Dieta mediterranea, il mondo a Milano | Insieme in famiglia

Dieta mediterranea, il mondo a Milano

Dieta mediterranea, il mondo a Milano

Cambia tutto nella vita, e anche la dieta mediterranea conosce le sue trasformazioni. Questo, almeno, è quanto ci aspettiamo dalla prima Conferenza mondiale centrata su questo regime alimentare, molto lodato in chiave salutistica, che è in programma a Milano, presso Palazzo Lombardia, i prossimi 7 e 8 luglio. Titolo del simposio, infatti, è “Revitalizing the Mediterranean Diet“: come a dire che le più recenti acquisizioni scientifiche, sul tema, hanno modificato qualche certezza, spostando qualche peso.

Del resto, sulla dieta mediterranea si possono dire molte cose, anche controverse. Una codificazione vera e propria di questo regime alimentare non c’è: esiste però un’area geografica, il Mediterraneo appunto, ed esistono le tradizioni culinarie delle regioni che si affacciano sul Mare Nostrum, variabili secondo il mutare degli ingredienti locali. E così, alla prevalenza di legumi quali fave e ceci nella cucina araba si contrappongono i nostri fagioli e piselli, al dominio del grano nell’area campano-pugliese risponde la prevalenza del riso nella tradizione lombarda e piemontese, e così via. Restano però, preziosi, gli alimenti-cardine che formano la cosiddetta piramide alimentare mediterranea (ecco qui l’ultima versione, targata 2009), a cominciare da frutta, verdura e ortaggi (consigliate 5 porzioni al giorno), per proseguire con l’olio extravergine d’oliva (il vero grande tesoro delle nostre latitudini), il pesce (meglio se azzurro e di taglia piccola), i formaggi (ma non esageriamo con le quantità), eccetera.

Cosa resterà di questa “costruzione” della salute? La domanda è lecita. I lavori congressuali, infatti, cominceranno proprio con la presentazione della “nuova piramide della dieta mediterranea sostenibile“, frutto di uno studio multidisciplinare di cui si fa portavoce l’Ifmed (International Foundation on Mediterranean Diet), l’organismo che organizza il simposio. “La nozione di dieta mediterranea ha conosciuto un’evoluzione progressiva negli ultimi 50 anni”, ha dichiarato Sandro Dernini, segretario generale Ifmed, “passando da modello per un’alimentazione salutare ed equilibrata a modello di dieta sostenibile”. Aspetto innovativo della nuova proposta, infatti, è proprio la saldatura fra “la dimensione della salute e gli aspetti socioculturali, economici e di sostenibilità ambientale“. Al punto che il presidente Ifmed, Lluis Serra Majem, vuole inserire la dieta riformata “nell’agenda di governi e organizzazioni internazionali per contrastare il cambiamento climatico“.

C’è poi l’esigenza di “richiamare all’ordine”, in qualche modo, le popolazioni di questo meraviglioso mare, che si stanno progressivamente discostando dalla tradizione “a causa dell’adozione di nuovi stili di vita e di alimentazione”, spiegano all’Ifmed. Come dimostrano i dati sul dilagare del sovrappeso e dell’obesità in età pediatrica, un fenomeno che ormai interessa 1 bambino italiano su 3 fra gli 8 e i 9 anni, secondo l’Istat. E come ha certificato lo studio Nutrintake, presentato da un pool di pediatri, dietisti e ingegneri informatici coordinati dal professor Gianvincenzo Zuccotti, direttore della clinica pediatrica Ospedale dei bambini Buzzi di Milano. Secondo questa ricerca, centrata su un campione di bimbi milanesi e catanesi nella fascia d’età 6-36 mesi, i nostri piccoli consumano davvero troppi grassi saturi, carboidrati semplici, proteine e sodio, tralasciando elementi fondamentali per la salute quali il ferro e le fibre. Dunque è il caso di fare una brusca retromarcia, in materia, soprattutto perché è proprio nei primi mille giorni di vita che il nostro intervento di genitori, a tavola, è in grado di orientare le future traiettorie di salute dei figli.

FB.

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