A scuola: da oggi si può entrare (anche) un'ora dopo | Insieme
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Scuola: si entra un’ora dopo

Scuola: si entra un'ora dopo

Il sogno di tutti i bambini, andare a scuola più tardi, può diventare realtà. Perché in Italia c’è un istituto superiore che ha avviato una sperimentazione con l’ingresso in classe alle 9 anziché alle 8. Un progetto innovativo, lanciato in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, che punta a verificare se iniziare la giornata un po’ più tardi sia un beneficio per le nuove generazioni, in termini di rendimento scolastico e di benessere generale.

Che sonno!

Che i giovani di oggi non dormano abbastanza è già stato segnalato in diverse occasioni da pediatri e psicologi. I casi di ragazzini seguiti in ospedale per problemi legati al ciclo del sonno sono in aumento. E in aumento sono le situazioni di bambini e adolescenti che, in classe, dormono (davvero!) sui banchi. Si dice sia colpa dei telefonini, della televisione, dei ritmi di vita incalzanti a cui i figli sono sottoposti sin da piccoli. Ipotesi da approfondire e confermare, che non modificano un dato certo: i giovani d’oggi non dormono a sufficienza. Le 10 ore consigliate alle elementari di rado vengono rispettate. Le 9 ritenute necessarie per gli adolescenti sono una specie di utopia.

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Scuola: l’ora che fa la differenza

Per questo l’Istituto Tecnico Majorana di Brindisi, all’avanguardia anche per altri progetti, ha deciso di capire meglio se dormire un po’ di più di mattina, spostando in avanti l’ingresso a scuola, sia utile per migliorare la salute degli allievi. «Si tratta di un’iniziativa lanciata dal nostro ex dirigente Salvatore Giuliano (oggi sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, nrd)», spiega Rossella Palmizio, la professoressa di chimica che coordina l’iniziativa. «Dapprima abbiamo definito, con l’università un protocollo di indagine. Poi abbiamo selezionato il campione». Così, da settembre, una classe di prima superiore arriva dopo. Il lavoro svolto viene monitorato con attenzione e confrontato con quello di una classe di coetanei che seguono l’orario tradizionale. «Gli allievi sono stati scelti su base volontaria. Cambiare orario può creare difficoltà anche alle famiglie in termini organizzativi», continua la docente. «Abbiamo cominciato da settembre e a giugno, quando avremo raccolto dati e comparazioni, incontreremo i genitori degli allievi del prossimo anno. Quindi proporremo anche a loro l’idea, disponibili a partire con più di una classe».

Dopo è meglio!

In questi primi mesi, intanto, i dati raccolti sono positivi. «Anzitutto la classe che entra tardi ha fatto registrare un numero di assenze decisamente inferiore alle altre», spiega la professoressa Palmizio. «Poi i ragazzi hanno dimostrato maggior lucidità e concentrazione, soprattutto nelle ore della tarda mattinata e del primo pomeriggio. E hanno affrontato meglio anche materie impegnative, come appunto la chimica». Agli allievi delle due classi prese in esame è stato anche chiesto di compilare un diario del sonno mensile,. Il che ha fatto constatare una cosa interessante. «I ragazzi vanno a dormire comunque alla stessa ora. Quindi, chi entra dopo, dorme di più», insiste la docente. Quando poi è stato chiesto loro se provano sonnolenza, i ragazzi che entrano alle 9 hanno sottolineato di non averne. Quelli delle 8 hanno confessato, invece, di sentirsi spesso rallentati per questo motivo».

Scuola: pronti alla rivoluzione

Piccole cose per ora, che però già lasciano intuire la necessità di un cambio di prospettiva. L’Istituto Majorana è pronto a procedere con la sua scelta delle classi ‘ritardate’ anche in futuro, ma non vorrebbe fermarsi qui. L’idea è quella di gettare il seme e dare l’esempio: perché cambiare ritmo farebbe probabilmente bene anche ai bambini più piccoli. Con il vantaggio che, svegliandosi dopo, i piccoli avrebbero la possibilità di andare a letto un po’ più tardi. E, quindi, potrebbero trascorrere più tempo con mamma e papà, che magari tornano tardi dall’ufficio. Per questo li vedono solo per mezz’ora prima che per loro scatti l’ora della ritirata.

di Caterina Belloni

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