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Seno: non dimenticare la prevenzione

Seno: non dimenticare la prevenzione

Mammografia abbinata all’ecografia, a partire dai 40 anni circa: questi gli strumenti più efficaci per prevenire il tumore più frequente della popolazione femminile. Se diagnosticato in fase molto precoce, ora le probabilità di guarigione si avvicinano al 100% (per l’esattezza il 98%, rispetto all’81% che si raggiungeva solo 20 anni fa). Questo grazie a strumenti diagnostici sempre più sofisticati e all’informazione, che spinge un numero sempre crescente di donne a sottoporsi a controlli periodici.

Quali sono gli esami di prevenzione?

“L’esame più importante per studiare la mammella è la mammografia”, spiega Carlo Mariotti, Direttore di Chirurgia senologica degli Ospedali Riuniti di Ancona e Direttore nazionale della Scuola di Chirurgia senologica della ACOI. “In genere nelle donne più giovani viene abbinata anche l’ecografia, che riesce ad analizzare meglio un tessuto mammario che fino a una certa età è più denso. In ogni caso le due tecniche sono complementari poiché vedono la struttura del seno con occhi diversi e talvolta quel che non individua uno strumento riesce a vederlo l’altro.

L’ecografia è un esame innocuo perché utilizza ultrasuoni; la mammografia utilizza radiazioni, ma la quantità è talmente bassa che il danno radiologico è praticamente nullo, a patto che si utilizzi un mammografo digitale – ormai in uso in quasi tutte le strutture ospedaliere -che oltretutto garantisce una maggiore sensibilità”.

Quando cominciare i controlli?

“Se non vi sono fattori di rischio o sintomi (casi in famiglia, soprattutto per via materna, riscontro di noduletti o secrezione dal capezzolo), intorno ai 35 anni si può cominciare a fare l’ecografia, per poi abbinarla, verso i 40 anni, alla mammografia. La periodicità dei controlli successivi verrà stabilita dallo specialista, in base alle caratteristiche della mammella, ma in genere si programma una eco-mammografia ogni 18-24 mesi”.

A chi rivolgersi?

“Il medico di riferimento è il radiologo, che ha le competenze per eseguire e interpretare sia la mammografia che l’ecografia”.

E l’autopalpazione?

“Serve perlopiù a prender confidenza con la struttura del proprio seno e abituarsi a riconoscere anche piccole variazioni. È vero tuttavia che non serve per individuare noduli di piccole dimensioni, ma eventualmente per sentire formazioni nodulari, come cisti o fibroadenomi, piuttosto comuni in età più giovane e di natura del tutto benigna. Sarà poi l’esame strumentale a confermare – come succede nella gran parte dei casi – la natura benigna della lesione e distinguerla da formazioni maligne”.

Articolo di Angela Bisceglia

 

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