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Insegnante: ce l’ha con mio figlio?

Può capitare, a volte, di avere questa impressione, specialmente se il bimbo è inquieto e pensieroso. Come dobbiamo comportarci per il suo bene lo spiegano le nostre esperte

Insegnante: ce l'ha con mio figlio?

Fino a qualche anno fa, l’ insegnante era una sota di ‘guru’ autorevole per definizione. Se il bambino si lamentava per un rimprovero ricevuto, rischiava di riceverne un altro da mamma e papà. Oggi, per fortuna, c’è maggiore attenzione nei confronti dei sentimenti dei piccoli, ma trovare la risposta giusta non è facile: il rischio di minimizzare o, viceversa, di enfatizzare l’accaduto è sempre in agguato. La psicologa Laura Santoro e Monica Castagnetti, psicopedagogista, rispondono alle nostre domande.

Scelte drastiche

Se, nonostante i tentativi di dialogo con la maestra, la situazione non migliora è opportuno cambiare scuola?
«Quando il rapporto con l’ insegnante è ormai caratterizzato da una scarsa fiducia», spiega laura Santoro, «il cambiamento deve avvenire proprio perché il bambino avverte l’ansia e la preoccupazione dei genitori e perché è venuto meno il lavoro sinergico scuola-famiglia, fondamentale per il rendimento scolastico dell’alunno».

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Insegnante: quando cambiare

Quali sono i casi in cui cambiare è la scelta giusta?
«Se il bimbo manifesta un disagio, durante il giorno con un cambiamento dell’umore, durante la notte con un sonno agitato o difficoltà di addormentamento, il trasferimento in un altro istituto può essere la soluzione. Ma cambiare può essere opportuno anche se dal colloquio con le insegnanti appare chiaro che alcune caratteristiche del piccolo sono state interpretate in modo negativo e definitivo (è troppo vivace, è poco dotato e così via)».

Come aiutare il bambino

«Incoraggiandolo a fidarsi delle proprie capacità. È utile valorizzare i suoi punti di forza e aiutarlo a trasformare le sue ‘debolezze’ in occasioni di crescita, ad esempio cercando una scuola in cui vengano svolte attività (sport, teatro, computer) che gli permettano di esprimere le sue passioni/predisposizioni».

In caso di maltrattamenti

Se la situazione in classe degenera e il bambino viene palesemente maltrattato, cosa fare? «Qualora l’insegnante compiesse dei gesti che ledono l’integrità fisica o emotiva del bambino ci si può rivolgere al dirigente scolastico, chiedendo di attivarsi per controllare la situazione», sottolinea Monica Castagnetti, psicopedagogista a Milano. «Può capitare che un professionista dell’educazione si ‘perda’, che a un certo punto non sia più in grado di reggere lo stress lavorativo o non riesca a recuperare l’immagine positiva di sé e della sua professione. In questi casi, confrontarsi con il proprio dirigente scolastico può essere d’aiuto per l’insegnante stesso, per recuperare la rotta».

di Giorgia Cozza

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