Gaia De Laurentiis: una mamma per quattro | Insieme
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Gaia De Laurentiis: una mamma x 4

Dai suoi quattro, Gaia De Laurentiis ha imparato a fare i conti con la parte più autentica di sé. E ha capito che per entrare in sintonia bisogna provare ad ascoltarli davvero

Gaia De Laurentiis: una mamma x 4

Con il primogenito Sebastiano, 20 anni, avuto a 25, ha capito che la maternità significa smettere di appartenere solo a sé. Con gli altri tre (Agnese 15, Emma 9 e Massimo 8), che non esiste un modello unico per essere mamma. Gaia De Laurentiis, presentatrice e attrice, ci racconta la sua storia, quella di una grande famiglia, che guai a chiamare ‘allargata’, in cui ha trasformato lo straordinario in ordinario, riuscendo a trovare l’armonia tra regole ferree e una grande complicità di coppia, con la certezza che il segreto per far funzionare tutto passa da un ascolto attento dei suoi ragazzi.

Quattro figli, avuti da tre padri diversi e una carriera impegnativa. Ti senti un po’ una super mamma?

E’ decisia Gaia De Laurentiis: «Mi sento una mamma come tante. Ho la fortuna di svolgere un lavoro che amo e di gestire una famiglia numerosa grazie all’aiuto di mio marito, che mi dà una mano su tutto. Ho trovato il mio equilibrio quando ho iniziato a darmi delle priorità e ho capito che non si può pensare di fare tutto e bene nella vita. E per me la priorità assoluta sono i miei figli, per i quali ogni rinuncia è fatta volentieri. Per esempio, trovo impensabile trascorrere mesi lontana da casa per una tournée. Quando lavoro, però, sono totalmente concentrata su quello che faccio e preferisco tenere separata la mia sfera professionale da quella privata. E questo ha dei vantaggi: mi permette di dare il meglio di me sia come attrice, sia a casa. Mi ritengo fortunata, rispetto ad altre mamme che lavorano tutti i giorni fino a sera: io, quando sono con i miei figli, sto con loro a tempo pieno».

Perché il concetto di ‘famiglia allargata’ non ti rappresenta?

«Trovo che quella di famiglia allargata sia una definizione sbagliata, almeno per noi. La mia famiglia non è ‘allargata’, è una. Sono i ragazzi che in alcuni momenti devono fare lo sforzo di entrare in altre famiglie. Ma, sono sincera, su questo tema non ho aspettative e non creo forzature. Lascio che sia tutto spontaneo, quello che cerco di fare è solo di favorire i buoni rapporti. Un po’ come facevano i miei genitori che, da separati, mi hanno cresciuta gestendo al meglio questa situazione e mantenendo tra loro un’ottima relazione, dimostrando di volersi bene e di ritenersi molto simpatici. Quando ero piccola mia mamma mi diceva una frase che mi è rimasta nel cuore: ‘tuo papà è l’uomo che in assoluto mi fa più ridere al mondo e dopo che ci siamo lasciati ho riscoperto la sua grande simpatia’. Evidentemente, il loro matrimonio era un ostacolo a una grande amicizia. Questo fatto mi ha portata a riflettere. Ogni nucleo ha il suo modo di essere famiglia, che non va giudicato o classificato».

Famiglia allargataUn passo alla volta

Il tuo primogenito ha 20 anni,  il piccolo 8. Meglio avere i figli presto o tardi?

«Dalla mia esperienza credo che i figli vadano fatti più avanti negli anni. O anche da giovane se sei strutturata mentalmente e hai una famiglia solida alle spalle che ti sostiene. Altrimenti, penso sia meglio farsi prima un po’ di ossa. Anche se è vero che avere figli da giovane è un gran vantaggio da un punto di vista fisico, perché hai molte più energie, una forza diversa. Ma, a livello di rapporti, di maturazione, di esperienze
di vita, secondo me mettere al mondo dei bambini un po’ più in là con gli anni è preferibile».

Stai sperimentando quattro modi diversi di essere mamma, ci spieghi in che senso?

«Riguardo alla maternità faccio fatica a generalizzare. Ognuno ha il suo modo di gestirla e questo cambia anche per una stessa mamma, da figlio a figlio. Quello che ho capito è che ciò che funziona con uno non funziona con l’altro. Ogni figlio vuol dire un carattere diverso con cui relazionarsi e credo sia normale che non possa essere la ‘stessa mamma’ con tutti e quattro. Io ho approcci diversi con ciascuno e cerco di andare incontro alle loro specifiche personalità ed esigenze. Ho imparato che la cosa più sensata da fare è stare costantemente in ascolto. E che, per gestirli, il vero segreto è non pretendere di tenere tutto sotto controllo, ma vivere un po’ ‘scialla’, come si dice a Roma, lasciando andare le cose. Per come sono fatta io, è un grande, grandissimo sforzo, ma ne vale la pena».

Gaia De Laurentiis: che mamma sei?

«Sono una mamma ‘baciosa’, adoro il contatto fisico, riconoscerei i miei figli tra mille solo per l’odore. Mio marito mi dice che la mattina, quando vado a svegliare i bambini, è come se li partorissi da quanto tempo dedico a coccolarli, sbaciucchiarli con estrema lentezza e dolcezza, come se fossero dei neonati. Forse esagero, ma credo nella terapia del bacio e delle coccole e non mi trattengo. Con il grande ero molto severa, autoritaria, ora molto meno. E pensare che Sebastiano è, in assoluto, il più refrattario alle regole, a riprova che non esiste un modello vincente di mamma».

Qual è la cosa più importante che hai imparato da loro?

«Mi hanno insegnato, tra tutto, che bisogna agire con convinzione, non conta ciò che fai ma quello che senti. Se agisci senza crederci ed esserci veramente rischi di mandare messaggi sbagliati o ininfluenti. I figli ti inchiodano a quello che sei, non a quello che vorresti o che credi di essere e ti mettono di fronte alla realtà».

Hai ribadito più volte quanto sia importante ascoltare i figli: che cosa intendi?

«Quello che ho imparato, e che vale per tutti e quattro, è quanto sia importante ascoltarli e cogliere le giuste intuizioni. Quando riesci a farlo, improvvisamente li capisci e comprendi meglio quello che, verbalmente, non riescono ad esprimere. A volte dietro un ‘no’ c’è un’esigenza, una difficoltà che va colta e su cui bisogna lavorare per aiutarli a diventare autonomi e indipendenti. Ma tutto questo non è facile. Il rischio di schiacciarli o inibirli è sempre dietro l’angolo. Spesso diamo per scontate troppe cose e non li capiamo. D’altra parte non è nemmeno giusto assecondarli sempre e giustificare ogni loro comportamento. Qui, onestamente, conta anche la fortuna. La verità è che fare i genitori è davvero complicato. Alla fine credo che la cosa fondamentale sia creare con loro un rapporto di amore e di fiducia. E poi, non resta che sperare».

Come si affronta il periodo dell’adolescenza?

«Bella domanda. Ormai inizia prestissimo. Su Emma, che deve compiere 10 anni, si fa già a sentire. In questa fase sembrano tutti un po’ ‘posseduti’. Dici una cosa e sai che è, matematicamente, quella sbagliata. Certo è che bisogna tener duro. E provare a fare un passo indietro. Dobbiamo aiutarli a sentirsi autonomi, lasciarli liberi di escogitare vie d’uscita e trovare delle soluzioni. Ed essere lì, pronti a intervenire se ci fanno capire che hanno bisogno di noi».

di Chiara Bidoli – foto di Barbara Ledda per Insieme

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