Scherma: uno sport a misura di bambino | Insieme
apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Scherma: uno sport a misura di bambino

Rapidità di movimento, ingegno, precisione. E tanta creatività. Insomma, per ‘affondare’ l’avversario ci vuole inventiva. Ecco perché la scherma è un meraviglioso ‘gioco da bambini’

Scherma: uno sport a misura di bambino

Quale disciplina sportiva per i nostri figli? I genitori più tecnologici e meno tradizionalisti rispondono scomodando persino ‘Dottor Google’, che passa in rassegna un nutritissimo ventaglio di attività. Chissà perché, però, sulla voce ‘ scherma ’ sono in pochi a soffermarsi. “Sarebbe interessante, ma un po’ pericoloso”, obietta qualche genitore. Oppure ancora: “Per la crescita, meglio prediligere uno sport armonico. La scherma è una disciplina asimmetrica, quindi poco adatta ai bambini”. A queste e ad altre obiezioni risponde Francesca Bortolozzi, ex schermitrice italiana, due volte campionessa olimpica nel fioretto a squadre. Oggi voce autorevole della FIS, Federazione Italiana Scherma, oltre che istruttrice federale in forze al Club Comini di Padova. Per lei «la scherma, nelle tre specialità che sono fioretto, spada e sciabola, tira fuori la vera personalità che c’è in ognuno di noi. Io, da piccola, ero timidissima. Avevo solo una certezza: volevo fare danza. Quando, poi, ho cominciato a tirar di fioretto, maschera sul viso, sono riuscita a esprimermi al meglio delle mie capacità. E continuo a farlo ora».

Ogni sport ha la sua etàScopri quello di tuo figlio

Ci vuole un fisico bestiale

È con il titolo di una canzone di Luca Carboni – guarda caso del 1992, lo stesso anno del suo primo oro olimpico – che Francesca Bortolozzi spiega quanto impegnativo sia tirare di scherma. «Sì, ci vuole proprio un fisico bestiale», puntualizza l’olimpionica. «Per ogni spostamento, accosciata, affondo, spinta, devi dare tutto te stesso. Ciascun allenamento, fin da piccoli, fa leva su una parte atletica che serve a ottimizzare la condizione fisica. Il baby schermitore, saltellando di continuo, impara a usare e rafforzare i muscoli delle gambe, dai quadricipiti ai glutei. Quindi, nel tentativo di colpire il bersaglio prima, l’avversario poi, muove moltissimo anche braccia e busto, addominali e dorsali inclusi.

Scherma: una disciplina asimmetrica?

Legittimo pensarlo. D’altra parte l’attrezzo sportivo si brandisce con una mano soltanto. Ma questo non fa di spada, sciabola e fioretto discipline asimmetriche dal momento che, per praticarle correttamente, viene allenata, e irrobustita, ogni singola parte del corpo. In maniera del tutto armonica. Mi preoccupa di più la postura scorretta dei bambini sui banchi di scuola».

Onore alle regole

La scherma è una ‘disciplina di opposizione’ che ha origini antichissime. È l’arte del colpire senza essere colpiti. «Il fatto di trovarsi in pedana da soli davanti al proprio avversario», sottolinea Bortolozzi, «ha importanti ripercussioni educative. Il bambino, infatti, impara le regole di buona convivenza. Ogni sfida, che sia un allenamento informale o una competizione ufficiale, comincia e finisce sempre con saluto e stretta di mano all’avversario, all’arbitro e al pubblico».

Messaggi opposti

La mancata osservanza di questa prassi può costare molto caro al ‘trasgressore’, sanzionabile persino con una bella espulsione. Per la serie: hai un’arma in mano, ma il messaggio è opposto. «La scherma, infatti, educa alla non violenza, alla delicatezza, ma soprattutto alla considerazione del contendente e di tutte le persone intorno».

Identikit di uno sport che convince grandi e piccini

Dal punto di vista psicologico spada, sciabola e fioretto insegnano a incanalare gli istinti e a controllare i movimenti. Ad esempio, nella triangolazione base della scherma, ‘tempo-misura-velocità’, in pochi istanti, il tempo cioè di ogni attacco, i bambini imparano a mantenere la calma e a sviluppare la concentrazione, nel tentativo di studiare l’avversario. Con il quale si misurano anche in punta di fantasia e creatività.

Soluzioni veloci

«Tutte qualità, queste, indispensabili per trovare soluzioni celeri e imprevedibili, in costante adattamento alle mosse dell’altro, così da anticiparlo e infliggergli la stoccata finale», puntualizza Bortolozzi. «Senza contare che per gareggiare, al di là dell’esito più o meno felice del match, è necessario pianificare una strategia lucida e analitica, che faccia leva sulle proprie caratteristiche. Occorre sfoderare, quindi, una buona dose di autocritica e consapevolezza, ma anche di umiltà nel caso in cui l’affondo venisse subìto e non inferto. Non è solo scherma, è anche vita».

L’istruttore: l’asso nella manica dei baby schermitori

Colui che li appassiona alla lealtà, ancor prima che alle tre diverse specialità. Perché l’istruttore di scherma non si limita ad allenare. La relazione che, da subito, instaura con gli allievi è unica e straordinaria, diversa da bambino a bambino. L’istruttore si preoccupa, cioè, di crescere piccoli atleti responsabili e, per riuscire nell’intento, li studia a fondo, cerca di capirli, li incoraggia, soprattutto nelle difficoltà. Vive con loro una sorta di ‘simbiosi sportiva’ che, è il caso di dire, corre sul filo di lama.

Da soli per il bene del gruppo

«La cosa sorprendente in tutto questo», rimarca Francesca Bortolozzi, «è che, pur essendo uno sport individuale, la scherma crea un forte legame di gruppo. E gran parte del merito va proprio a quegli istruttori che educano i bambini a sfidarsi in pedana e ad abbracciarsi fuori, a organizzarsi con gli impegni per poi ritagliarsi del tempo libero da trascorrere tutti insieme. Una società (più) civile comincia anche da qui».

di Chiara Amati

Commenti