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Dopo il Natale, quel che resta della Festa

Dopo il Natale, quel che resta della Festa

Dopo Natale, passata la Festa, aperti i regali, celebrata anche la fine dell’anno, cosa rimane ai bambini di questo periodo così speciale? “Ai più piccoli, diciamo dai 3 anni in giù, resta il luccichio: il momento in cui papà e mamma fanno l’albero e il presepe, le immagini di un periodo speciale, in cui capitano cose un po’ strane, diverse, che emozionano e divertono”, afferma la dottoressa Daniela Bavestrello, psicologa e psicoterapeuta. “A 3-5 anni, invece, alla percezione di vivere un momento magico, sospeso, il bimbo unisce la sensazione di diventare protagonista in famiglia grazie ai canti di Natale, alla recita, alle filastrocche: dunque non soltanto il ricordo di un’atmosfera frizzante, caratterizzata da giornate luminose, ma anche il senso di essere diventato importante, perché ha fatto qualcosa di importante”.

Il tempo passa, il bambino è cresciuto, ora frequenta la prima o la seconda elementare. La magia è finita? Assolutamente no: “Rimane il desiderio legato alla Festa, ma arrivano anche informazioni contrastanti“, afferma Bavestrello. “Da un lato il piccolo si confronta con l’atmosfera fiabesca, che comunque avverte meno. Dall’altro è come se attraversasse una porta, per giungere in una dimensione in cui si affacciano i primi dubbi, le domande, le incertezze. Una fra tutte: ma siamo sicuri che è stato proprio Babbo Natale, o Gesù Bambino, a portarmi il regalo? Quello stesso regalo che ho visto in vendita anche al supermarket…”. Non solo: rimane la percezione di “una condivisione diversa del tempo con i famigliari, visto che per le Feste è sempre presente a casa anche chi, durante l’anno, non c’è molto spesso: come il papà, che di solito rientra tardi dal lavoro, la sera”. Il Natale, insomma, anche agli occhi del bimbo comincia ad affermarsi come la festa della famiglia per eccellenza.

Adesso il piccolo ha 8/9 anni e si sta avvicinando sempre di più all’età adolescenziale. E anche il Natale finisce per suscitare in lui “la sensazione di essere ormai entrato nel mondo dei grandi“, sostiene la psicologa. “Il bambino ha accesso alla realtà, ha capito che la magia del Natale per metà è un’illusione, una bella favola, e per metà è un gioco. Rimane però il riconoscimento di vivere un momento speciale e il significato più profondo della Festa. Che ora è in grado di comprendere perfettamente. È un periodo molto interessante per l’educazione del bimbo”. Per esempio, offre l’occasione di avvicinarlo al modo particolare in cui vivono questo periodo i suoi compagni di classe non cristiani, “di insegnargli il valore delle differenze, di renderlo consapevole che una modalità diversa di celebrare il Natale – una ricorrenza così importante da essere riconosciuta anche da altre religioni – non significa non essere una persona perbene“. Un insegnamento nel segno della pace e della riconciliazione fra gli uomini, che in fondo è l’eredità più importante della Festa.

FB.

 

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