Compiti, che fatica! E non solo per il bambino... | Insieme
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Compiti, che fatica!

 

Compiti, che fatica!

Le maestre li danno per consolidare l’apprendimento, ma per i bambini i compiti sono una grandissima seccatura. E in famiglia diventano spesso motivo di tensione. Cosa fare? La parola alla nostra esperta, la pedagogista Laura Mazzarelli.

Compiti: non sono capace di farli!

Il nostro bambino è al tavolo pronto a cominciare ma, sul più bello, urla che non sa eseguire gli esercizi. Un’affermazione che dice più di quanto immaginiamo. Dinanzi a una simile protesta, i genitori devono mantenere la calma. E riconoscere al piccolo lo sforzo che sta compiendo. Poi, con empatia, si passa alla fase due. «Conviene invitare il bimbo a mostrare cosa non è capace di fare. E spiegargli che lo aiuteremo a superare l’ostacolo in modo che, poi, continui da solo». Parola di Laura Mazzarelli, che collabora con la facoltà di Scienze della Formazione Milano Bicocca.
L’adulto può trasformare questa sensazione di non essere capace. E fare sì che non diventi un limite, ma una possibilità di ascolto e condivisione. I genitori possono anche raccontare di quando erano piccoli e avevano delle difficoltà. In questo modo si avvia un percorso di riconoscimento e rasserenamento». I bambini, infatti, amano ascoltare storie in cui i genitori erano piccoli. E avevano preoccupazioni analoghe a quelle che stanno affrontando.

CompitiChi ha detto che servono i libri?

Sono troppi, non finirò mai!

Alzi la mano chi non ha condiviso, almeno una volta, questa protesta. Perché, spesso, il carico dei compiti pesa, complice la frustrazione di pagine e pagine di esercizi di matematica o di frasi di analisi grammaticale. Il bambino vede davanti a sé una montagna insormontabile di attività e si fa prendere dall’ansia. I numeri cominciano a essere scritti male, il quaderno diventa un pasticcio.
«In questa circostanza, l’adulto può suddividere con il bambino la mole di lavoro, organizzando il tempo. Deve lasciare delle pause, sostenerlo nella fatica, riconoscendogliela, e incitarlo a non mollare», precisa la pedagogista. A volte è difficile anche per gli adulti attribuire un senso a tutte quelle pagine di compiti.
Nel caso, si può anche essere sinceri, ammettere con il piccolo che è stancante, ma approfittarne per fargli capire che la vita chiama a fatiche inevitabilmente da affrontare. Il valore educativo consiste nel far comprendere ai bambini il senso del dovere, accompagnandoli a superare qualcosa di gravoso. Si tratta di un passaggio importante ed efficace, più che lasciarli soli, nell’intento di far vivere loro la soddisfazione di dire: “Finalmente ho finito!”».

Stai vicino a me?

Mamme e papà sono sempre molto impegnati quando rientrano a casa, costretti a rincorrere mille incombenze diverse. Così, dinanzi a un bambino che fa i capricci e chiede di averci vicino mentre esegue i compiti, non sanno come reagire. Ma non si tratta di una scusa, né di una leggerezza.
«I bambini hanno bisogno della nostra presenza», insiste Mazzarelli. «A volte la paura di abituarli a noi sottrae loro la gioia della vicinanza. Il nostro esserci si deve basare su un ascolto autentico dei bisogni del bambino e va calibrato in base all’età: la presenza dell’adulto all’inizio della scuola primaria sarà diversa da quella all’inizio di un ciclo di studi superiore».
In questo contesto, poi, l’adulto deve tenere conto delle caratteristiche del bimbo con cui ha a che fare. Quindi, se un piccolo ci chiede di stargli accanto, conviene ascoltare il suo bisogno. «Il bambino che fa i compiti non ha ancora interiorizzato che li fa per se stesso», conclude l’esperta. «Lo capisce solo se all’inizio trova qualcuno, come mamma e papà, che lo accompagna fino a quando non sarà in grado di essere autonomo».

di Caterina Belloni

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