Esami, bambini inglesi a scuola anche durante le vacanze | Insieme
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Esami : bambini inglesi in classe durante le vacanze per affrontarli al meglio

Esami : bambini inglesi in classe durante le vacanze per affrontarli al meglio

Niente vacanze di Pasqua per centinaia di bambini delle scuole elementari inglesi. Che, anziché starsene a casa a riposare o a spasso con i genitori, sono dovuti rientrare in classe durante le feste. Il motivo? Dedicarsi alle sessioni di ripasso in vista dei Sats, gli esami di fine primaria, più o meno i nostri Invalsi. Si tratta infatti di test che servono per valutare l’efficacia della scuola. E anche per dare un target di riferimento per i bambini in materie come matematica e grammatica inglese. Si eseguono in diversi momenti del percorso scolastico (a sei e a dieci anni). E dovrebbero fotografare i progressi dei bimbi, senza diventare valutazioni che fanno parte del curriculum. Il condizionale diventa d’obbligo, però. Negli ultimi anni, infatti, genitori, docenti e presidi sembrano sempre più preoccupati degli esiti.

Lezioni in più durante l’anno

Già, preoccupati. E lo sono al punto tale che per tutto l’ultimo anno di elementari vengono organizzate sessioni di ripasso. Quando? Prima dell’orario della scuola e dopo. Perché? Per aiutare chi è più indietro in alcune delle materie scrutinate dai Sats. Si tratta di classi aggiuntive, che sono ancora accettabili visto che sono nei tempi della scuola. La novità delle classi extra durante le vacanze, invece, è recente. E ha già contagiato centinaia di scuole in giro per il Paese. Con estremo disappunto anzitutto da parte dei genitori, che magari programmavano una vacanza e si vedono costretti a rinviarla. Nessuno infatti vuole prendersi la responsabilità di far saltare il ripasso generale al figlio, mettendolo a rischio di diventare l’ultimo della classe.

Gli insegnanti protestano

Anche maestri e insegnanti, però, sono perplessi. Perché i bambini che devono sostenere i Sats hanno dieci o undici anni. E costringerli ad andare a scuola mentre gli altri sono in vacanza significa conferire a questo esame un’importanza estrema. Il che può generare stress e tensioni. Per non parlare delle conseguenze sull’autostima del piccolo, nel caso in cui gli esiti non siano brillanti come ci si aspettava.

Una scuola a misura di bambinoEsiste ed è così

Esami anche per chi ha quattro anni

Di recente, comunque, in Gran Bretagna questa mania delle valutazioni si sta diffondendo. Da settembre, infatti, decine di scuole sottoporranno a esami persino i bambini che hanno tra i quattro e i cinque anni. Poche settimane dopo l’inserimento nel corso chiamato Reception, che fa da preludio alle elementari, i bambini verranno presi dalla classe uno ad uno. E fatti sedere davanti a un computer. In presenza della maestra dovranno rispondere a una serie di domande. In base alle risposte, queste diventeranno sempre più difficili o sempre più facili, in modo da definire le potenzialità di apprendimento del piccolo. A quattro anni? L’idea che i propri bimbi, che dovrebbero pensare solo a giocare e al massimo a imparare come si sta con le altre persone, debbano già passare sotto le forche caudine di un test ha suscitato rabbia nei genitori. Che hanno protestato per le vie di Londra. E portato al primo ministro una lettera in cui chiedono di rinunciare a questo progetto.

Un problema di competizione eccessiva

Ma, a pensarci bene, il test di inizio elementari e quello di fine scuola sono frutto dello stesso piano di dividere in categorie i bambini sin da piccolissimi, creando classifiche dei più promettenti e di quelli scarsi. Una tendenza diffusa nel Regno Unito, che assomiglia all’idea dei voti numerici alle elementari da noi. E preoccupa. «Credo che queste iniziative dipendano da una competizione eccessiva, che è rivolta verso l’esterno con il ragazzino o il genitore che vogliono primeggiare», commenta la pedagogista Elisabetta Rossini. «Purtroppo si fa sempre più fatica a mantenere una competizione interna, che è positiva perché nasce dalla riflessione: so che posso fare bene, mi impegno per riuscirci e mi impegno sempre di più. Adesso, invece, anche da noi, si parla solo di numeri, di prestazioni e questo può portare a conseguenze negative».

Invalsi: il pericolo è l’ansia da prestazione

Lo sviluppo di un’ansia da prestazione può generare blocchi nei bambini e nei ragazzi. «Sempre più spesso i bambini delle medie cominciano ad avere forme di ansia vere e proprie. Ad esempio, si paralizzano davanti a prove ed esami», insiste l’esperta. «Questo meccanismo influisce anche sulla loro autostima. Il bambino finisce per non voler fare più nulla. E per chiudersi in se stesso per la paura di fallire e di non primeggiare. L’unico modo per tenere intatta questa illusoria idea di perfezione è non fare nulla, con un atteggiamento che può condurre a forme patologiche. Si genera una specie di paralisi. Dovendo essere perfetti, i migliori sempre e in ogni campo, la sola maniera per non disattendere queste aspettative è non fare più niente, evitando il rischio del fallimento».

Ritrovare una spinta positiva

Secondo Elisabetta Rossini l’ansia in sé è positiva. «E’ quello stato che ci permette di avere un’attenzione e una concentrazione su ciò che dobbiamo affrontare. Quando però sfugge di mano e ti inonda completamente, travalicando i confini della prova singola, e si fa paralizzante». Colpa dei voti, che diventano l’unico obiettivo, perdendo di vista i progressi compiuti. Ma non si tratta delle stesse aspettative che si nutrono in Italia per le prove Invalsi. Con i maestri spaventati e i genitori costretti a passare la Pasqua a far revisione in vista degli esami di inizio maggio.

di Caterina Belloni

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