Intervista a Silvia Fontana | Insieme in famiglia

Intervista a Silvia Fontana

Intervista a Silvia Fontana

Il pattinaggio su ghiaccio la conquista fin da piccolissima: a soli 4 anni trascorre interi pomeriggi, in compagnia del fratello maggiore, sulla prima ed unica minipista di ghiaccio del centro sportivo progettato dal padre ingegnere. Questo è l’inizio della carriera della pattinatrice Silvia Fontana, nata a New York il 3 dicembre del 1976 da genitori italiani. Cinque volte campionessa nazionale, decima ai giochi Olimpici di Salt Lake City nel 2002, partecipa a ben otto Campionati Mondiali (ottenendo due decimi posti) e a sei Campionati Europei. Per tre anni è nella top ten delle migliori atlete del mondo. Silvia, oltre ad essere molto simpatica e molto cordiale, è una persona con una grande forza morale, con un grande coraggio e una grande volontà che ha ispirato i giovani pattinatori di tutto il mondo. Grazie alle sue battaglie è riuscita, infatti, a dare prestigio e riconoscibilità a questo sport che fino a poco tempo fa non era di “moda” e a dimostrare che la passione, la perseveranza e l’impegno sono fondamentali per realizzare i propri sogni.

Com’è nato il tuo amore per il pattinaggio su ghiaccio?
Il mio amore e la mia passione per il pattinaggio su ghiaccio sono nati guardando e vedendo questo sport. A Roma, infatti, dove vivevo con i miei genitori, c’era una piccola pista su ghiaccio dove andavo a vedere le artiste che si allenavano.

Che sensazioni provi quando sei sui pattini o stai gareggiando?
E’ un’armonia incredibile. Il senso di libertà e di scivolamento che si prova quando sei sulla pista è indescrivibile e unico nel nostro sport e in più si aggiunge una componente musicale, interpretativa ed esecutiva di cose che per noi hanno richiesto non pochi sacrifici e molti anni di lavoro. L’esecuzione di una performance è, quindi, per noi una soddisfazione molto grande!

Qual è la differenza con il pattinaggio a rotelle?
Il pattinaggio a rotelle è molto simile come tipologia di esecuzione degli elementi a quello su ghiaccio. Secondo me, però, quello su ghiaccio ha una componente e un vantaggio in più, tanto è vero che molte persone che pattinano su rotelle spesso passano al nostro sport perché, avendo solo l’attrito del cemento, il peso del pattino si sente di più rispetto a quando si pattina su ghiaccio. Ed è proprio questa la componente unica del pattinaggio su ghiaccio perché dà, a tutti coloro che praticano questo sport, una sensazione di libertà e di grande velocità che rende il movimento più aggraziato, cosa che invece non succede nel pattinaggio su rotelle perché il movimento viene limitato dalla pesantezza dello strumento utilizzato e dall’attrito del cemento.

La tua formazione è avvenuta in America. Ci sono strutture più idonee rispetto all’Italia e allenatori più preparati?
Fino ai 18 anni sono rimasta in Italia. Mi sono trasferita in America perché, a quell’epoca, non esistevano ancora delle scuole di pattinaggio che potessero portare le atlete a gareggiare ad alto livello ma ora, grazie all’evoluzione di questo sport e grazie alle Olimpiadi di Torino, ci sono moltissime scuole a Milano, a Torino e anche a Roma. Ora, quindi, le strutture e gli insegnanti giusti ci sono in Italia ma allora, quando io avevo 18 anni, ho dovuto fare questa scelta di trasferirmi in America per poter praticare al meglio la mia passione.

Come mai il pattinaggio ha acquisito solo ora prestigio e riconoscibilità mentre prima non era tanto conosciuto?
Credo che le Olimpiadi abbiano decisamente aiutato il grande pubblico a conoscere il nostro sport. Non avevo dubbi sul fatto che il pubblico avrebbe prima o poi iniziato ad apprezzarlo perché il pattinaggio su ghiaccio ha una componente musicale che in Italia piace molto (basti pensare alle numerose trasmissioni televisive nelle quali la musica è molto presente), ha una componente del ballo che di nuovo in Italia è molto seguita ma nello stesso tempo è anche uno sport che ha i suoi non pochi rischi. Tutto questo ha contribuito a far avere molti risultati posiviti a me e in generale a questo sport. Per quanto mi riguarda il 2002 è stato il mio anno decisivo: sono arrivata, infatti, 10° alle Olimpiadi di Salt Lake City e sempre nello stesso anno sono arrivata 1° nel campionato italiano. Questo è stato anche l’anno decisivo per il pattinaggio su ghiaccio perché, dopo questi risultati positivi, i bambini hanno iniziato a praticare e a informarsi su questo sport. Questo è stato, ed è tuttora sicuramente, un’ottima base per il futuro!

