Morte: nasconderla ai bambini non serve, meglio parlarne! | Insieme
apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Morte: nasconderla ai bambini non serve, meglio parlarne!

Fingere che non sia accaduto è un errore. Elisabetta Rossini propone dieci azioni da compiere per aiutare i piccoli ad affrontare il dolore

Morte: nasconderla ai bambini non serve, meglio parlarne!

L’amicizia tra un uomo e il suo animale domestico non finisce mai, nemmeno quando uno dei due muore. O almeno questo è quello che sembra emergere da una nuova normativa approvata dal consiglio regionale lombardo. Normativa in base alla quale nello stesso loculo si possono seppellire i padroni e i loro animali. Si tratta della prima regione italiana a prendere questa decisione e la scelta fa riflettere. Significa forse che la morte non è più accettabile e che non bisogna pensare che ci sia un termine alle relazioni personali?

O forse che…

… ormai si farebbe qualunque cosa pur di esorcizzare l’idea della fine? Questa ipotesi appare più attendibile alla pedagogista Elisabetta Rossini. «Nella nostra società la morte è un tabù», dice. «Fino a pochi decenni fa, le famiglie avevano una visione comunitaria, per cui abitavano in nuclei piuttosto numerosi. Era, dunque, normale che ci fossero lutti di persone molto vicine. Con il benessere e il cambio della società questo aspetto è andato via via scemando. Di conseguenza la morte non fa più parte della nostra vita. Tanto che non se ne parla, non viene mostrata ai bambini. A volte si evita persino di dire che i nonni sono morti, ma si inventano storie o bugie. Anche per gli animali domestici che muoiono, ai bambini si racconta di fughe verso la libertà, quando non si procede alla sostituzione con animali simili. Si tratta, però, di atteggiamenti che creano un sentimento di incomprensibilità e di angoscia nei bambini».

Se ad avere paura sono i genitori

Ai piccoli, invece, si dovrebbe parlare della morte, spiegando che fa parte della vita e che va vissuta con serenità. Solo che spesso sono i genitori che hanno paura di farlo, perché sono i primi che faticano ad accettare il decesso di una persona cara. «Così i genitori aspettano in modo passivo che arrivi una domanda diretta dal bambino oppure tacciono, invece devono imparare a prendere la responsabilità di parlare per primi per dare una chiave di lettura sensibile di un evento che è naturale ma anche devastante e terribile», spiega la pedagogista. Ma come? Ecco dieci azioni da compiere per aiutare i piccoli a venire a patti con la fine della vita.

Morte: ai bambini diciamo che…

… che la persona è morta. Non si deve nascondere quello che è accaduto: sarebbe controproducente. I piccoli hanno bisogno di parole, azioni concrete. E di una comunicazione affettiva, sincera, che parli delle emozioni che si provano. Non lasciamo i bambini da soli nell’affrontare le loro emozioni. Anche se non diciamo niente, loro sentono quello che noi sentiamo. E si sintonizzano sul nostro stato emotivo. Meglio parlare con loro di come ci si sente, nominando sentimenti come tristezza, rabbia, malinconia, nostalgia. Collochiamo il defunto in un luogo, che sia immaginabile per i bambini. Se siamo credenti parliamo del Paradiso. Altrimenti di una stella, del cielo, di quello che è più in accordo con il nostro sentire. Diamo ai bambini un luogo fisico a cui rivolgersi. E in cui i bambini possano immaginare la persona defunta, impegnata a fare le stesse cose che faceva in vita. Si tratta di un aspetto fondamentale. In questo modo, infatti, non c’è una sparizione completa. I bambini possono continuare a pensare la persona che è venuta a mancare. E hanno modo così di elaborare progressivamente il lutto.

La morte deve diventare comprensibile

Diamo ai bambini anche degli strumenti pratici per sentire vicino la persona che è morta. Si può spiegare loro che possono parlare con lei, raccontare la loro giornata. Va detto in modo diretto e semplice, altrimenti i bambini non sanno come fare. A volte i bambini sembrano quasi disinteressati in una fase iniziale all’evento. Non preoccupiamoci, perché nell’infanzia hanno bisogno di distrarsi da un dolore. La perdita ha una portata emotiva così forte, che non riescono a comprendere a pieno. Non teniamoli nel dolore, né tantomeno pensiamo che la cosa non li abbia toccati. Avranno alternanza di momenti in cui ridono e giocano a momenti in cui saranno più tristi e pensierosi.

Fare domande aiuta a controllare le emozioni

Diciamo subito ai bambini che possono farci domande per capire meglio quello che è successo. Spieghiamo loro che se vogliono chiederci qualsiasi cosa, possono farlo in qualunque momento. Non è detto, infatti, che una sola spiegazione sia risolutiva. L’altra cosa importante è parlare, anche piangendo, di come ci sentiamo. Questo dà al bambino l’idea che quello che lui sente è vero. Il piccolo vede che la mamma è triste e piange. Sentirle dire che piange perché le manca una persona cara che è deceduta risulta liberatorio per il bambino. Non penserà di essere responsabile della tristezza del genitore. Come passaggio successivo, poi, va detto che presto la mamma starà meglio. E riuscirà a raccontare della persona perduta con un sorriso. Questo secondo passaggio è vitale perché si dà una speranza: lo stato di tristezza non è per sempre.

Domande scomodeCome fare

Vietato far sparire subito foto e oggetti dei defunti

Ci sta che non li tolleriamo. O che pensiamo che il vederli potrebbe rinnovare il senso di perdita e di dolore nel bambino. Molto meglio creare uno spazio o una scatola in cui mettiamo una foto o un oggetto significativo. Il bambino la collegherà alla persona che è morta. Noi potremo sempre dirgli: “Guarda, in questo spazio puoi mettere le cose del nonno. Quando ti manca, puoi andare a guardarle per ricordarlo meglio”. Certo, si tratta di un’operazione difficile, soprattutto perché se siamo noi a perdere un genitore, c’è tutto il nostro carico di dolore che ci impedisce di farlo.A meno che la morte sia stata tragica e improvvisa, per cui possiamo supporre che ci saranno scene di disperazione, è meglio portare il bambino al funerale. Si tratta dell’ultimo saluto ed è un passaggio importante per elaborare il lutto. Magari si può affidare il piccolo a qualcuno di fiducia, che si può occupare di lui. In questa fase che ci coinvolge emotivamente, non possiamo essere concentrati sul suo benessere.

Dichiariamo subito che mamma e papà ci saranno sempre. A volte si fa fatica a dirlo, perché sappiamo che non è così. Non si tratta, però, di una menzogna. Significa piuttosto dare al bambino la rassicurazione di cui ha bisogno, essendo lui nell’infanzia. Solo crescendo, con lo sviluppo del pensiero adulto, capirà che i genitori non sono eterni. Noi, d’altra parte, non possiamo preparare i figli sin dall’inizio a questa separazione. Non è giusto, faremmo solo un danno.

di Caterina Belloni

Commenti