Hockey: tutti i brividi del ghiaccio, anche per i bambini! | Insieme

Hockey: tutti i brividi del ghiaccio, anche per i bambini!

Quando, sul filo di lama, si incontrano agilità e potenza nasce uno spettacolo raro che vale davvero la pena vivere. Signori, è l’hockey!

Hockey: tutti i brividi del ghiaccio, anche per i bambini!

Sì, il principio è ‘più o meno quello’ del calcio: su un campo da gioco si sfidano due squadre. Vince quella che insacca un goal più dell’altra. Il pareggio, infatti, non è ammesso. Questo in linea di massima perché, nell’ hockey su ghiaccio, le variabili sono numerose. E molto divertenti. Intanto il  ‘rettangolo’ di gioco, smussato negli angoli, è una pista fredda e scivolosa da percorrere solo se muniti di pattini con lama. La palla, poi, non esiste.
In rete finisce un dischetto piatto, tecnicamente ‘puck’, scagliato con apposita stecca. L’abbigliamento, infine, è tutto un programma. Insomma, il principio è vagamente quello del calcio. Vero. Ma per giocare a hockey su ghiaccio ai bambini vengono richieste abilità in più. Lo spiega qui Michael Mair, ex gloria del Hockey Club Bolzano, la squadra italiana con il maggior numero di scudetti vinti, e responsabile dei programmi di sviluppo della FIH, Federazione Italiana Hockey.

Stop alla violenza

L’hockey su ghiaccio fredda le risse una volta per tutte. “L’hockey è l’unico sport in cui marcatori da cento chili volteggiano su due lame da nulla e sembrano ballerini”. Cita Alessandro Baricco l’eclettico Mair per descrivere una disciplina di cui ha fatto una ragione di vita. E, sempre con un occhio rivolto allo scrittore torinese, aggiunge che l’hockey è velocità, leggerezza e… violenza. Strano mix, specie se di mezzo ci sono i bambini. Vada per la velocità, sì alla leggerezza, ma che c’entra la violenza? «La tendenza alla rissa e agli scontri violenti è sempre stata tipica dell’hockey professionistico», ammette con rammarico Mair. «Ma dal 2006, nel tentativo di restituire alla disciplina la sua spettacolarizzazione puramente tecnica, la federazione internazionale ha sensibilmente inasprito l’applicazione del regolamento, lasciando via via fuori campo soprusi e prepotenze».

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È giusto che i bambini sappiano

«È giusto che capiscano la differenza tra forza, determinazione e aggressività», sottolinea Mair. «L’hockey è un gioco duro, ma pur sempre un gioco. In quanto tale, vuole divertire. Gli atleti, fin da piccoli, devono imparare a incanalare quella dose di aggressività che alberga in ognuno di noi. Senza con ciò provocare, né fare del male. Quando combatti con tenacia per guadagnare il dischetto, hai raggiunto lo scopo. Certo, sarebbe bello infilarlo in porta. Ma intanto hai vinto una grande sfida con l’uso delle tue abilità. E delle tue convinzioni, nel rispetto delle regole. Senza cioè sgomitare, fare sgambetti o usare impropriamente la stecca, magari a danno delle mani o degli stinchi degli avversari. Dovrebbe essere sempre così, a qualunque età e in ogni ambito. I bambini imparano in fretta, molto più degli adulti. E si portano dentro questi insegnamenti per la vita».

Tutto e subito

L’hockey su ghiaccio richiede tante abilità sin da piccoli. Oltre a formare il carattere, fino a renderlo perseverante e sempre molto controllato, l’hockey su ghiaccio irrobustisce il fisico. «Potenzia le gambe, rinforza la schiena, allena le spalle e le braccia», continua Mair. «Ogni singola parte del corpo lavora alla ricerca dell’equilibrio. Muoversi sul filo di una lama non è così semplice, richiede anzi molta concentrazione. Farlo entro uno spazio limitato, poi, costringe a essere precisi. Equilibrio e precisione non sono proprio doti da bambini. Se si impara a coltivarle presto, però, possono regalare tante soddisfazioni da grandi».

Hockey è… anche velocità, controllo, coordinazione

«Ai bambini che praticano questa disciplina viene richiesto tutto questo. Dopo aver imparato a stare sui pattini, il bimbo comincia a sviluppare la coordinazione. E la coordinazione si traduce nella capacità di usare correttamente la stecca spingendo, allo stesso tempo, sui piedi. Prima in rettilineo, poi, man mano che si prende sicurezza, a destra e a sinistra, tenendo alto il ritmo della pattinata. Alternando, cioè, accelerazione, sprint, cambio di direzione, arresto rapido. Sempre con lo sguardo attento al resto della squadra. Non basta infatti tenere d’occhio il disco: bisogna saperlo anticipare per poterlo inviare al compagno prima che venga intercettato dall’avversario. Bisogna, cioè, muoversi con destrezza, cercando di immaginare se stessi in ogni possibile situazione di gioco e in relazione agli altri. Il tutto su una superficie che può cambiare. Il ghiaccio, infatti, non è mai lo stesso. Può essere un po’ più morbido o estremamente duro. In virtù di ciò, i bambini devono cercare di modulare la loro forza per potersi adattare al meglio. Lo spirito di adattamento permette di affrontare con maggiore avvedutezza incognite e imprevisti, anche fuori dal campo».

Per molti… non per tutti

Ma siamo sicuri che sia davvero così? Mair scioglie i dubbi: «No! Ho tre figlie femmine che non praticano questo sport. Da una parte sono felice: si sarebbero dovute misurare con un papà ingombrante. Ma, vedendo il rigore con cui portano a termine ogni loro impegno, mi sono convinto che l’hockey è perfetto anche per le bambine, ‘inferiori’ ai maschietti solo per potenza fisica. Purtroppo sono ancora poche. Ai genitori dico: non abbiate timore. L’hockey è educativo e per nulla pericoloso. Se ben equipaggiati, con indosso cioè una divisa a norma – completa di casco con visiera, guanti, protezioni per la nuca, laringe e bocca, paradenti – è difficile che i bambini possano farsi male. Il regolamento punisce rigidamente i passi falsi. Al limite possono rimediare una scivolata. Ma si sa, di scivoloni nella vita ce ne sono molti. Meglio allenarsi per tempo…».

di Chiara Amati

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