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Creatività: il gioco degli strappi

Creatività: il gioco degli strappi

“Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare”. Le parole di Bruno Munari, viatico a una sua grande mostra antologica ospitata al Palazzo Reale di Milano nel lontano 1986, sono sempre più attuali, oggi, in un’epoca di cibo precotto per la mente, declino della lettura e della manualità, dominio di una tecnologia meravigliosa ma sconosciuta ai suoi stessi fruitori. La lezione del maestro del design italiano è tenuta viva, fra gli altri, da Beba Restelli, educatrice e formatrice sul Metodo Bruno Munari®, con il quale ha lungamente collaborato. È lei persona più adatta a guidarci nella scoperta di una serie di giochi in grado di sviluppare la creatività nei bambini e tenere viva la loro curiosità, molla fondamentale di conoscenza. Per saperne di più: www.laboratoriobebarestelli.it.

Creatività: dare nuova vita a cose vecchie

Prima puntata: il gioco degli strappi, molto amato dai piccoli di 2-3 anni, ma che affascina anche bimbi più grandi per il percorso che propone, articolato in tre momenti: ricerca, scoperta, creazione. “Si comincia con la raccolta della carta di casa“, spiega Beba Restelli. “Nelle nostre abitazioni c’è ancora una quantità di materiali di questo tipo, basta fare mente locale: in cucina possiamo trovare la carta stagnola, quella dei tovaglioli, quella da forno, i rotoloni assorbenti; in bagno c’è la carta igienica o quella dei fazzolettini; in soggiorno possiamo saccheggiare quotidiani e riviste, e così via. E poi pensiamo alla carta per alimenti, quella del panettiere o del macellaio, la quasi-velina del fiorista, quella da imballaggio o quella dei depliant pubblicitari, spesso molto bella”. Una vera e propria miniera a nostra disposizione, che consente al bambino di iniziare il gioco con una bella ricerca o, se preferite, con una vera e propria caccia al tesoro.

A questo punto “possiamo coprire il tavolo con un foglio di carta da pacco e appoggiarvi sopra i campioncini, che magari prima avremo raccolto in una o più scatole. È il momento dell’osservazione, con tutti i sensi all’erta. Invitiamo il bimbo a guardare i materiali, a toccarli, manipolarli, annusarli, soppesarli. Facciamogli un sacco di domande, sempre: qual è la carta più leggera, o quella più pesante? Lo scoprirà facendole cadere a terra, notando che il tuffo rapido e rettilineo del cartoncino è ben diverso dalla traiettoria mossa e svolazzante della velina”. Già questo è un gioco nel gioco, “cioè è il gioco del peso. Altri possibili sono quello della morbidezza, o quello del calore, perché alcune carte hanno una temperatura diversa dalle altre”, prosegue l’educatrice. “Oppure, ancora, quello della trasparenza: quale carta ha queste caratteristiche? Sovrapponiamo i vari campioncini, in modo che il bimbo possa capirlo”. Apprenderà divertendosi, in modo semplice e naturale.

Creatività: scoprire le mille sfumature del rosso

Adesso che i vari tipi di carta sono stati ripescati dai recessi della casa e che il bimbo ha un’idea più precisa delle varie tipologie di materiali, è il momento di creare qualcosa di nuovo e diverso. “Chiediamogli di strappare a pezzettini la carta: è un’attività che lo divertirà molto”, afferma Beba Restelli. “Magari non ogni tipo di carta insieme. Proviamo per esempio a suddividerle per colore: quelle bianche, quelle rosse o quelle blu, con tutte le loro sfumature. O solo quelle di giornali e riviste, per fargli scoprire la diversità dei caratteri di stampa. Poi invitiamolo a incollare i vari pezzi su un bel cartoncino, non fa differenza se di forma rotonda, quadrata o rettangolare”. L’importante è che costituisca un supporto adeguato al collage, in grado di “isolare” il materiale cartaceo, di farlo risaltare, costringendo il bimbo a guardarlo con attenzione. Così potrà scoprire, per esempio, la differenza fra un bordo strappato, più irregolare, e uno tagliato di netto con un paio di forbici. Fra una linea retta, che rinvia a un concetto di ordine, e una irregolare, che evoca la fantasia.

Un’opera originale nata dai rifiuti

“I pezzetti di carta possono essere sistemati uno vicino all’altro oppure sovrapposti, disposti su file ordinate o collocati a pioggia”, sottolinea Beba Restelli. “Possiamo lasciare il bambino libero di scegliere o, invece, fissare noi delle regole di composizione. Le varianti sono infinite, tutte da esplorare. E il lavoro, alla fine, può diventare un bel quadretto da appendere ai muri di casa”. I più grandicelli potranno dare vita anche a un personaggio o paesaggio, con la tecnica del collage. I più piccoli creeranno più facilmente composizioni astratte. “E l’adulto potrà insegnare al bimbo a usare la colla, spalmandola sui contorni del pezzetto di carta, oppure solo nel suo centro, soprattutto nel caso della velina. Che così, sebbene attaccata al cartoncino, manterrà comunque i bordi liberi e svolazzanti“, regalando alla composizione un divertente effetto dinamico. Anche in questo caso, le varianti sono infinite: attaccando uno sull’altro in maniera irregolare diversi ritagli, per esempio, il collage si movimenterà ancora di più. Chi l’ha detto che il gioco degli strappi sviluppa la creatività soltanto dei bambini?

Fulvio Bertamini

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