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Ridere fa bene? Fatelo con lo yoga

Ridere fa bene? Fatelo con lo yoga

Di questi tempi c’è molto bisogno di ridere, e non è il caso di spiegare perché. Il bello è che meno si ha voglia di farlo, più sarebbe prezioso. Perché la risata è fonte di endorfine che, com’è noto, ci aiutano ad affrontare meglio fatica, stress, malumori, dolore fisico. Forse partendo da questi presupposti il dottor Madan Kataria, medico allopatico di Mumbay, in India, ha deciso di armonizzare, a partire dai primi anni Novanta, alcuni principi e tecniche dello yoga – a cominciare dalla respirazione profonda – con la fabbrica del buonumore. Partito in sordina, con un seguito di soli quattro adepti e un corredo di scetticismo, è oggi presidente del Laughter Club International e dell’International School of Laughter Yoga, cui si ispirano gli oltre 6 mila club della risata sparsi in più di 60 Paesi al mondo. Kataria ha un sacco di motivi per ridere, insomma.

Del resto, questa pratica sembra faccia bene a prescindere: anche fingendo, forzandosi alla risata, il fisico ne beneficia comunque. E sempre più connazionali la praticano, come dimostra il fatto che da qualche tempo è attiva Skype risata Italia (#skyperisata), cui è possibile collegarsi per trovare altri fautori dell’allegria ed esercitarsi collettivamente. La risata, infatti, è contagiosa: più si è, a ridere, più è facile farlo. Ma come funziona una sessione di Laughter Yoga? Ce lo spiegano le insegnanti Laura Toffolo e Simonetta Marchionni, che a loro volta hanno attinto al libro di Kataria “Ridere senza motivo”, dove il guru ha raccolto le sue elaborazioni in materia.

La prima fase è quella di riscaldamento, che si attua battendo ritmicamente le mani, per stimolare l’energia, vocalizzando le sillabe ho-ho-ha-ha-ha, alla base del “suono” della risata, e parlando “Gibberish”, cioè senza senso, mediante aggregazioni sillabiche prive di significato, che però consentono alla mente di scollegarsi dalla realtà. A questo punto il maestro Laughter comincia a stimolare le risate, ognuna delle quali è intervallata da esercizi di stretching e respirazione, per aumentare l’intensità dei benefici fisiologici generati dal ridere e stimolare, al contempo, la “risata interiore“, stato di profondo benessere che aiuta a combattere stress e malanni connessi. Si consideri che ogni sessione ha una durata di 20-30 minuti al massimo. Sembra poco, ma non lo è affatto.

Vi sono diversi tipi di risate, che variano secondo le differenti modalità espressive. C’è la risata silenziosa, quella a bocca chiusa e quella altalenante, in cui ci si dispone in circolo e ci si muove verso il centro, cantando; la risata del leone, con gli occhi spalancati e le mani ad artiglio, e quella del cellulare, che simula una discussione al telefono; c’è la risata del perdono, che si effettua afferrandosi i lobi delle orecchie e scrollando la testa come usano fare gli indiani, e quella graduale, che comincia con un leggero sorriso e cresce progressivamente, esplodendo infine in modo fragoroso. Tutto questo vi sembra fondamentalmente stupido? Evidentemente siete sintonizzati più sul pensiero latino, sul motto risus abundat in orae stultorum, che sulla cultura indiana. Ne avreste ben donde, data la nostra geografia fisica e mentale. Ma è meglio non sottovalutare il Laughter Yoga.

Che sembrerebbe una pratica aperta a tutti (chi di noi non sa ridere, almeno un po’?) e fondamentalmente innocua, al massimo un po’ vacua. E che invece, in presenza di alcuni disturbi fisici e in certe situazioni della vita, diventa sconsigliabile se non addirittura pericolosa. Per esempio, meglio non ridere troppo se si soffre di emorroidi o di ernie, o se si è soggetti a problemi oculistici. E – sorpresa – se si è in gravidanza. In questo caso, sottoporsi a ripetute pressioni intra-addominali, come quelle generate da minuti e minuti di grasse risate, può essere causa d’aborto: è un rischio piuttosto remoto, ma esiste e non vale la pena correrlo. Oltretutto, le emozioni in dolce attesa abbondano. Non è il caso di aumentare il carico sulla futura mamma.

FB.

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