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Test fasulli: come starci alla larga

Promettono di accertare le allergie alimentari. Prove non ce ne sono, ma è sicuro che i bambini si nutrono peggio...

Test fasulli: come starci alla larga

Gonfiore addominale, mal di testa, inappetenza, stanchezza: i sintomi più vari, comuni e aspecifici sono erroneamente imputati ad allergie o intolleranze a questo o quell’alimento. «Il 20% della popolazione ritiene di esserne affetto. Ma solo nel 10-20% dei casi il sospetto viene confermato in seguito a un corretto iter diagnostico», rivela Mauro Calvani, coordinatore della commissione allergia alimentare della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica. La colpa è del proliferare di test fasulli, dal punto di vista diagnostico privi di validazione scientifica, pubblicizzati su internet, proposti nei negozi di prodotti salutistici e da sedicenti esperti di nutrizione, talvolta persino da ambulatori di analisi accreditati. Qualche esempio? Il test DRIA, l’analisi del capello, la biorisonanza e il dosaggio degli anticorpi IgG. Ogni anno gli italiani spendono complessivamente 300 milioni di euro per sottoporre se stessi o i propri figli a questi esami.

Test fasulli: perché sono rischiosi

«Molti test fasulli sono anche costosi e dannosi», prosegue Mauro Calvani. «Perché a una diagnosi di allergia alimentare, vera o falsa che sia, segue sempre una dieta di esclusione che, se non ben bilanciata, soprattutto nel bambino, può portare a malnutrizione. Inoltre, per i soggetti realmente allergici a uno o più alimenti, il ricorso a test non validati comporta il rischio di attribuire la causa dei disturbi all’alimento sbagliato, con il risultato che i sintomi persistono o addirittura si aggravano».

Allergia e intolleranza non sono sinonimi

Allergia e intolleranza sono termini spesso usati, a sproposito, come sinonimi. «L’allergia alimentare è una malattia correlata con la produzione di anticorpi IgE specifici verso proteine alimentari», spiega Donatella Macchia, immunologa dell’ospedale San Giovanni di Dio di Firenze e responsabile dell’area allergie alimentari della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica. «I sintomi si manifestano a breve distanza dal pasto e non sono dipendenti dalla dose di cibo assunto. Anche una minima quantità può scatenare la sintomatologia». Si tratta di una reazione anomala del sistema immunitario che produce, per errore, anticorpi specifici contro una o più proteine contenute negli alimenti, di per sé innocue. Poi ci sono le intolleranze alimentari. «Si tratta di condizioni generalmente transitorie, legate a una riduzione di produzione di enzimi digestivi, come nel caso dell’intolleranza al lattosio, o legate a riduzione della tolleranza verso sostanze naturalmente presenti negli alimenti (istamina e tiramina) o aggiunte agli alimenti (conservanti o coloranti). Non sono legate ad anticorpi specifici e sono “dose-dipendenti”, cioè più mangi e peggio stai». L’intolleranza non ha nulla a che fare con il sistema immunitario: è un problema di natura diversa.

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Altrimenti detta intolleranza al glutine, è frutto di una reazione immunitaria anomala. «È una condizione permanente legata a un errore del sistema immunitario che riconosce il glutine del grano e di altri cereali come un nemico e lo attacca producendo anticorpi specifici», spiega Macchia. Non si tratta, però, di anticorpi IgE, ma di IgA, non coinvolti nelle allergie.

di Maria Cristina Valsecchi

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