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Maestra: è cambiata di nuovo. E adesso?

Dagli asili nido alla scuola primaria: nessuno è indenne dal turn over delle educatrici e delle insegnanti. I genitori sono spesso esasperati. Ma i bambini come si possono aiutare?

Maestra: è cambiata di nuovo. E adesso?

Quest’anno un insegnante su tre, ovvero oltre 250 mila docenti, ha cambiato cattedra. Dall’anno scorso il problema si è triplicato rispetto agli anni passati: vale a dire – guardando la questione dal punto di vista degli studenti – che due milioni e mezzo di alunni hanno avuto almeno una maestra diversa rispetto all’anno precedente. A complicare le cose, il fatto che la staffetta non si realizza solo a inizio anno scolastico: molti aggiustamenti di graduatoria e problemi di salute possono portare a una sostituzione improvvisa più avanti. L’emergenza è tanto più acuta quanto più è piccolo il bambino, soprattutto se la partenza dell’educatrice o della maestra è definitiva.

La maestra è come la mamma

«Le educatrici dell’asilo nido, così come le maestre della scuola materna ed elementare, sono delle figure molto importanti per i bambini. L’insegnante rappresenta un riferimento affettivo ed emotivo poiché nelle ore scolastiche sostituisce la figura dei genitori – spiega Luigia Milani, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva dell’Unità operativa semplice dipartimentale di Psicologia Clinica dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma – e quindi un cambiamento ‘in corsa’ può essere vissuto come un vero e proprio abbandono. La reazione del bambino è tanto più brusca quanto più tra la maestra e il piccolo si era instaurato un rapporto intenso».

A scuola, inoltre, la maestra chiede delle prestazioni al bambino per poi valutarle: «Far fare un esercizio di lettura o scrittura alle elementari, così come un esercizio di prescrittura o di prelettura alla scuola dell’infanzia, comporta solitamente una valutazione da parte dell’insegnante. Dare un voto, oppure semplicemente dire “bene” oppure “hai sbagliato”, è un momento tanto delicato quanto importante per lo sviluppo della personalità dei bambini. I piccoli, infatti, percepiscono la valutazione del compito come una valutazione globale del sé: è per questo che il ruolo dell’insegnante – così come quello dei genitori – è molto importante per una sana crescita emotiva del bambino».

Comunicazioni genitori insegnantiSette regole d'oro

Mai minimizzare

Il primo intervento dei genitori, decisivo, è fermarsi ad ascoltare con attenzione ciò che il bambino ha da dire. Può sembrare un consiglio banale, ma non lo è: spesso davanti a un problema al quale noi adulti non riusciamo a trovare una soluzione, la tentazione è quella di sdrammatizzare, tentando di convincere il bambino che non si tratti di una vera difficoltà. «Invece non si deve mai negare, né minimizzare il dolore e il malessere che il bambino sta provando: un cambiamento di maestra è sempre un trauma, piccolo o grande che sia», continua Milani. L’età è un criterio importante nel determinare le diverse reazioni dei bambini: i più piccoli spesso “non trovano le parole” per esprimere la loro difficoltà. E, quindi, i segnali del loro disagio devono essere cercati altrove. I segnali di disagio vanno interpretati: non sempre i bambini, anche se grandi, sono in grado di esprimerlo con le parole e di venire in cerca di conforto. Le reazioni possono essere diverse a seconda del carattere, del rapporto con i genitori, di quanto sono abituati ad esternare le proprie emozioni, di quanto si sentono sicuri di sé. E’ importante, allora, saper riconoscere i “segnali” e accogliere il loro dolore, anche per non trasmettere loro l’idea che manifestare un dispiacere sia in qualche misura sconveniente. Alcuni possono farne “una tragedia”: «Fare ‘una tragedia’ in caso di cambio di insegnante – precisa Milani – può essere espressione di una sensazione di disagio  forte causato dalla mancanza di capacità di auto-rassicurazione da parte del bambino. E’ anche un modo per chiedere rassicurazione agli adulti di riferimento, a cominciare naturalmente da mamma e papà».

Come agire concretamente?

«Se la maestra va via per una quantità di tempo circoscritta, ad esempio per maternità, è bene offrire al bambino la possibilità di contattare la maestra, anche saltuariamente e per telefono. E’ un modo per tenere vivo il contatto e per far sì che il bambino elabori il concetto della continuità degli affetti, nonostante la temporanea assenza della propria insegnante», spiega Milani.

Se la maestra va in pensione

«Nel caso in cui la maestra che va via non torni più, è bene spiegare al bambino per tempo cosa succederà quando andrà via – spiega l’esperta -. E’ bene parlare molto col bambino per prepararlo a quello che accadrà, e lo devono fare sia i genitori, che la maestra. E’ bene che la spiegazione sia chiara e accettabile da parte del bambino, affinché non venga vissuta come un rifiuto nei suoi confronti e non si senta abbandonato. Bisogna aiutare il bambino ad accettare le motivazioni che portano la maestra ad andare via». L’ideale sarebbe, poi, che la maestra, oltre a preparare i propri alunni al distacco, riuscisse a presentare loro la nuova insegnante: «In questo modo si attenuerebbe la paura dell’ignoto e si creerebbe una linea di continuità che per i bambini può risultare rassicurante», spiega la psicologa. Ma questo non rientra nei ‘poteri’ del genitore, naturalmente.

Il versante cognitivo

Dal punto di vista cognitivo è indubbio che ogni insegnante abbia il proprio metodo di insegnamento. Per bambini e ragazzi, quindi, un docente che cambia significa non solo perdere un punto di riferimento emotivo e affettivo, ma anche trovarsi coinvolti in diverse strategie di insegnamento. E per un bambino può essere molto disorientante: «Questo richiede, quindi, una nuova organizzazione anche cognitiva. Dal punto di vista cognitivo a soffrire maggiormente sono i bambini delle scuole elementari – spiega Milani -. La frequenza di cambi di insegnante è un fattore che può ostacolare l’evoluzione dei percorsi di apprendimento, amplificare l’entità di eventuali  difficoltà o contrastare eventuali miglioramenti. Alcuni bambini particolarmente sensibili possono poi manifestare delle regressioni, facendo passi indietro rispetto alle capacità acquisite».

Cambio di metodo

Un cambio di insegnante può essere molto disorientante anche per i genitori di bambini con problemi di apprendimento che, vedendo il proprio figlio in difficoltà, «possono andare in confusione non riuscendo a discernere quali difficoltà sono realmente legate a problematiche di apprendimento e quali sono invece dovute alla confusione data dal cambio di metodo del nuovo insegnante», precisa Milani.

Osservatori silenziosi

Essere osservatori silenziosi, ma presenti. Ecco cosa possono fare i genitori per aiutare i bambini a gestire il cambio di insegnante e di metodo: «Osservare il bambino per capire se e come riesce a gestire questo ‘ostacolo’ da saltare. Anche i bambini bravi a scuola e che non si lamentano del cambiamento vanno monitorati e sostenuti affinché non si sentano abbandonati a loro stessi. I bambini devono avere la sensazione che possono farcela da soli – poiché anche questa è la base per sviluppare una buona autostima – ma, allo stesso tempo, si sentono più sicuri se sanno che vicino a loro ci sono la mamma e il papà nel caso in cui abbiano bisogno. Proprio come accade con un bambino che sta imparando a camminare: cade spesso e in alcuni casi ce la fa a rialzarsi da solo, mentre in altri casi è necessario l’intervento di un genitore».

di Miriam Cesta

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