con i più piccoli il timer – va bene anche quello del forno – può essere impostato su tempi brevi per poi dilatarli poco a poco», suggerisce la psicopedagogista. “In questo modo i bambini hanno anche un riscontro positivo su quanto sono migliorati». Non meno importanti, le pause: attive, brevi e “controllate” (un giretto per casa, una canzoncina) per ricaricare la concentrazione.

Baby dance prima dei compiti

Le maestre ci dicono che è sempre distratto? «Non guardiamo direttamente al problema, ma proviamo a capire cosa significa», suggerisce Myriam Florio, life coach creatrice del metodo Mamma Coach e NLP Trainer. «Magari  a scuola non si sente abbastanza stimolato, rispetto alla molteplicità di scelta a cui è abituato con tv, tablet o smartphone».
Se la modalità di apprendimento è più dinamica, lo studio a casa dovrà adattarsi, fornendo motivi per concentrarsi. «Con i più piccoli si può provare “l’ancoraggio”», aggiunge la coach, «ad esempio, ballare sempre una canzoncina della baby dance estiva prima di fare i compiti». Basta un piccolo rituale che richiami uno stato d’animo positivo per ottenere più attenzione.

Concentrazione: l’efficacia delle pause

«Se prendiamo in mano il cellulare e rispondiamo anche quando siamo con i figli, spezziamo di continuo il flusso dell’attenzione», fa notare la mamma coach Myriam Florio, «Bisogna prima di tutto creare momenti di pulizia, magari a contatto con la natura, in cui dedicarsi completamente a quello che si sta facendo con i bambini».
I più piccoli imparano molto per imitazione. Quindi se gli leggiamo un libro, seguiamo bene la storia. Soltanto così potremo richiamare la loro attenzione e verificare se ci stanno seguendo oppure no. E se giochiamo con le costruzioni o al mercatino, non pensiamo ad altro».

TecnologieOcchio a...

di Chiara Sandrucci

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