Papà svedesi: un gran bell'esempio da imitare | Insieme
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Papà svedesi: che forza!

Papà svedesi: che forza!

Tutti pensano che viaggiando verso il Nord, con la bussola puntata al Polo, l’ambiente si faccia più freddo. Quando, però, si tratta della famiglia è esattamente il contrario. Perché il calore che i giovani genitori trasmettono ai figli, in Paesi come Svezia e Norvegia, è notevole. Soprattutto quando si pensa ai padri. In occasione della festa del papà, che da noi cade domani, 19 marzo, è utile sapere che fuori dall’Italia ci sono regole e abitudini diverse dalle nostre. In questi Paesi, infatti, il congedo di paternità è un meccanismo che funziona alla perfezione. In Novergia, per esempio, ogni padre ha diritto a 15 settimane di congedo pagato. Quindici settimane obbligatorie, ma volendo può rimanere a casa fino a 49 settimane,  come la mamma. Poi ci sono i papà svedesi…

In Svezia

In Svezia lo Stato concede tre mesi pagati ai padri. Se non i papà svedesi li usano, semplicemente li perdono. Uno spreco che si registra di rado. C’è dell’altro. A questo primo periodo di tempo sottratto alla professione per accudire i figli, mentre la moglie o compagna torna al lavoro senza essere costretta a rinunciare alla propria carriera, si può aggiungere altro tempo. Certo, la retribuzione sarà inferiore, ma esistono aziende che la aumentano.

Altre possibilità

Ci sono, poi, diversi forme di part-time. E la flessibilità a favore della custodia dei figli è una regola sacrosanta. Non stupisce allora che, come precisano le ultime statistiche, nove papà svedesi su dieci prendano il congedo. E in media restino a casa per un periodo di quattro mesi ad accudire i figli (dopo i primi dieci giorni di permesso ottenuti al momento del parto). In Italia la percentuale è decisamente inferiore. Solo due papà su dieci provano a farsi carico dell’attività di accudimento dei piccoli.

Congedi di paternitàLa proposta dell'Unione Europea

Verso la parità totale

Un altro dato statistico importante riguarda la percentuale dei congedi parentali degli uomini. Percentuale, questa, che risulta pari al trenta per cento del totale. Numeri irraggiungibili per gli altri Stati europei, che però agli svedesi sembrano ancora troppo bassi. Il progetto è quello di arrivare alla parità totale. Il che non è da considerarsi una sconfitta del testosterone, ma casomai una presa di responsabilità autentica.

Papà svedesi: tutto normale

Di base in Svezia, come anche in Norvegia, i maschi non si vergognano di occuparsi dei loro bambini. Né sentono svilita la propria virilità perché spingono un passeggino o cambiano il pannolino. I papà svedesi che seguono i figli, ogni mattina li svegliano. Preparano la colazione, li portano ai centri diurni dove rimangono a giocare con loro. Nel pomeriggio vanno al parco oppure visitano musei ed esposizioni pensate per i piccoli. Poi preparano la cena finché la loro dolce metà non rientra a casa. Nella coppia svedese tutti i compiti e gli impegni vengono ripartiti equamente: i costi della famiglia, la fatica della carriera, la cura dei figli, il mantenimento della casa. L’unica cosa che non si divide, ma piuttosto si moltiplica, è l’amore. Il motivo? L’attenzione verso i figli è una priorità per entrambi i genitori, non per uno soltanto.

Le nuove glorie

I papà svedesi sono considerati una gloria della nazione tanto che il fotografo Johan Bavman, ha realizzato e portato in viaggio per cinquanta Paesi del mondo una mostra intitolata Swedish Dads, a cui ha pensato mentre si prendeva cura della prole. Ma forse dovrebbero diventare un esempio anche per gli uomini delle altre nazioni. Un modo per celebrare la festa del papà 2019 potrebbe essere prendere l’impegno di cambiare ritmo e dedicarsi ai piccoli. Tenendo ben chiaro in mente che la quantità del tempo trascorso con i propri cari conta. E che gli anni dell’infanzia non ritornano più.

di Caterina Belloni

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