Bimbo con i nonni: e ora, che facciamo?

Bimbo con i nonni: e ora, che facciamo?

Il piccolo è partito per una vacanzina. A lui, per un periodo, ci penseranno i nonni. Ma voi, improvvisamente, vi sentite smarriti…

Bimbo con i nonni: e ora, che facciamo?

Quante volte lo avete fantasticato? Veder partire il bimbo con i nonni e rimanere qualche giorno da soli, per tornare a essere una coppia. Ebbene, il momento è arrivato!  Ma accanto all’ebbrezza per la rinnovata libertà, può insinuarsi un po’ d’ansia. Per la nostalgia del piccolo, per il giudizio degli altri, per il desiderio di sfruttare al meglio questa occasione. Ecco come affrontarla.

Non fatevi condizionare dai giudizi altrui

La prima ‘trappola’ da affrontare, capace di rovinare un po’ il gusto delle giornate a due, è il giudizio degli altri. Va bene mandare il piccolo in vacanza con i nonni se mamma e papà devono rimanere in città a lavorare, ma se lo fanno per divertirsi da soli, che genitori sono? «Quando nasce un bebè, tra la mamma e il bimbo si crea un legame molto forte che rischia di escludere il padre. Per non perdersi come compagni, occorre recuperare la dimensione di coppia entro il primo anno di vita del piccolo», osserva Umberta Telfener, psicologa e psicoterapeuta, autrice del saggio La manutenzione dell’amore (Castelvecchi, 16,50 euro). «La coppia è una ‘struttura’ differente da quella genitoriale, è l’unione di due persone che condividono la dimensione sociale, emotiva e intima. Anche la vita sessuale va stimolata e vivacizzata: se si addormenta, potrebbe non risvegliarsi». Allora, bando all’imbarazzo di fronte ai commenti critici, difendete consapevolmente la vostra posizione. «Il bisogno di condurre anche una vita di coppia è altrettanto nobile quanto la necessità di lavorare o di sbrigare altri impegni», dice Anna Salvo, docente di psicologia dinamica all’Università della Calabria. «Se i nonni sono contenti di ospitare il bimbo per qualche giorno e lui è felice di stare con loro, la situazione è vantaggiosa per tutti».

Come incanalare l’entusiasmo iniziale

Rimanere in città o partire per una breve fuga d’amore? C’è quella mostra da visitare con calma, quel ristorante romantico che non prevede menu per bambini, poi l’ultimo spettacolo al cinema… «Viviamo nel mondo della produttività, siamo abituati a fare tanto, troppo», commenta Telfener. «Ma più che fare, l’ideale sarebbe darsi tempo per incontrarsi senza troppe aspettative e senza il timore della possibile estraneità. La paura di non ritrovarsi, e di non ritrovare il desiderio, è del tutto normale, ma le paure si superano affrontandole, non certo riempiendosi di programmi e di attività condivise in maniera compulsiva. Cosa suggerisco? Riscoprire tutto ciò che piaceva fare prima della ‘rivoluzione’, l’arrivo del figlio: una lunga passeggiata, un aperitivo insieme, andare a ballare. Anche il desiderio arriverà: il sesso non deve diventare un banco di prova, ma la ciliegina sulla torta. L’importante è recuperare per qualche giorno il senso di leggerezza, di spensieratezza».
«Fingiamo per un po’ di non essere genitori», suggerisce Salvo. «È un gioco che dura poco, ma che fa tanto bene alla coppia perché le restituisce gradi di libertà: anche per il solo fatto di cenare fuori senza preoccuparsi del rientro, perché non c’è la baby sitter che deve andare via».

Bimbo con i nonni: se senza di lui non sapete stare…

Eccovi lì, finalmente soli, con un po’ di tempo tutto per voi e… il telefono sempre in mano per avere notizie del piccolo. Non riuscite a rilassarvi del tutto, pensando che forse lui sente la vostra mancanza o, più probabilmente, perché voi sentite la sua. E così non ce la fate a staccare la spina e a parlare di altro, accantonando per un po’ il ruolo di genitori. «Il figlio, soprattutto se unico, è una presenza centrale nella vita e nella mente di mamma e papà», dice Anna Salvo. «Naturale che continui a esserlo anche quando è assente. Ma se il senso di responsabilità è esagerato: se la preoccupazione non abbandona neppure quando il bimbo è con persone fidate, allora i genitori dovrebbero interrogarsi sui motivi della loro insicurezza». Forse l’ansia è uno schermo che cela una perdita di confidenza tra lei e lui, una perdita dell’abitudine a stare insieme come un uomo e una donna e non solo come mamma e papà. «La dimensione di coppia è adulta, giocosa, sessuale, egoista, ha poco a che fare con quella genitoriale e serve anche questa, è assolutamente necessaria per continuare a desiderare di stare insieme», osserva Umberta Telfener. «Si tratta di recuperare la voglia dell’altro, di stare in sua compagnia, di farsi le coccole e godere della coppia. A volte i figli vanno lasciati a casa e portati con sé solo mentalmente, in una dimensione di orgoglio e piacere, non di preoccupazione».

di Maria Cristina Valsecchi

 

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