Le fiabe più belle? Inventiamole assieme | Insieme in famiglia

Le fiabe più belle? Inventiamole assieme

Le fiabe più belle? Inventiamole assieme

Fiabe, storielle, filastrocche, cantilene. Narrate dalla voce delle mamma, cantate dalla tata, lette su piccoli libri illustrati e colorati, viste alla tv o su Internet. I bambini oggi hanno mille strumenti di intrattenimento narrativo, mille storie da ascoltare e rielaborare. Ma qual è la modalità più adeguata per portarli nel mondo magico delle fiabe? Quali sono le favole più belle, quelle più utili perché insegnano divertendo, quelle da evitare? Secondo la psicologa Daniela Bavestrello, le migliori “sono quelle inventate assieme ai bimbi”. Ma l’età, naturalmente, ha un peso. E, allora, “per i bebè e fino ai 18 mesi circa risultano molto efficaci le cantilene“, prosegue Bavestrello, “perché, quando sono così piccoli, più dei contenuti, che comunque riescono ad afferrare fino a un certo punto, conta la musicalità, la ritmica con cui vengono scandite le parole. E cimentiamoci nel canto senza preoccuparci delle stonature: il bambino apprezzerà sempre”. Anche perché, attraverso la filastrocca in musica, “il piccolo sente che c’è un rituale che si ripete, al quale è attaccatissimo, poiché lo ancora alla realtà, lo rassicura, gli fornisce la garanzia della continuità. Così riesce a capire, ad esempio, che dopo la canzoncina serale c’è la nanna. E dopo il sonno il risveglio”. Che vedrà la mamma chino su di lui, pronta a dargli la pappa.

Quando il bimbo cresce, invece, e comincia a parlare, diventando via via sempre più consapevole dei contenuti della comunicazione verbale, è opportuno introdurre le prime fiabe. “Dai 18 mesi e fino ai tre anni, tre anni e mezzo”, prosegue la psicologa, “narriamogli favole: l’importante è che siano brevi, perché la sua capacità di attenzione è piuttosto limitata. Consiglio alle mamme e ai papà di raccontargli sempre la stessa fiaba, quella che piace di più ai genitori, perché così sarà più facile trasmettergli, assieme alle parole, anche le emozioni, appassionandolo alle vicende raccontate. Ed è una buona idea utilizzare allo scopo un libro, per stregarlo con la magia di quei segni affascinanti che lui non sa ancora decifrare, ma che diventano suoni, parole, storie”.

Dopo i tre anni, quando il piccolo è in grado di inventare a sua volta storielle e motteggi, l’ideale è costruire la fiaba assieme a lui. “Cominciamola sempre allo stesso modo”, suggerisce Daniela Bavestrello, “salvaguardando così l’aspetto ritualistico della narrazione, e poi sollecitiamo la sua creatività, spingendolo a inserire nel racconto qualche novità. Anche il finale, a questo punto, può cambiare: l’importante è che resti positivo“. Che cos’è, infatti, che connota una favola? Come può essere definita? “Come la storia di un problema, di una mancanza, di una ricerca”, afferma la psicologa, “che comunque si conclude sempre bene. Il concetto che essere trasmesso al bambino è che nella vita è sempre possibile cavarsela in qualunque situazione, anche nei frangenti più complessi, in cui si è chiamati ad affrontare orchi e streghe malefiche”.

Ecco allora perché è così importante la narrazione favolistica: perché crea un rituale rassicurante ed è in grado di sviluppare la creatività del bimbo. Due aspetti che lo faranno crescere sereno. “Il bambino impara a ‘usare’ i pensieri e, allo stesso tempo, possiede un aggancio alla realtà“, sottolinea la psicologa. Quanto alla tipologia di fiabe, Bavestrello reputa meno efficaci, al giorno d’oggi, le favole classiche – quelle dei fratelli Grimm, di Andersen o Perrault – “perché legate a un’altra epoca. Sono state scritte quando non erano a disposizione la tv, Internet, gli smartphone e a mio avviso possono essere oggetto soprattutto di una fruizione di carattere culturale, se il bambino mostra interesse nei loro confronti. Di solito, oggi, i bimbi sono piuttosto precoci e assai veloci, prediligono perciò narrazioni più speditive: meglio allora un libriccino colorato di tre pagine, o un’avventura di Geronimo Stilton. Meglio ancora le fiabe etniche, spesso icastiche e ricche di elementi allegorici, che sovente ci introducono agli aspetti pratici della vita quotidiana: camminare, far da mangiare, raccogliere la legna o l’acqua potabile, eccetera”. Aprendo il bambino a realtà, culture, modi di pensare e di agire diversi. E sollecitando la sua curiosità, molla poderosa destinata a spingerlo verso scoperte affascinanti.

Leggile filastrocche di Insieme

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