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Denti da latte: occhio alla carie

I primi sono destinati a cadere e c’è chi non se ne cura. Ma da loro dipende la salute di quelli permanenti. Facciamo attenzione. Fin dalla tavola.

Denti da latte: occhio alla carie

Entra “dolcemente” nella bocca dei nostri bambini, sceglie un dentino su cui posarsi e lì resta per lasciare il segno. Storia della carie. E di un batterio, lo Streptococco Mutans, che fa fermentare gli zuccheri e li trasforma in acidi capaci di corrodere lo smalto. Poi da carie nasce carie: se non arrestato per tempo, infatti, il processo cariogeno agisce in maniera progressiva. “Ci penseremo più avanti: tanto prima o poi i denti da latte cadranno”, verrebbe da pensare. No perché è dalla loro salute che dipende il benessere di quelli permanenti. È importantissimo prendersene cura. A 2 come a 5 o 6 anni. L’alimentazione ne segna il destino. Lo spiegano gli esperti.

Minaccia a lungo termine

«La carie è particolarmente minacciosa dai primi anni di vita e fino ai 20-22», premette Gabriele Aru, medico chirurgo, specialista in odontostomatologia e ortognatodonzia a Milano. «Poi la sua azione perde di efficacia. Una corretta igiene orale ne impedisce la formazione. Purtroppo, però, il passaggio dello spazzolino, tre volte al giorno, non è una pratica così consolidata tra i bambini».
Noi possiamo aiutarli con l’alimentazione. Esiste, infatti, una stretta correlazione tra la salute dei denti e i cibi che essi devono masticare. «Quelli cariogeni, ad esempio, intaccano facilmente lo smalto, più debole, dei dentini da latte», continua il dottor Aru. «Da evitare, quindi, bevande e alimenti ricchi di zuccheri semplici e raffinati il cui apporto nutritivo, oltretutto, è pari a zero. Parliamo di bibite gassate o dolcificate, caramelle gommose, lecca-lecca, frutta candita, dolci in genere. I bambini non dovrebbero mai vederne». Questo nel migliore dei mondi possibili. La realtà è un’altra cosa.

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Dolci fino a un certo punto

«Non esiste bimbo che, prima o dopo, non mangi una caramella o beva un succo di frutta zuccherato, il più delle volte tentato dai nonni che in quanto a sregolatezze sono imbattibili», testimonia Fabrizio Carini, docente al corso di laurea in odontoiatria all’Università Bicocca di Milano. «Il dolce, però, dev’essere l’eccezione. Da concedere quando si ha la possibilità, nell’arco di una mezz’ora al massimo, di lavargli i denti. In caso contrario, gli zuccheri nel cavo orale alimentano i batteri, mantengono acido il ph all’interno della bocca e facilitano, così, il processo di demineralizzazione dello smalto. Siamo all’inizio della carie».

Alimenti anticariogeni

L’avete mai visto un bambino che, a metà pomeriggio, sfila dalla tasca spazzolino e dentifricio per lavarsi i denti dopo aver mangiato una merendina? E dunque? Gabriele Aru ci spiega che «esistono alimenti anticariogeni in grado di contrastare la formazione della carie. Si tratta di cibi che, per la loro consistenza, richiedono una masticazione più robusta: detergono e massaggiano meccanicamente denti e gengive. Cibi non appiccicosi, né acidi e a bassissimo contenuto di zuccheri. Cibi ricchi di calcio e fluoro, indispensabili per la salute dello smalto, che favoriscono la proliferazione di batteri buoni e proteggono, perciò, il cavo orale. Un accettabile compromesso per i bambini che, forse, conoscono meglio i dolci di un’assidua igiene orale».

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Per i denti da latte c’è la frutta secca

Se merendina dev’essere, dunque, facciamo in modo di accompagnarla con della frutta secca a guscio opportunamente preparata: nocciole, mandorle, noci. «Così arginiamo il rischio carie», rassicura Aru. «Buona abitudine, comunque, sarebbe che il nostro bambino mangiasse un frutto non troppo acido, né zuccherino come, ad esempio, una mela o una pera con buccia. O della verdura cruda e fibrosa: una carota, un peperone a listarelle. Sarà più complicato, ma si deve tentare: in gioco c’è la salute, non solo dei denti. Per i più affamati, infine, del formaggio: come il latte, è la miglior fonte di calcio biodisponibile, quella che più di tutte promuove la remineralizzazione dello smalto. In accompagnamento dell’acqua naturale: rimuove i residui di cibo, veicola calcio e fluoro. Et voilà, lo spuntino è servito».

Alimenti cariostatici

Discorso a parte meritano i cibi cariostatici, quelli che «nella piramide odonto-alimentare risultano neutri. Non hanno, cioè, un effetto diretto sulla carie e sono importanti per la crescita del bambino», specifica il dottor Carini. «Per cui via libera al pesce che mantiene il naturale pH della placca, oltre ad avere irrinunciabili principi nutrizionali. Sì anche alla carne, meglio bianca, e ai legumi, in particolare i fagioli: sono “portatori sani” di ferro, efficace nel proteggere i denti e nell’assecondare la formazione dei globuli rossi. E sì a uova e verdure verdi per il loro prezioso apporto di vitamina D: regolando la quantità di calcio e favorendone l’assorbimento nell’organismo, questa vitamina ottimizza il processo di mineralizzazione dello smalto».

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Quando dal dentista?

«Non è difficile scongiurare il pericolo carie», conclude Aru. «Bastano un’alimentazione bilanciata e un po’ di buon senso». Il dentista è un valido supporto al quale rivolgersi senza aspettare che i dentini si ammalino. Diversamente il bambino finirà per associare il dolore a quel signore con la mascherina e portarlo da lui diventerà impossibile. Prima visita, dunque, intorno ai due/tre anni: per conoscersi. La sucessiva? Non esiste una regola. Quando il dentista è al corrente degli stili di vita del piccolo, potrà fissare la visita di controllo una sola volta all’anno.

Tre domande sui chewing gum

Sono davvero “amici” dei denti in mancanza dello spazzolino? Sì, per il dottor Aru, «a patto che siano usati in casi del tutto eccezionali e non sostituiscano l’irrinunciabile pulizia con spazzolino e dentifricio. Solo lo spazzolino, infatti, penetra negli interstizi dentali per rimuovere i residui di cibo.
Quando si possono concedere? «Mai prima dei 5-6 anni. Il bambino potrebbe ingoiarli: meglio evitare».
Quali scegliere? «Quelli odontoiatrici che non contengono zuccheri.
Per questo sono molto meno gradevoli di altri. Non li richiederà tanto spesso.
E imparerà ad apprezzare lo spazzolino, soprattutto se glielo faremo vivere come un bel gioco da fare insieme».

di Chiara Amati

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