Mense: via libera al panino? | Insieme in famiglia

Mense: via libera al panino?

Mense: via libera al panino?

Quel che i bambini mangiano a scuola è tornato al centro dell’interesse generale. Le mamme non si limitano più a chiedere “che cosa hai mangiato oggi?” quando ritirano i bambini da scuola, ma stanno mettendo in discussione il fatto stesso di far mangiare ai figli quanto offerto dal servizio di ristorazione comunale piuttosto che quello portato da casa. Ma è possibile portarsi a scuola il cestino confezionato dalla mamma, visto che neppure per il compleanno nella maggior parte di scuole e asili si può può condividere altro che cibo confezionati, con tanto di etichetta, che riporti gli ingredienti in bella mostra?

Perché la mensa scolastica è sempre più contestata?

Perché? Qualcuno ne fa una questione pratica : se in mensa tutti i giorni danno la pasta, io per cena cosa cucino? Per altri il problema è il piatto unico: se piace, bene, altrimenti quel giorno, digiuno. Per molti altri si tratta di una faccenda economica: la mensa costa troppo. Poi ci sono i genitori vegetariani, i bambini allergici, quelli che lottano per una mensa biologica e a km 0, quelli che non apprezzano il tocco etnico, quelli che vorrebbero il bis e quelli che ascoltano le lamentele di tutti. In Italia, infatti, ogni 100 plessi scolastici ci sono 77 commissioni mensa formate da genitori.

Perché a scuola non si può portare il cibo da casa?

Negli ultimi mesi, hanno protestato a Milano – la loro iniziativa è stata definita la guerra della polpetta – a Perugia – per essere stati estromessi dal Comune per quanto riguarda l’approvvigionamento degli alimenti, a Lucca – contro i rincari e l’impossibilità di portare da casa il cestino. Così, a Treviglio (Bergamo), Vergiate (Varese), Genova e in numerosi altri Comuni si sono moltiplicate le rinunce al servizio di ristorazione scolastica  o, come è successo a Corsico, nel milanese, le famiglie smettono di pagare la mensa.

Fianco a fianco, i genitori di La scuola che vogliamo di Lucca  stanno cercando di ottenere miglioramenti e variazioni nel menù o il diritto al cestino. Che, hanno scoperto, non è vietato portare a scuola. «L’articolo 32 della Costituzione parla del diritto a scelte alimentari autonome», spiega Federica Puccinelli, segretaria e rappresentante legale del Comitato«e il servizio pubblico di ristorazione scolastica viene erogato a domanda individuale: abbiamo quindi rinunciato al servizio e presentato una liberatoria alla segreteria didattica in cui ci addossiamo la responsabilità di eventuali problemi che possano insorgere a causa di un panino portato da casa».

Ognuno per sé dunque? Quella che oggi sembra più una provocazione che una soluzione, potrebbe essere però lo stimolo a un ripensamento di che cosa mettere nel piatto dei bambini per un’alimentazione sana ma che riduca anche gli sprechi. Senza scendere in guerra con le polpette.

 

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