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A cinque anni il gioco si trasforma

A cinque anni il gioco si trasforma

Ci sono fasi nella vita di un bambino che rappresentano delle pietre miliari, perché definiscono un cambiamento significativo. I cinque anni, ad esempio, sono un’età di passaggio. “Sino a questo momento il bambino nel gioco ha sperimentato in maniera assoluta la propria onnipotenza e il proprio egocentrismo, ha sviluppato il suo pensiero magico ed è stato egoriferito” – spiega la pedagogista Elena Urso. “Per questo nel gioco con gli altri bambini a tre anni ha sperimentato una fase di semplice vicinanza, senza quasi un contatto consapevole, con allontanamenti e avvicinamenti continui e a quattro anni ha magari scelto l’amico prediletto, in un rapporto che però ha funzionato perché uno faceva da leader e l’altro da gregario”.

Gli altri cominciano a farsi spazio

Verso i cinque anni, invece, le dinamiche del gioco cambiano, anche perché generalmente tutti i bambini o quasi sono inseriti alla materna. “In questo ambiente formativo hanno acquisito, anche per imposizione da parte delle educatrici, un allenamento al gioco con gli altri, e sanno che ci sono regole da rispettare” – insiste l’esperta. “La consapevolezza che c’è uno scopo da condividere e che si deve collaborare per raggiungerlo, porta nel bambino la capacità di accogliere le altre persone, che non dipendono da lui”. Crescendo, queste abilità comportano uno sviluppo cognitivo e del sapere, che aiuta anche ad accettare il fatto che nei giochi a volte si vince e a volte si perde.

I giochi del bambino?Cambiano mese dopo mese!

I giochi cambiano molto

A cinque anni, poi, i bambini entrano a pieno nell’età del gioco simbolico. “Riproducono scene quotidiane, cose che hanno visto anche sui video e alla televisione, strumenti che non sono da demonizzare, se in giusta dose, perché funzionano un po’ come i cartoni animati che avevano i loro genitori – sottolinea Elena Urso. “Il gioco simbolico è a livello individuale ma anche di gruppo. Avendo una padronanza maggiore del proprio corpo, poi, cominciano anche dei giochi un po’ più fisici: le bambine si dedicano a danza e ginnastica, ruote e capriole, mentre i maschi fanno calcio e attività di abilità fisica. Anche a scuola, del resto, si destreggiano in attività che danno il senso dello schema corporeo e spesso innescano delle gare”. In questo periodo sono ideali tutti quei giochi che sono nell’ambito simbolico ma riproducono scene. Chi gioca alla mamma usando cucina e pentole, chi fa la maestra con la lavagnetta. “L’importante per i bambini è fare finta, mettersi nei panni di qualcun’altro di cui anche ruolo ed emozioni” insiste la dottoressa Urso. Tra i giochi da privilegiare vanno benissimo le macchinine e i veicoli radiocomandati. Un esempio possono essere i set con protagonista Il Trenino Thomas proposti da Mattel.

MEGASTAZIONE-TRENINO-THOMAS

I bambini possono sviluppare la loro creatività inventando piste diverse con i binari riassemblabili e riescono anche a cambiare scenario e storia di continuo, grazie alle ambientazioni classiche come la Mega Stazione o a quelle tratte dalla serie animata come la giungla. Per non parlare della Pista Turbo Velocità, che regala emozioni da campione.

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