Nuove amicizie, che bella occasione l’estate!

Nuove amicizie, che bella occasione l’estate!

 Al mare o in montagna, le vacanze sono una fantastica opportunità per conoscere altri bambini e divertirsi insieme. Se il piccolo è timido e fatica a socializzare mamma e papà possono dargli una mano

Nuove amicizie, che bella occasione l’estate!

Estate, tempo di vacanza, relax e… nuove amicizie. «Alcuni bambini prendono l’iniziativa e non esitano ad avvicinarsi ai coetanei. Altri, invece, hanno bisogno di un po’ di incoraggiamento», spiega Rosalinda Cassibba, professoressa di psicologia dello sviluppo e direttore del Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione dell’Università di Bari. «In ogni caso, l’intervento del genitore, da calibrare in base all’età del figlio e al contesto, è molto importante: spetta, infatti, all’adulto favorire la socializzazione». Vediamo, allora, come aiutare i nostri bambini a costruire delle relazioni positive in una situazione nuova, diversa dall’ambito familiare e scolastico.

Creare le condizioni per l’incontro

«I bambini sono attratti dalle novità, ma anche un po’ intimoriti», continua Rosalinda Cassibba. «L’incertezza, il fatto di avere qualche dubbio sono normali in un frangente che non si conosce. Per cedere al suo desiderio e alla voglia di nuove esperienze, il piccolo ha bisogno di sentirsi le spalle coperte, di avere accanto un genitore che gli offra il sostegno e la sicurezza necessari per muoversi nel mondo. Se il bambino è molto piccolo, tocca all’adulto creare il contesto perché si verifichi l’interazione, affinché i bimbi possano incontrarsi e iniziare a giocare insieme. Un esempio: se la famiglia si trova in spiaggia, mamma o papà possono costruire un castello di sabbia con il figlio e, quando altri piccoli, incuriositi, si avvicinano, incoraggiarli a unirsi a loro».
Per i bambini più grandicelli, dai 5-6 anni circa, il ruolo del genitore cambia, ma è pur sempre importante. «L’adulto ha la funzione di facilitatore e aiuta i bambini a darsi appuntamento per giocare o per dedicarsi insieme a qualche attività legata al periodo vacanziero», spiega l’esperta. «Spesso, i piccoli desiderano incontrarsi, ma non hanno la capacità di organizzarsi in tal senso. Serve, dunque, l’intervento dei genitori, che eventualmente possono accordarsi tra loro per creare opportunità d’incontro, individuando i luoghi e i momenti più adatti».

Si vergogna, come aiutarlo?

Se il proprio figlio ha un temperamento introverso,per cui tende a restare in disparte e non vuole avvicinarsi ai coetanei?
«Ci sono bambini che hanno bisogno di più tempo per osservare la situazione ed elaborare le novità», dice Elena Lupo, psicologa e psicoterapeuta, autrice di Il tesoro dei bambini sensibili (Il leone verde, 16 euro) e ideatrice del sito personealtamentesensibili.it.«Occorre, quindi, dosare gli stimoli, che non devono mai essere tanti tutti insieme, perché possano gestirli poco alla volta, aumentando così pian piano la loro fiducia. Ecco perché è necessario prima di tutto individuare o creare una condizione adatta».
Così, per esempio, il genitore potrà accompagnare il proprio figlio in un parchetto, scegliendo un gioco dove non c’è confusione, affinché possa iniziare a socializzare con un bimbo o due, in un ambiente tranquillo.
Da evitare anche gli scenari competitivi, che non sono equiparabili al gioco spontaneo. Se il bambino è grandicello? Insistere affinché si butti nella mischia non avrebbe senso, sarebbe anzi controproducente. «Mamma e papà sono chiamati a trovare il giusto equilibrio, devono incoraggiare il bimbo senza forzarlo», considera ancora Elena Lupo. «Molto importante è la modalità comunicativa: il suggerimento è di non sminuire le emozioni che prova il piccolo e, allo stesso tempo, non enfatizzarle. Il genitore potrà prendere atto dei suoi timori e, poi, suggerirgli di provare a giocare con gli altri, sottolineando che, se la situazione non fa per lui, potrà tornare indietro. Il messaggio è: “Io sono qui. Tu prova, se non ti trovi bene, faremo altro”. Se, dopo aver provato, il bambino torna indietro, nessuna rimostranza: ci si dedica a qualche attività insieme, senza farlo sentire inadeguato.
Il traguardo non raggiunto oggi, sarà alla portata del bambino più avanti. «Fondamentale, infine, non creare etichette (“È introverso, timido”), da cui poi diventa difficile liberarsi, con il rischio di ingabbiare il piccolo in un ruolo predefinito», conclude Lupo.

Nuove amicizie: favorire l’empatia

Il vostro bambino ha già fatto amicizia con diversi coetaneied è ben inserito nel gruppo. Voi, però, avete notato quel piccolo che sta in disparte a osservarli e sembra avere una gran voglia di giocare con loro… Ecco una bella opportunità per trasmettere il valore dell’accoglienza e dell’inclusione. In un momento tranquillo, quando si è soli con il proprio figlio, si può richiamare la sua attenzione sul coetaneo che è rimasto escluso, invitandolo a mettersi nei suoi panni. E dicendo qualcosa come: “Ho l’impressione che quel bimbo vorrebbe tanto giocare con voi: forse è timido e non se la sente di venire a conoscervi?”. Il passo successivo è incoraggiare il proprio bambino a fare la prima mossa, magari avvicinandosi all’altro con una palla o una paletta, con cui potranno giocare insieme.

Pian piano verso l’autonomia

Come comportarsi se il bambino chiede di andare con gli amichetti, senza la presenza di mamma o papà, a giocare al campo sportivo o a prendere un gelato? «Molto dipende dal luogo in cui ci si trova (“Potrebbe perdere l’orientamento? Il posto è sicuro?”) e dalla possibilità di tenere la situazione sotto controllo da parte del genitore», considera Rosalinda Cassibba.
«Comunque, dai 7-8 anni circa si può permettere al bambino di spostarsi in autonomia, vigilando a distanza. Ad esempio, se va con un amichetto a chiamare un terzo bambino, si può chiedere ai genitori di mandarci un messaggio quando arriva».

di Giorgia Cozza

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