Crisi climatica globale: anche i ragazzini scendono in piazza | Insieme
apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Crisi climatica globale: anche i ragazzini scendono in piazza

Quando gli adulti non si accorgono di un problema, tocca ai ragazzi farsi avanti. Per domani, venerdì 15 marzo, in tutto il mondo gli studenti scenderanno in piazza per protestare contro l’inquinamento e il riscaldamento globale

Crisi climatica globale: anche i ragazzini scendono in piazza

Sono state annunciate 957 manifestazioni in 82 paesi, dalla Nuova Zelanda all’Africa, fino all’Europa. Anche l’Italia non starà a guardare, visto che sono stati organizzati 109 appuntamenti diversi, tra marce, comizi, raduni e assemblee in decine di città. Un movimento trasversale e inevitabile che ha raccolto, di recente, il consenso del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Lo ha dimostrato durante la visita al cimitero delle vittime della diga del Vajont. Oltre duemila persone rimaste uccise, quando il tentativo dell’uomo di imbrigliare la Natura si è trasformato in uno strumento di distruzione. «Siamo sull’orlo di una crisi climatica globale, per scongiurare la quale occorrono misure concordate a livello planetario», ha denunciato il capo dello Stato, quasi strizzando l’occhio ai ragazzini che hanno deciso di agire in prima persona.

Crisi climatica: quando ‘Davide’ decide di reagire

A spingerli a prendere posizione è stata Greta Thunberg, una sedicenne svedese diventata simbolo della lotta contro la crisi climatica. Ogni venerdì questa ragazzina, minuta e testarda, salta la scuola per manifestare davanti al Parlamento di Stoccolma con cartelli che inneggiano alla protezione della Natura e del clima. E il 21 febbraio scorso ha parlato dal palco della Commissione UE, criticando il modo di agire dei potenti. Una specie di battaglia tra Davide e il gigante Golia che, però, ha sortito dei risultati, visto che tanti altri ragazzini e adolescenti hanno deciso di seguire il suo esempio. Venerdì 15 marzo coloreranno città e piazze di tanti Paesi per protestare contro gli adulti che non si preoccupano dell’ambiente. E rischiano così di consegnare nelle mani delle nuove generazioni un mondo con una ‘data di scadenza’.

Ecologia a misura di bambinoTutto quello che c'è da sapere

La coscienza ecologica si crea a tavola…

La loro decisione piace alla pedagogista Elena Urso, secondo la quale la coscienza ambientale dei giovani si sviluppa soprattutto in famiglia, quando si sta a pranzo a cena e si discute. «Purtroppo in casa si parla poco di crisi climatica, come anche dei diritti umani», spiega. In secondo luogo spesso a casa mancano azioni simboliche. Ad esempio, noi abbiamo tanta acqua, ma lasciarla scorrere mezz’ora mentre si fa altro è un atto di irresponsabilità umana. Ci sono persone che hanno problemi di acqua e non possono bere o detergersi. Per questo chiudere il rubinetto mentre ci laviamo i denti sarebbe un atto simbolico, che diventa un atto politico».

… e sui banchi di scuola

Sempre secondo Elena Urso, anche a scuola accade la stessa cosa. «Quando i ragazzini fanno domande che non sono parte del programma, il primo sospetto del professore è che vogliano sviare la spiegazione. In questo modo non c’è mai un momento di confronto che venga dedicato ad altri argomenti e ai problemi di attualità». Un vero peccato, anche perché l’esempio delle figure adulte e la loro riflessione sono d’ispirazione per i piccoli.

Azioni concrete che sono simboli

Ma quali azioni si possono compiere per favorire lo sviluppo di una coscienza ecologica? Per prima cosa si deve insegnare ai bambini come funziona la raccolta differenziata e aiutarli a dividere i materiali anche nella loro camera. Poi, far vedere ai bambini che c’è un percorso di trasformazione dei materiali può rivelarsi altrettanto importante. Il secondo gesto potrebbe essere quello di ridurre al minimo l’uso della plastica. Come? Evitando i sacchetti, le posate, le stoviglie e le confezioni di plastica e preferendo quelli riutilizzabili. Anche coinvolgere i bambini in iniziative di volontariato, fatte con persone che dedicano il loro tempo alla cura della Natura, permette di sviluppare un senso di responsabilità ambientale. Come, del resto, guadare documentari su questo tema e discuterne.

E ancora

Coltivare un orto, sul balcone di casa o in giardino, permette di capire il ciclo della Natura. E di cominciare a prendersi cura dell’ambiente e del suo benessere. Infine conviene compiere scelte di vita quotidiana che servano a combattere il riscaldamento globale e lo spreco delle risorse naturali. Ad esempio si può controllare il consumo di energia, evitando di lasciare luci inutilmente accese. E dei gas inquinanti, andando a piedi o in bicicletta anziché in macchina. Piccoli gesti concreti, che servono a rafforzare i concetti che si stanno formando nella mente dei bambini.

di Caterina Belloni

Commenti