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Camera con… bimbo!

Mamma e papà sono anche una coppia: serve una strategia che aiuti a trovare tempi e luoghi per riconquistare l’intimità perduta

Camera con... bimbo!

Fare l’amore a un passo dal lettino? Non c’è nulla di male, ma tanti si bloccano. «Un bambino di pochi mesi è del tutto inconsapevole di quello che mamma e papà fanno nel lettone», spiega Nicoletta Suppa, psicoterapeuta specializzata in sessuologia clinica. «Dorme e se si sveglia non sa interpretare quello che vede e quello che sente in camera. Non c’è ragione di temere che possa rimanere turbato se i genitori si abbandonano a qualche coccola o fanno l’amore nella stessa stanza. Però potrebbe piangere o comunque interrompere mamma e papà con i suoi richiami e questa eventualità di certo non aiuta a rilassarsi». La presenza stessa del bambino, anche profondamente addormentato, può essere un deterrente al desiderio. «Per quanto amato, in quei momenti è comunque un terzo incomodo», continua la sessuologa. «Spesso è il neo papà che ha difficoltà a lasciarsi andare in presenza del bambino. A volte accade fin dalla gravidanza: il pancione viene percepito già come una presenza e la coppia si sente osservata nei suoi momenti più intimi, così il meccanismo si inceppa». Che fare, allora? Non è il caso di mettere in pausa troppo a lungo la sessualità.

La coppia prima di tuttoSei d'accordo?

Aspettare che cresca? Meglio di no

Aguzzare l’ingegno e trovare nuove alternative. Negare le esigenze della coppia e limitarsi al ruolo di genitori in attesa di tempi più propizi non è una buona idea. «La nuova famiglia deve creare il suo equilibrio e in questo equilibrio non può mancare il rapporto tra lei e lui come amanti, oltre che genitori», prosegue Suppa. «Rimandare troppo a lungo la sessualità è rischioso: c’è il pericolo di perdere la consuetudine all’intimità». Se la presenza del bimbo in camera è un ostacolo, ci si può incontrare in una stanza diversa. O farlo addormentare nel passeggino in salotto per poi trasferirlo nel suo lettino in camera più tardi. Si può chiedere aiuto ai nonni, lasciare
il piccolo un paio d’ore a una persona fidata. A patto, però, di non diventare clandestini in casa propria. «Lei e lui non devono nascondersi o provare vergogna», avverte la psicologa. «L’erotismo è una delle dimensioni del loro rapporto, una delle basi su cui poggia la felicità della relazione e dunque dell’intera famiglia. La loro camera e il loro letto sono il loro legittimo territorio. È il bambino che dovrà spostarsi nella propria stanza e io consiglio di incoraggiarlo prima possibile, per il bene di mamma e papà, ma anche per il suo».

Una camera per voi, una per lui

Finché il bimbo è piccolo, fino a due o tre anni d’età, è naturale che durante la notte abbia dei risvegli e cerchi la mamma e il papà, anche se dorme da solo nella sua cameretta. «Difficilmente i genitori in questa fase avranno il coraggio di chiudere la porta della loro stanza e isolarsi, è comprensibile», commenta Suppa. «È bene, però, cominciare a insegnare al bimbo il rispetto degli spazi personali, propri e altrui. Col tempo, superata questa prima fase, verrà anche il momento di chiudere le porte, così che mamma e papà possano recuperare appieno l’esclusiva della propria camera». Avere ambienti diversi per il sonno dei genitori e dei figli è importantissimo. La sessuologa ne è convinta. «Anche in una casa molto piccola, bisogna trovare una qualche soluzione per separare lo spazio e garantire a ognuno la propria privacy», spiega. «Naturalmente possono fare eccezione le situazioni temporanee, come la stanza d’albergo in vacanza». E se il bambino chiede per quale ragione mamma e papà vogliono dormire da soli e preferiscono chiudere la porta della camera? «Gli si dice la verità: perché si vogliono bene e vogliono farsi le coccole da soli», conclude Suppa.

di Maria Cristina Valsecchi

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