Bambino ribelle all'improvviso: e adesso cosa facciamo? | Insieme

Bambino ribelle: cosa fare?

Risponde male, tiene testa a mamma e papà, sembra un piccolo ribelle... Cosa è successo, all’improvviso, a nostro figlio? E come fare per... rimetterlo in riga?

Bambino ribelle: cosa fare?

Tende ad alzare il tono di voce per imporre la sua opinione, non ascolta mamma e papà e mostra fastidio per i loro consigli. A volte risponde male, invitando a “non rompere”. Sembra il perfetto identikit di un adolescente e invece è il nostro bambino ribelle di otto, nove o dieci anni che, all’improvviso, sembra diventato un altro. Cosa succede? Come mai questa precoce trasformazione che lascia attoniti i genitori?

Una tappa della crescita

«Verso gli otto-nove anni si verifica una sorta di scatto di crescita», spiega Monica Castagnetti, psicopedagogista a Milano. «È una tappa importante che segna la comparsa di nuove esigenze. In questa fase il bambino sperimenta il bisogno di vedere riconosciuta la propria identità. Un’identità autonoma, differenziata da quella dei genitori. Nella prima infanzia il piccolo si affidava a mamma e papà per ottenere risposte che gli spiegassero la realtà. Ora comincia ad avere idee e opinioni proprie. Agli adulti non chiede più solo risposte. Domanda la possibilità di esprimere se stesso, di dire la sua, di essere preso in considerazione».

Occhio agli schemi

Inizialmente il genitore può non percepire che è avvenuto un cambiamento. E così ripropone lo stesso schema che funzionava quando il bimbo era più piccolo, ma che adesso non è più adeguato. Da qui nasce il nervosismo del figlio, che spesso reagisce con stizza e disubbidienza di fronte a una risposta legata a una fase precedente, ormai superata, della sua crescita. E per noi diventa un bambino ribelle.

Bambini disubbidientiPrendili così

Una nuova modalità comunicativa

Come gestire, allora, il rapporto per evitare nervosismi e stress? «Aprendo un dialogo invece di dar subito una risposta», spiega l’esperta. «Ad esempio, di fronte a una domanda il genitore può dire: “Come mai me lo chiedi?”. E così porta il bambino ribelle a esprimere il suo pensiero. In pratica si modifica lo schema di comunicazione, che non si risolve più nel breve scambio domanda-risposta. Casomai si sviluppa in un confronto più articolato, in cui adulti e bambini espongono le loro opinioni e ne discutono insieme.

Quel che più conta

Il messaggio è che a mamma e papà interessa quello che il figlio pensa. E in questo modo, il nervosismo si riduce gradualmente fino a scomparire». Attenzione, questo non significa dover accogliere ogni richiesta. Se la strada proposta non è praticabile, il genitore spiegherà qual è il modo adeguato di procedere. Intanto, però, grazie al dialogo avrà accolto il bisogno del bambino ribelle. Quello di essere riconosciuto come individuo con una propria identità.

Quando comincia a esagerare

Modificare il proprio stile comunicativo, accogliere e valorizzare le prime opinioni del bambino ribelle in molti casi è risolutivo. Ma cosa fare se il nostro quasi-ragazzino sembra incapace di accettare un no? Quando le discussioni e il ‘tiro alla fune’ diventano una costante che mette a dura prova la pazienza dei genitori, forse c’è qualcosa che non va.

Primo caso

«Se il bambino ha dei fratelli più grandi potrebbe aver assistito a modi di relazionarsi di tipo adolescenziale. Modi che magari si sono rivelati efficaci per ottenere quanto desiderato e quindi tende a riproporli, emulando i fratelli maggiori», considera Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Biologiche dell’Università di Milano.

Secondo caso

«Se il bambino è figlio unico, questa situazione potrebbe essere il risultato di uno stile educativo che lo ha posto costantemente al centro. E quindi oggetto dell’attenzione generale. Se è sempre stato accontentato, crescendo è come se alzasse l’asticella. Se cioè incrementasse aspettative e richieste, faticando molto ad accettare un ‘no’ come risposta. In questi casi il bambino ribelle reagisce male alla frustrazione perché non è capace di autoregolarsi a livello emotivo». Di fronte a situazioni di questo tipo, è opportuno confrontarsi con gli insegnanti per sapere come nostro figlio si comporta nell’ambiente scolastico. In alcuni casi può capitare, infatti, che assuma atteggiamenti prepotenti anche con il docente e/o con i compagni.

Bambino ribelle: come aiutarlo a rallentare

Quando un figlio accelera troppo, non è in grado, poi, di rallentare da solo. L’intervento dell’adulto risulta fondamentale per ridefinire meglio i ruoli all’interno della famiglia. «Il genitore è chiamato innanzitutto ad assumere un atteggiamento più autorevole. E a distinguere i piani per ricollocare il figlio nella sua posizione», sottolinea Pellai. «Allo stesso tempo, dovrà svolgere una funzione di contenimento emotivo. Dovrà cioè aiutare il bambino a gestire la frustrazione e la collera che sperimenta quando una richiesta non viene esaudita».

di Giorgia Cozza

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