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Maestro (maschio!) cercasi

Maestro (maschio!) cercasi

A lanciare l’appello è l’Inghilterra che ha avviato un progetto per trovare uomini disposti a insegnare ai piccoli, così da invertire la rotta attuale che, nei primi anni di scuola, vede prevalere le insegnanti donne. Come mai questa presa di posizione? Studi recenti hanno rilevato che, se la professione di maestra è prevalentemente femminile, dipende da un pregiudizio. Peccato perché una ricerca condotta dall’Università di Lancaster, in collaborazione con il Fatherhood Institute che si occupa di paternità, ha dimostrato che avere un maestro giova allo sviluppo dei piccoli.

La Norvegia batte tutti

La dimostrazione dei benefici arriva anzitutto dalla Norvegia, dove il dieci per cento degli insegnanti delle elementari è rappresentato da uomini e i risultati in termini didattici, ma anche di benessere, sono notevoli. Mediamente, invece, negli altri Paesi europei, Inghilterra e Italia comprese, non si va oltre una media del 3 per cento di maestri. Un paio d’anni fa l’Organizzazione per lo sviluppo economico (Ocse) aveva pubblicato una ricerca dal titolo ‘Squilibri di genere nella professione docente’, in cui si segnalava già che nei ventidue Paesi dell’Europa che aderiscono al Trattato di Schengen, le insegnanti donne erano pari al 97 per cento alla materna, vicine all’85 per cento alla primaria, con i maschi ridotti al lumicino. Come dire: il maestro è merce più che rara. In Italia, ad esempio, sempre nel 2017 i maestri uomini erano poco più del tre per cento del totale, appena sopra la media inglese.

Una scuola feliceSull'esempio di Mario Lodi

Con il maestro due grandi benefici

Una tendenza da invertire, secondo gli esperti di educazione, per due ragioni principali. Anzitutto avere un maestro maschio fornisce ai bambini un altro modello educativo oltre a quello femminile. Ciò davvero non guasta in una società in cui le mamme single sono in aumento. E i padri sono ‘assenti giustificati’ per via del lavoro. In più, secondo gli esperti inglesi, far vedere che anche gli uomini possono svolgere professioni in cui si prendono cura degli altri significa instillare nei piccoli, sin da subito, l’idea che non ci sono compiti prestabiliti per genere. Ma che si possono svolgere tutte le mansioni, nello stesso modo, purché si abbiano sensibilità e dedizione.

Le cause dell’allontanamento

A giustificare la scarsa presenza di maestri maschi sono ragioni di carattere educativo, economico e sociale. Anzitutto le scuole e i corsi di preparazione che formano insegnanti specializzati nel seguire i piccoli sono spesso frequentati più da ragazze che da ragazzi. Quindi il numero dei candidati si riduce. Secondariamente, per affrontare un gruppo di bambini vivaci servono pazienza, abilità multitasking e versatilità. Peculiarità che, in genere, caratterizzano più le donne, abituate a usare queste capacità anche durante la vita domestica.

E ancora…

Ad allontanare questo lavoro dall’orizzonte maschile può contribuire il fatto che non si tratta di un’attività molto remunerativa. Per un uomo, l’idea di uno stipendio ‘ridotto’ può risultare poco entusiasmante. Infine, si sente dire che la professione di insegnante lascia tempo libero per la gestione della famiglia. Risulterebbe quindi più adatta a donne e mamme che ai papà. Ragioni culturali che, secondo la ricerca inglese, non tengono conto del fatto che anche gli uomini di oggi desiderano dedicarsi alla famiglia. E poi, siamo davvero sicuri che tutti accetterebbero di togliere del tempo prezioso agli affetti più cari per avere stipendi maggiori? Quanto maggiori?…

Un’esperienza italiana conferma

Al di là di queste motivazioni, l’idea inglese sta facendo breccia. E trova d’accordo anche Mirko Montini, scrittore di libri per bambini e maestro per vocazione da oltre 18 anni. «Sin da piccolo sognavo di fare il maestro – racconta – anche se avevo come punto di riferimento una maestra. Ricordo che chiedevo a mia mamma perché ci dovessero essere solo donne. E spiegavo che da grande avrei fatto l’insegnante, per dimostrare che anche i maschi possono diventarlo».

Confessioni di un maestro

Il maestro Mirko confessa di aver subìto prese in giro pesanti dai compagni, all’età di sei o sette anni, quando parlava di questa sua passione. Le critiche, però, non lo hanno fermato. «Sono convinto che gli uomini possano essere ottimi maestri. Anche se, va detto, se hanno una gestualità e una sensibilità diverse da quella delle donne. A dimostrarlo sta il fatto che spesso, quando bisogna risolvere situazioni problematiche, le colleghe chiamano me. In particolare, quando ci sono litigi tra maschi, le maestre mi chiedono di intervenire. Sia chiaro: non perché io abbia un’autorità che spaventa, ma perché riesco a trovare la chiave giusta». Montini sottolinea anche come, sovente, i bambini lo accolgono come quella figura maschile che a casa non sempre c’è.

L’essere umano ha tante facce

A suo parere, i bambini in classe osservano come si comporta. Percepiscono le differenze con le insegnanti donne e ampliano le loro prospettive. «Io mi propongo più come la scuola dove si impara divertendosi – insiste Montini – . Da uomo, utilizzo gesti e atteggiamenti diversi. Non faccio la chioccia, ma non sono nemmeno il papà. Quello che mi motiva maggiormente è invitare i bambini a essere responsabili. Con me possono partecipare, stare insieme, divertirsi, imparare, senza fare i piagnucoloni, ma cercando di crescere».

Modelli educativi vincenti se diversi

A suo parere, infine, l’idea che ci siano due modelli differenti nell’educare è stupenda. «Questa diversa modalità di rapportarsi funziona tanto con i bambini stranieri. Bambini che, per cultura e tradizione, sono abituati a vedere i ruoli maschile e femminile non sovrapponibili – prosegue – . Scoprire che anche gli uomini possono svolgere bene un lavoro che i più attribuiscono alle donne, aiuta a equilibrare la loro percezione dei rapporti tra i due sessi e a farne adulti più completi». Un arricchimento per i piccoli, certo, che coincide con un beneficio per la società. Avere una forza docente variegata, capace di offrire approcci e sensibilità differenziati, migliorerebbe sia il rendimento scolastico che il benessere dei bambini. Oltre alla qualità del settore istruzione come hanno compreso gli inglesi, pronti a cambiare direzione per risultati maggiori.

di Caterina Belloni

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