Smartfood: la Dieta che allunga la vita | Insieme in famiglia

Smartfood: la Dieta che allunga la vita

Smartfood: la Dieta che allunga la vita

I 30 cibi che fanno vivere meglio e più a lungo. Con qualche kg in meno.

Quel che conta alla fine è stare bene. Anzi meglio. E il più possibile. Guardando ai prodotti della terra, come la frutta e la verdura. Senza tralasciare, però, cioccolato fondente, tè verde e tè nero. Per un totale di 30 cibi, comuni e speciali allo stesso tempo, che sono alla base della nuova Dieta Smartfood, il primo regime alimentare su base scientifica (e anche un libro: La Dieta Smartfood, Rizzoli, 360 pagine, euro 16,90) che nasce dalla collaborazione tra la giornalista Eliana Liotta con Pier Giuseppe Pelicci, direttore della ricerca allo IEO di Milano (Istituto Europeo di Oncologia) e Lucilla Titta, nutrizionista e coordinatrice del progetto Smartfood per l’Istituto stesso.

Intelligenti perché…

«Esistono alcuni alimenti che si comportano quasi come farmaci», ci spiega subito Eliana Liotta. «Sono in grado cioè di proteggere e curare l’organismo perché sono smart, appunto. Sono furbi, brillanti, intelligenti nel senso che, in base a studi all’avanguardia, potrebbero addirittura attivare e silenziare i geni che allungano o accorciano la durata della vita. Una sorta di “manipolazione genetica” fatta mangiando».

E in effetti la lista di questi alimenti è stata elaborata con l’aiuto della nutrigenomica, la scienza che combina genetica e nutrizione con l’obiettivo di capire come contrastare patologie cardiovascolari, neurodegenerative, metaboliche e anche il sovrappeso.

«Da qui si intuisce che la Dieta Smartfood non è una serie di tabelle con calorie, grammature, privazioni e divieti assoluti», continua Liotta. «Ma uno stile di vita che richiede la conoscenza di quel che si mangia».

Sapere per poter scegliere, insomma, tenendo sempre conto delle preferenze, delle condizioni di salute, delle predisposizioni familiari.

Come dire: vince l’autogestione. Quando cioè si ha piena coscienza dei cibi, spetta a ognuno di noi decidere quando, quanto e cosa mangiare, facendo affidamento sulle nostre capacità e sul bagaglio di conoscenze personali. «Senza nulla togliere ai principi che ciascuno sposa: Smartfood è consapevolezza, non ideologia», sottolinea Eliana Liotta.

Cosa mettere in tavola?

«Sono 30 in totale gli alimenti e le categorie di alimenti che non dovrebbero mai mancare nelle nostre case: 20 che abbiamo ribattezzato Longevity Smartfood, nel senso che contengono molecole potenzialmente in grado di attivare i geni della longevità e dunque di influenzare la durata e la qualità della vita. E 10, i Protective Smartfood, che proteggono l’organismo da diverse malattie».

I Longevity Smartfood

Funzionano un po’ come se si digiunasse, ma in realtà si mangia. Merito di sette molecole smart (quercetina, fisetina, capsaicina, curcumina, antocianine, epigallocatechingallato, resveratrolo) che attivano le stesse vie metaboliche messe in moto dalla carenza di cibo. Motivo per cui si chiamano mimetiche del digiuno.

Cosa fanno? L’ipotesi è che inibiscano i gerontogeni (geni che accelerano l’invecchiamento) e sollecitino i loro “parenti buoni”, i geni che allungano la vita. Dove si trovano? Nelle arance rosse ad esempio, ma anche negli asparagi, nei cachi, nei capperi, in cavoli rossi e ciliegie, nel cioccolato fondente, nelle cipolle, nella curcuma. E ancora in fragole, frutti di bosco, lattuga, melanzane, mele, peperoncino e paprika piccante, patate viola, prugne nere, radicchio, tè verde e tè nero, uva. C’è di che sbizzarrirsi insomma, senza troppe rinunce e con tanto gusto.

I Protective Smartfood

Sono cibi e categorie di cibi ricchi di fibre, vitamine, minerali come ad esempio calcio o ferro, polifenoli e grassi buoni, indispensabili per il nostro organismo.

«Nelle ricerche», spiega Liotta, «tutti questi alimenti hanno dimostrato di esercitare una funzione protettiva e di aiutarci a combattere il sovrappeso. Per cui via libera ad aglio, cereali integrali, olio extravergine di oliva e oli di semi purché spremuti a freddo, frutta fresca, frutta secca, erbe aromatiche, legumi, semi oleosi, verdure. Non solo per una questione estetica». Certo, una bella silhouette fa stare meglio con se stessi e gli altri. Il fatto però è un altro.

«I chili di troppo non se ne stanno inerti a gonfiare la pancia o altre zone del corpo. Il tessuto adiposo si comporta come una sorta di ghiandola che amplifica la produzione di ormoni e che sforna sostanze infiammatorie, innescando processi che sono tra i responsabili del cancro e di altre patologie».

Smartfood per tutti allora?

«No», chiarisce la nutrizionista Lucilla Titta. «Le donne in gravidanza e i bambini, ad esempio, rispondono a fabbisogni nutrizionali profondamente diversi sia in termini di macronutrienti (proteine, carboidrati, lipidi), sia in termini di micronutrienti (sali minerali, vitamine…). Senza contare che ci sono quantità raccomandate di micronutrienti – penso ad esempio all’acido folico per le gestanti, al ferro anche per i bambini – che sono specifiche per situazioni ed età. Per cui nel libro avremmo dovuto creare una sezione apposita».

Diverso il discorso per le neomamme in allattamento. «La dieta di una mamma che allatta non si discosta da quella di una donna della stessa età che non allatta, se non per l’idratazione. Per cui, benissimo questi cibi accompagnati, però, da tanta acqua perché in allattamento una donna deve produrre tra i 400 ml e 500 ml di liquidi in più».

Mangiando aglio o peperoncino non si altera il sapore del latte? «Dal punto di vista scientifico non esistono evidenze che provino che certi alimenti interferiscono con un buon allattamento. Per cui se una mamma è già abituata a determinati cibi, può continuare a mangiarne. Senza problemi. Se invece la sua dieta fosse diversa, non è il caso che introduca alimenti nuovi in un periodo tanto stancante per il corpo. Può aspettare, a patto però che il suo regime alimentare sia bilanciato».

di Chiara Amati

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