apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Capricci: capirli e affrontarli

Capricci: capirli e affrontarli

Sbuffa, piange, grida e si rifiuta di fare quello che dicono i genitori. Intorno ai due anni arriva, per tutti i bimbi, la fase dei primi capricci. Durante la crisi, mamma e papà si pongono con urgenza il problema del “che fare”. Poi, una volta che il piccolo si è tranquillizzato, si fermano a riflettere sul perché di certi scatti di collera del loro bimbo che, spesso, si manifestano come “fulmini a ciel sereno”: all’improvviso, nelle situazioni e nei luoghi meno opportuni. Ecco le risposte ai dubbi più frequenti dei genitori.

Perché il bambino fa i capricci?

“Intorno ai due anni d’età, periodo in cui iniziano a manifestarsi i capricci, il bambino ha acquisito una certa indipendenza e padronanza di ciò che lo circonda e vuole mettersi alla prova per vedere se ha la capacità di raggiungere lo scopo che si prefigge“, spiega Leo Venturelli, pediatra di famiglia a Bergamo e membro del direttivo SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale). “Di conseguenza, quando non riesce nel suo intento o mamma e papà gli chiedono di fare qualcosa che non vuole, reagisce con un’esplosione di rabbia, espressione della sua contrarietà nel constatare la propria inadeguatezza rispetto a ciò che sperava”.

Quali sono i più comuni?

Classifichiamo i capricci per fascia d’età. “A quattordici, diciotto mesi il piccolo potrebbe non voler stare seduto nel seggiolone, pretendere di usare sempre le mani per mangiare, rifiutarsi di mettere la giacchetta prima di uscire o il pigiamino al momento di dormire”, dice Venturelli. “Verso i due, tre anni, alcuni capricci frequenti sono: rifiutare di sedersi a tavola o di andare a dormire, pretendere un gioco di un amichetto a tutti i costi, piangere disperatamente davanti a un diniego, pur se giustificato, di mamma o papà”. Occorre, allora, stabilire quelle prime semplici regole che stanno alla base dell’educazione del bambino.

Come deve comportarsi il genitore?

Le regole su cui non bisogna transigere riguardano le principali norme di sicurezza, socialità e convivenza. “Il genitore non deve cedere ai capricci dei bambini, semmai coccolarli per aiutarli a superare la frustrazione per il rifiuto“, ricorda Leo Venturelli. “È importante imparare a distinguere tra necessità e desideri del piccolo: il bambino piange per necessità se ha fame, sonno, se è sporco oppure se prova dolore o paura. Se piange perché desidera qualcosa si può scegliere se accontentarlo o meno. Se si lamenta per puro capriccio, la cosa migliore è ignorarlo, naturalmente senza assumere atteggiamenti aggressivi o denigratori nei suoi confronti”. Esistono alcune ‘tecniche’ per affrontare i capricci: le più utilizzate consistono nel distogliere il bambino dal suo interesse proponendogliene un altro, oppure ignorare qualsiasi protesta. In ogni caso, non bisogna dimenticare di gratificare i bambini quando, al contrario, si comportano bene“. Diamo quindi al bimbo il senso del limite, senza però fargli perdere la fiducia in se stesso e nelle sue risorse.

di Elisa Fontana

Commenti