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Yoga per bambini con bisogni speciali

Yoga per bambini con bisogni speciali

Speciale può essere una condizione fisica o psichica, una disabilità, una fase particolare della vita. Ma anche una malattia come ad esempio l’autismo di cui s’è celebrata proprio ieri, 2 aprile, la giornata mondiale. E speciali sono le attenzioni che queste situazioni richiedono. Come sanno bene i genitori di bambini colpiti da disturbi, traumi, handicap di varia natura. Genitori che si trovano ad affrontare percorsi terapeutici spesso lunghi e difficili. Un approccio a questi problemi altrettanto speciale, ricco di risorse e fecondo di risultati, è lo yoga. Diffuso nei paesi anglosassoni, sta trovando spazi di attuazione anche da noi, per esempio presso l’associazione Namah di Roma, fondata dall’insegnante di yoga Ylenia Malti, che si occupa proprio di Yoga per Bambini e adolescenti con Bisogni Speciali.

Di quali bisogni si tratta esattamente?

«Difficoltà di tanti tipi diversi: neurologiche, motorie, psichiche, emozionali», risponde Aleksandra Matakovic Manca, che collabora con Namah e pratica a Milano come medico neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, integrando yoga e meditazione. «All’associazione si rivolgono genitori di bimbi con problemi comportamentali, problemi di iperattività, disabilità motorie, disturbi dell’attenzione e della coordinazione, paralisi cerebrali, autismo, depressione, sindromi congenite e degenerative, disturbi dell’alimentazione, disturbi post-traumatici».

Come mai lo yoga può essere indicato per problemi tanto diversi?

«In anni di lavoro come neuropsichiatra e psicoterapeuta, ho sperimentato che yoga e meditazione rafforzano i risultati della terapia», spiega l’esperta. «Le ricerche scientifiche lo confermano in modo sempre più approfondito e dettagliato. Nella pratica dello yoga vengono coinvolti alcuni meccanismi fondamentali del nostro corpo sul piano neurofisiologico. In particolare, lo yoga equilibra il sistema nervoso autonomo riducendo il tono simpatico, attivo in condizioni di stress. E aumentando il tono parasimpatico, che funziona al meglio proprio quando l’organismo è in stato di calma. Questo stimola migliorando la frequenza cardiaca e respiratoria, l’ossigenazione e il sistema immunitario. Inoltre, a livello del sistema nervoso, una pratica yoga continuativa produce modificazioni in diverse aree del cervello. A livello mentale ispessisce le aree che presiedono all’attenzione e alla concentrazione, con effetti benefici sull’apprendimento e sulla memoria. Sul piano motorio, si traduce in maggior forza, flessibilità e coordinazione. Sul piano psichico ed emotivo, lo yoga favorisce la modulazione delle emozioni. E riduce, da un lato  l’ansia e i comportamenti problematici. Dall’altro, aumenta il tono dell’umore e l’autostima. Tutte risorse importantissime per aumentare la resilienza e affrontare il disagio».

A che età può cominciare un bambino?

«Non c’è limite, può essere anche un bebè. Lo yoga fa leva su qualcosa che è già dentro di noi. L’importante è farlo emergere. Per questa fascia di età è però richiesta una formazione specifica. Mentre a Namah lo yoga si pratica con i bambini dai 5 anni in su».

Qual è il metodo seguito?

«Gli incontri sono individuali. Ogni giovane studente presenta bisogni specifici, che necessitano una pratica mirata, svolta sempre in modo giocoso», risponde Ylenia Malti, insegnante. «Il metodo cambia in base alla tipologia del bisogno, secondo il livello cognitivo, motorio e le possibilità di ogni bambino. Le asana, le posizioni di yoga, sono accolte in genere dai bambini come divertenti e stimolanti. Vengono eseguite secondo principi universali di allineamento: sentire se stessi, sciogliere le tensioni, attivare e incrementare il tono muscolare (dunque la forza, la resistenza, l’equilibrio), allineando, quindi, tutta la struttura del corpo. I bimbi che non possono eseguire le posizioni autonomamente sono condotti dall’insegnante. Per quelli che hanno difficoltà nei movimenti la pratica fisica diventa un’esplorazione. E un risveglio di tutte le parti del corpo, sempre all’insegna del gioco e del divertimento».

Il pranayama

«Fondamentale è il pranayama», continua Ylenia. «Letteralmente ‘espansione della forza vitale’: la pratica dedicata al respiro. Il funzionamento dei muscoli e degli organi interni, ma anche lo stato della mente e il nostro stato interiore, sono strettamente connessi al modo in cui respiriamo. Imparare a respirare in modo libero e naturale aiuta il bambino a placare ansia e stress, ad avere coscienza di sè, pazienza e coraggio: strumenti meravigliosi per poter condurre la sua vita in modo più sereno e autonomo». Aggiunge Aleksandra: «Per alcuni di questi bambini respirare in modo adeguato può essere difficile. In certi casi il modo migliore è insegnare loro a cullare una barchetta di carta o un peluche sulla pancia. O tenerli abbracciati respirando lentamente insieme».

Una pratica che parte dunque dal piano fisico per andare ‘oltre’?

«La pratica yoga è fisica quanto spirituale», risponde Ylenia. «E con il termine ‘spirituale’ non ci si riferisce a nessun tipo di religione o credo, ma ai temi universali del Cuore. Si fanno emergere sensazioni e sentimenti, si esplorano virtù come coraggio, gentilezza, fiducia. Tutto nei rispetto dei tempi, dei desideri e della personalità di ogni bambino. Perché la felicità vera comprende ogni aspetto di sé: dal piano fisico, alla mente, al cuore».

È vero che si può fare meditazione fin da piccoli?

«Meditare», dice Aleksandra, «significa ‘essere nel momento presente’. E in questo i bambini hanno generalmente una predisposizione naturale. Non vivono rimuginando sul passato o prefigurando il futuro: sono già ‘qui e ora’. Da un certo punto di vista sono molto più avanti di noi! Quando però una problematica compromette lo stato naturale del bambino, è necessaria una guida per aiutarli a ritornare in contatto con sé e con il proprio corpo»

Lo yoga è l’approccio giusto con tutti i bambini?

«Dipende dalla predisposizione del bambino e dagli obiettivi su cui si vuole lavorare. In genere, nel giro di 8/10 settimane è già possibile verificare i benefici. Tengo a sottolineare che un aspetto fondamentale è la relazione. Un rapporto autentico e profondo tra il bambino e l’insegnante è la chiave di volta per un percorso efficace».

L’associazione tiene anche corsi di formazione: a chi sono rivolti?

«A chiunque abbia a che fare con bambini e adolescenti con bisogni speciali: insegnanti di yoga, ma anche genitori, maestri di scuole materne ed elementari, educatori. Per partecipare non occorre avere già conoscenze di yoga. Si possono apprendere durante il corso. Abbiamo però verificato che, se un bimbo con bisogni speciali pratica yoga, è molto utile che chi vive intorno a lui lo pratichi a sua volta, perché gli effetti si amplificano. Ancora meglio se il genitore non ‘insegna’, ma si pone semplicemente come ‘modello’, che il bimbo è spontaneamente portato a imitare. I benefici sono inoltre maggiori con una piccola pratica quotidiana piuttosto che prolungata una sola volta alla settimana. I risultati più grandi si ottengono quando i princìpi della pratica dello yoga si trasformano in vita quotidiana».

di Elisabetta Zamberlan

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