Parolacce: le giuste strategie per non farle (più) dire ai bambini | Insieme
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Parolacce: le giuste strategie per non farle (più) dire ai bambini

Sono piccoli, ma dalle loro 'boccucce' escono spesso espressioni fin troppo colorite per l'età. Cosa fare di fronte ai primi turpiloqui dei nostri bambini?

Parolacce: le giuste strategie per non farle (più) dire ai bambini

Nella nostra società le parolacce sono ormai ‘sdoganate’. Si ascoltano in tv, nelle canzoni, nei dialoghi tra ragazzi e adulti, vengono usate come battute, intercalate per colorire una conversazione o enfatizzare un concetto. Da parte loro, i bambini sono sempre più precoci e competenti nell’impararne l’uso, ancor più quando intuiscono che si tratta di vocaboli proibiti. Come fare, allora, quando iniziano a utilizzarli?

Niente panico

Ogni parolaccia pronunciata suscita di per sé una reazione (sorpresa, scandalo, divertimento…) che rinforza automaticamente il comportamento del bambino. Per questo conviene evitare di allarmarsi. Meglio invece interrogarsi sul motivo che sta alla base dell’introduzione di quei termini perché le parolacce, in base all’età, hanno un significato differente.

Parolacce già a due anni?

Verso i 2/3 anni i bambini le pronunciano per imitare i genitori e, incuriositi da un gergo inusuale, lo ripropongono nei loro brevi dialoghi. Non conoscendone il significato, rimangono felicemente meravigliati quando appurano che sono in grado di attirare l’attenzione. E suscitare sorpresa negli adulti. In questo caso, è poco costruttivo sgridarli o cercare di capire dove abbiano sentito le parolacce. Conviene invece far finta di niente, così da non rinforzarne il potenziale potere. Inoltre, è bene limitarne l’uso tra adulti, invitando anche gli amici a porre attenzione, specie in presenza dei piccoli.

Dai 4 anni

Intorno ai 4/5 anni i bambini potrebbero dire le parolacce per sentirsi grandi, per trasgredire, per testare mamma e papà. È, quindi, importante chiedere ai propri figli se conoscono realmente il significato di quel vocabolo. Ed eventualmente spiegarglielo con un tono calmo
e tranquillo, facendo capire che esistono termini capaci di ferire e offendere gli altri, mancando loro di rispetto. Se poi dietro la parolaccia ci fosse un atteggiamento provocatorio, è fondamentale dare al bambino la possibilità di esprimere le proprie frustrazioni con altri metodi e strumenti, offrendogli esempi e alternative socialmente accettabili.

RispostacceSe a darle è il tuo bambino

A 6 anni

A 6 anni i bambini maturano una maggiore consapevolezza: è frequente che l’uso delle parolacce avvenga intenzionalmente e contestualmente a un’espressione di rabbia o a un senso di ingiustizia per scaricare le tensioni. Anche in questo caso, arginare e comprendere diventa più funzionale che punire e drammatizzare. Se questi interventi non fossero sufficienti a circoscrivere il comportamento, piuttosto che dire volgarità si può pensare di trovare, insieme al bambino, sinonimi più divertenti o coniare termini originali da usare nei momenti difficili.

con la collaborazione di Marta Rizzi, psicologa e psicoterapeuta, blogger di unamammasottosopra.it

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