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Atletica leggera: pronti, partenza, via!

Corsa, tanta corsa. Ma anche salti, staffette, lanci... L’atletica leggera è uno sport multidisciplinare che punta allo sviluppo delle abilità psico-fisiche dei bambini . Obiettivo? Farne campioni di vita

Atletica leggera: pronti, partenza, via!

Se gli hanno affibbiato quel soprannome, ‘Lightening Bolt’, un motivo c’è. E il motivo è che lui, Usain-Saetta Bolt, è l’uomo più veloce di tutti i tempi: i suoi record olimpici nei 100 e 200 metri piani, oltre che nella staffetta 4×100, sono ancora da battere. I grandi campioni (quasi) come lui ci provano. I piccoli tifosi, sempre più numerosi e in ogni dove da che Bolt, con la sua travolgente simpatia, ha sdoganato l’ atletica leggera world wide, si accontentano di imitarlo a suon di…gesti. La saetta, appunto, su tutti. Senza sapere che proprio quel gesto è in realtà «un passo di danza giamaicano che ho personalizzato», spiega lo sprinter. «Significa ‘to the world’, ‘dalla Giamaicaa tutto il mondo’». Come a dire: l’atletica, con le sue discipline (salto in alto, in lungo, triplo, con l’asta, lancio del peso, del martello, del disco, del giavellotto, corse su pista veloci o di resistenza…), è il festoso collante della società, a ogni latitudine e longitudine.

Saltare, correre … e lanciare

L’atletica in fondo è tutta qui. A sostenerlo con cognizione di causa è Stefano Baldini, direttore tecnico dell’Area Sviluppo della FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera), con un glorioso passato da mezzofondista. Suo l’oro nella Maratona di Atene 2004 con lo strepitoso tempo di 2 ore, 10 minuti, 55 secondi. E oggi che si trova dall’altra parte della barricata avverte: «I bambini hanno bisogno di muoversi, in semplicità. L’ atletica leggera, con il suo variegato ventaglio di discipline strettamente legate alle origini del movimento umano, è lo sport più immediato da proporre loro. E anche il più fisiologico. A pensarci bene, non esiste nulla di più naturale che cominciare a camminare, mettendo un piedino davanti all’altro. Col tempo, si tratta di velocizzare i movimenti, fino ad arrivare alle prime corsette. I lanci? Iniziano nel seggiolone e non c’è bimbo che, prima o dopo, non si cimenti anche solo nel lancio della pappa. Poi, quando il seggiolone si fa stretto, ci si alza in piedi pronti a saltare giù. Ecco qui: nei primi mesi di vita il bambino è un perfetto atleta, da ‘coltivare’ non per farne un campione, ma per rafforzarne corpo e spirito».

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Un balzo in avanti

Poi un altro e un altro ancora. Per fare meglio. È la metafora della vita. Tra salti, corse, lanci, tra ostacoli, pesi e giavellotti, l’atletica leggera consente di sviluppare e affinare doti come, ad esempio, la flessibilità, la potenza, l’agilità, la velocità, la resistenza. «Doti, queste, utili anche al di fuori del campo di gara», argomenta Baldini. «Un bambino abituato a misurarsi con se stesso e con le proprie capacità, nel tentativo di dare sempre il massimo, sarà un adulto tenace, pronto al sacrificio pur di centrare l’obiettivo. Che non è per forza di cose il record del mondo della disciplina prescelta, quanto piuttosto il superamento dei propri limiti».

Atletica leggera: questione di ‘SFactor’

Di quel ‘Fattore Sociale’ che insegna le regole di comportamento. Con l’atletica leggera, il bambino viene inserito in un gruppo di coetanei pronti a sfidarsi, ad esempio, nel salto in lungo piuttosto che in un percorso a ostacoli. «Per lui la figura di riferimento resta quella dell’allenatore», puntualizza Baldini. «Questi quanto più è preparato, tanto più è in grado di motivare, correggere, incoraggiare. Insegnare ‘il mestiere’ e la tecnica, nel rispetto dei tempi di crescita del baby atleta, è sì importante. Ma un buon coach deve prima di tutto spiegare ai bambini a comportarsi correttamente in relazione ai compagni, deve aiutarli a capire le dinamiche di funzionamento della squadra. In un contesto naturale – l’ atletica leggera andrebbe praticata all’aria aperta anche in inverno – che saprà via via apprezzare e rispettare. Scusate se è poco».

La carta etica

L’asso nella manica della FIDAL. La Federazione Italiana di Atletica Leggera ha redatto un vero e proprio documento volto a contribuire in maniera decisiva alla formazione della persona. Ogni atleta, fin dai primi anni, deve avere rispetto dei limiti imposti dal proprio fisico e dai propri ideali. Per la serie: quel che conta è praticare le diverse discipline (ogni bimbo è invitato ad abbracciarle tutte a rotazione) al meglio delle proprie capacità. Ma il rispetto è anche verso gli altri, a garanzia di una equilibrata convivenza sociale. Lealtà, con l’osservanza delle regole di gioco, e onestà, con il riconoscimento della superiorità degli avversari, sono irrinunciabili dal momento che contribuiscono alla formazione di una sana competitività. E irrinunciabile è, in pista, anche il principio di integrazione che favorisce tutte quelle esperienze finalizzate a incoraggiare il coinvolgimento dei bambini diversamente abili e l’aggregazione di quelli stranieri. A tal proposito, è emozionante vedere 4 connazionali di colore – Raphaela Luduko, Maria Benedicta Chigbolu, Libania Grenot, Ayomide Folorunso – salire sul gradino più alto del podio in nome di quella Italia, che tanto amano. È accaduto agli ultimi Giochi del Mediterraneo di Tarragona dove, ancora una volta,  lo sport riesce a unire e andare oltre ogni pregiudizio mostrando il volto più bello dell’Italia multietnica.

di Chiara AmatiFoto di Betty Colombo per Insieme

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