Come hanno reagito i tuoi genitori quando hai deciso, a diciott’anni, di trasferirti in America?
E’ stata una decisione presa di comune accordo con mia madre perché, proprio in quell’anno, è mancato mio padre e quindi abbiamo deciso insieme di cambiare situazione e vita proprio per reagire a quel brutto momento. Lei mi ha sempre sostenuto cercando di assecondare i miei sogni senza far diventare questo un suo desiderio ed è proprio questo che qualsiasi madre, a parer mio, dovrebbe fare con il proprio bambino. Ha sempre cercato di assecondarmi e di mettermi nelle condizioni di poter raggiungere il mio sogno e questo per me è stato molto importante. Mia madre, quindi, mi ha seguito in America nei primi tempi ma poi, dopo qualche anno, quando ormai io ero autonoma, è rientrata in Italia.

Sei iscritta all’università. Come hai conciliato scuola e carriera?
Mi mancherebbero, in realtà, pochi esami per conseguire la laurea in sociologia. E’ molto difficile conciliare lo studio e la carriera. Io, per esempio, ho rinunciato spesso alla mia vita sociale per rimanere in piedi tante notti sui libri ma io non l’ho vissuta come un sacrificio perché era quello che volevo fare. E’, per questo motivo, che penso che non si debbano ostacolare le scelte e le decisioni del proprio bambino: deve essere un suo amore e una sua scelta! Mia madre ha sempre avuto molte preoccupazioni per il fatto che non potessi avere una regolare vita sociale ma per me non è mai stato un sacrificio proprio perché era ed è una mia passione.

Quali sono, secondo te, gli stress fisici e psicologici del pattinaggio su ghiaccio?
Gli stress fisici del pattinaggio su ghiaccio sono dovuti al fatto che in questo sport ci sono diverse componenti di rischio e anche non pochi problemi dovuti all’uso di particolari parti del corpo in maniera estrema. Per quanto riguarda gli stress psicologici, invece, sono dovuti al fatto che concentri tutta la determinazione e la concentrazione su un unico obiettivo che è un obiettivo di lungo termine perché per molti anni si è costretti a concentrarsi e a fare sacrifici per un sogno che forse non diventerà mai realtà e alla fine hai a disposizione solo quattro minuti nei quali si decidono anni e anni di lavoro.

Sei costretta a fare diete e a curare la tua alimentazione per mantenerti in forma e per curare il tuo fisico?
Adesso per me non è più molto importante questa componente. Mi ricordo però che, quando ho iniziato, tutto era calibrato in funzione del pattinaggio: sapevo che peso dovevo mantenere e raggiungere per poter fare determinate evoluzioni e per questo motivo facevo diete e curavo la mia alimentazione e spesso mi facevo aiutare dalla medicina dello sport. Era una dieta molto povera di grassi, molto semplice ma a volte dovevo seguire una dieta specifica per mantenere un peso basso, un peso che chiaramente dipende dalla costituzione fisica di ciascuna persona ma che, in generale, deve essere tra i 45 e i 55 kg.

Ho saputo che in America hai partecipato ad un reality. Che cosa ti ha spinto a partecipare a questo tipo di trasmissione?
Era un reality basato sul remodelling di una casa e non riguardava il pattinaggio su ghiaccio. In realtà a partecipare a questo reality mi ha convinto il mio agente ma in Italia ho partecipato alla trasmissione “Notti sul Ghiaccio” che è stata per me una bellissima esperienza. Era la prima volta che riuscivo ad insegnare e a far parte del team di una trasmissione e questa particolarità mi ha entusiasmato. Inoltre, questa trasmissione ha contribuito a far conoscere il mio sport in Italia. Il mio partner, Massimiliano Ossini, non era molto allenato sul pattinaggio ma questa cosa l’ho vissuta bene perché ha permesso di far conoscere, anche a persone adulte, le potenzialità di ciascun concorrente. Non è stato per nulla frustrante perché io e il mio partner cercavamo di progredire, di fare il meglio e cercavo di farlo sentire sempre più comodo in una situazione scomodissima.

Cosa ne pensi dei tanti sportivi che in Italia partecipano a dei reality?
Se, per partecipare a queste trasmissioni, si vanno a tranciare gli allenamenti e le potenzialità di rappresentare il Paese nel migliore dei modo allora sono contraria ma non credo in generale che sia una cosa negativa perché nessuno di noi vuole rinunciare a dare alla nostra carriera il peso che merita. Provare esperienze diverse è una cosa bella che caratterizza noi sportivi perché vogliamo sempre metterci in discussione, in ogni occasione possibile.

Visto che interpreti un personaggio del cartone animato, Winx, attualmente più in voga tra i bambini, secondo te qual è il rapporto pattinaggio/bambino?
Il bambino rimane sicuramente affascinato, come sono rimasta affascinata io quando ero piccola, quando vede i suoi personaggi preferiti dal vivo. Ma sicuramente i bambini vedono anche il pattinaggio come qualcosa di magico e quindi rimangono ulteriormente affascinati da questo genere di spettacolo. C’è molto magia!

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