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La coppia prima di tutto

Prima la coppia, poi i figli. Una proposta in controtendenza che fa discutere. Ma se fosse la ricetta per restare felici insieme?

La coppia prima di tutto

Le librerie sono piene di manuali che spiegano come essere bravi genitori, ma nessuno che insegni a essere prima di tutto genitori felici, all’interno di una relazione a due solida e unita», scrive Francesca Cenci, psicologa e psicoterapeuta. Nel suo Due cuori e una famiglia, spiega che il problema di come salvare la coppia dopo la nascita di un bambino in Italia è ignorato. «C’è un condizionamento sociale per cui lasciare il bambino alla babysitter o all’asilo aperto di sera per andare a divertirsi è considerato un capriccio, un mezzo abbandono del bambino». È quello che emerge anche da una ricerca Cergas Bocconi sulla vita sociale di genitori con figli under 10 in Emilia Romagna: il 60 % delle 2000 coppie intervistate non esce in coppia neppure una volta al mese, non passa con altre coppie con figli più di 3 ore alla settimana e non condivide le vacanze, nel 90%. Un autoisolamento pericoloso: «La famiglia sopraffa la coppia, che non sopravvive». Il problema non è solo italiano. Nel bestseller britannico I love you but you always put me last – How to childproof your marriage (Io ti amo ma tu mi metti sempre all’ultimo posto. Matrimonio a prova di bambini) lo psicoterapeuta Andrew G. Marshall racconta, ad esempio, la storia di Jack e Amanda sposati da 10 anni, con due figli che ne hanno 7 e 5. Jack e Amanda non sono più una coppia, non si sentono neppure una famiglia, semmai si percepiscono come un’azienda che annaspa, che cerca di reagire alla crisi ma sta per fallire. A Jack e Amanda e alle tante coppie con bambini che lo hanno cercato per evitare la separazione, Marshall fa una proposta radicale: «l’unica via per mantenere vivo l’amore tra i partner è mettere i figli all’ultimo posto. Ma mi rendo conto che, per molti, sarebbe più facile accettare di mangiare un gatto. I genitori sono tanto concentrati sui figli, tanto presi ad applaudire a qualsiasi loro impresa che hanno trasformato i bambini in Vip da tappeto rosso. Non si rendono conto di quanto stiano devastando se stessi, il matrimonio, i figli. Solo in una coppia felice possono crescere bambini felici».

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La coppia oggi

Ma perché per tante coppie il superlavoro non si conclude con il ciclo pappe e pannolini e sembra crescere con loro? «Prima di diventare mamme possiamo solo immaginare come sarà, e la tendenza è a idealizzare ruolo e figlio», dice Elisabetta Ambrosi, autrice di Mamma a modo mio. «L’impatto con la realtà è travolgente: il bambino porta con sè, oltre alle molte necessità di cura, anche sensazioni difficili da affrontare. Per esempio, si deve fare i conti con un passaggio di ruolo, dal sentirsi ancora figlia a viversi soprattutto come madre. Riaffiorano alla mente, in una sequenza confusa, episodi, piacevoli o meno della propria infanzia, si vive con una nuova ansia il pensiero della morte. Banalmente, si può persino aver paura di andare al cinema con il marito temendo che, in nostra assenza, succeda “qualcosa” al bambino».

Se il tempo passa

Ma più passa il tempo, meno disponibili saranno i familiari, meno coppia saremo noi. «Eppure mi ricordo che c’è stato un tempo fatto di passeggiate, cene cucinate insieme, amici con cui scherzare, sesso grandioso…» ricorda Jack. «Adesso, dopo una giornata di lavoro, torno a casa – una casa con giardino, presa per i bambini ma oggettivamente lontana dai vecchi amici – e gioco con loro per essere un buon padre. Poi crollo sul divano».
Come riprendere in mano la propria vita? «Il rapporto simbiotico madre/figlio è fisiologico nei primi mesi, poi è necessario ridefinire se stessi all’interno della famiglia», continua Ambrosi. «L’ideale sarebbe circondarsi subito da persone di fiducia a cui lasciare il bambino. Consiglio micro esercizi di distacco: mezz’oretta fuori da sole o con il compagno, e ritorno, poi un’ora e ritorno… E nei weekend, per una notte il bambino può dormire dai nonni. La crisi di coppia dopo la nascita di un figlio è normale come le colichette, non significa che l’amore è finito, bisogna darsi da fare per mantenere viva la spensieratezza».

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Perché siamo diventati figliocentrici?

«I genitori si sentono inadeguati, imperfetti, hanno persino paura di non piacere ai propri figli», spiega Marshall. «Tutta la vita familiare finisce a girare attorno loro, che scelgono cosa si mangia, dove si va, quando si dorme. La coppia scoppia, insomma, e per i figli non è meglio: bambini così non sanno negoziare e  fanno fatica a fare amicizia con i coetanei».

di Shamiran Zadnich

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