Selfie sui social? Cari genitori, noi figli vi diciamo no! | Insieme

Selfie sui social? Cari genitori, noi figli vi diciamo no!

Quando si vede su un social media l’immagine di un bimbo che compie un’azione buffa, la prima reazione è quella di tenerezza. Si sorride, si considera quanto sia carino, ci si sente sereni. Una valutazione da spettatori, che però nulla ha in comune con quella dei protagonisti: i bambini

Selfie sui social? Cari genitori, noi figli vi diciamo no!

A rivelarlo è una statistica realizzata su 16mila studenti delle scuole elementari e secondarie britanniche. Alla domanda diretta a proposito di selfie che li riguardano, pubblicati da madri e padri sui rispettivi profili Facebook o Instagram, il 55 per cento si è detto scontento. E ha giurato che non lo farà mai con i propri figli. A odiare questa pratica sono soprattutto i piccoli delle elementari che nel 60 per cento dei casi contestano la scelta di genitori troppo social.

Vita socialStop ai rischi

E dunque?

A fronte di questa protesta silenziosa, due associazioni di volontariato che si occupano del benessere della famiglia hanno invitato i genitori inglesi a comportarsi con saggezza. E fatto chiedere ai propri figli il permesso di pubblicare la loro immagine. Tenendo sempre conto dell’impatto a lungo termine che selfie e foto pubblicate potrebbero avere. Una battaglia che si potrebbe avviare anche in Italia.

L’età non è secondaria

«Credo che questi bambini abbiano ragione ad arrabbiarsi», condivide Elena Urso, pedagogista e scrittrice. «Sarò drastica, ma penso che le foto dei figli non si dovrebbero pubblicare anche dopo aver chiesto il permesso. Almeno fino a una certa età. Se una mamma chiede, entusiasta, a un piccolo di poter postare una foto, è difficile che il bimbo la contraddica. Anche a dodici anni, però, quando pure possono ragionare, è improbabile che i bambini siano in grado di capire i pericoli che corrono. Per loro si tratta di un’astrazione grandissima. Se noi genitori per primi abbiamo un atteggiamento non curante rispetto a questa cosa, come ci si può aspettare che i bambini siano saggi?».

Selfie: mai con bimbi piccoli

Secondo la dottoressa Urso, bisognerebbe cominciare facendo una distinzione per età. «Quando i bambini sono molto piccoli, sarebbe opportuno non condividere selfie in rete. Si tratta di una forma di violenza nei loro confronti. Si sta esponendo un corpo in vista degli altri. Quindi si fa una violazione, indipendentemente dalle cose belle che si scrivono a corredo dell’immagine. Basterebbe pensare a com’era imbarazzante per noi genitori, quando la nostra mamma mostrava ad amici e conoscenti le foto dell’album di famiglia in cui eravamo brutti e magari in pose buffe. Solo che in questo caso il pubblico è più ampio dei pochi amici sul divano e poi rimane per sempre».

Una realtà che non esiste

Secondo elemento su cui ragionare: con queste foto o selfie che siano, si rischia di dare un’immagine non corrispondente alla realtà. «Postare l’immagine del bimbo che scia come fosse un campione, quando in realtà ha avuto paura di fare il corso e odia infilarsi gli scarponi, significa far passare il messaggio che realtà e virtuale sono diversi», insiste Elena Urso.

Ma è un equivoco…

«Lo stesso equivoco che a parole i genitori contestano ai loro figli. Ci lamentiamo del fatto che i ragazzi vivono nella realtà virtuale e hanno perso il contatto con il mondo reale. Quando però selezioniamo le parti esteticamente belle della nostra vita e le postiamo, attiviamo il meccanismo che cerchiamo di combattere nei figli. Insomma, a parole diciamo che non si dovrebbero mettere foto fasulle. Poi pubblichiamo solo immagini di come nostro figlio è bello, abile e competente». A suo parere il 99 per cento delle situazioni esposte sono create a regola d’arte. Con famiglie che on line si dichiarano amore eterno e, poi, in casa litigano.

Selfie: occhio alle conseguenze

La sua convinzione, inoltre, è che con queste immagini, il genitore rilanci on line un’idea falsata del figlio. Con due conseguenze che non si possono certo sottovalutare. Da un lato il piccolo si sente inadeguato perché pensa che i genitori lo vorrebbero diverso da com’è. E quindi non lo accettino, né lo amino. Dall’altro, la sua autostima subisce un duro colpo, visto che non si sente abbastanza bravo neppure per mamme papà. Persone che, più di tutte, dovrebbero amarlo a prescindere da risultati e aspetto fisico. Per una maggiore onestà, dunque, dai dieci anni in poi sarebbe fondamentale chiedere il consenso dei figli sulle immagini da condividere, in modo che si riconoscano davvero in esse.

La regola è il minimalismo

Anche per evitare il rischio delle gaffe, che diventano ferite. «Se ad esempio pubblichiamo le foto con filtri e ritocchi che fanno sembrare nostra figlia una piccola modella, non è da escludere che i conoscenti che vedono l’immagine e poi la incontrano dal vivo, si facciano sfuggire commenti, giudicando il suo aspetto e creando in lei problemi di sicurezza e autostima», spiega l’esperta.

Bravi i bimbi inglesi!

Il vero suggerimento, però, è quello di far tesoro delle contestazioni dei ragazzini inglesi. E ridurre il più possibile frequenza e quantità delle foto pubblicate. «Le immagini si possono condividere, ma solo con il permesso dei protagonisti. E per momenti topici, quelli che vanno ricordarti», conclude Elena Urso. «L’importante è che siano scatti il più possibile corrispondenti a un’immagine reale». Per evitare imbarazzi e delusioni che ai nostri bambini possono infondere un gran senso di inadeguatezza.

di Caterina Belloni

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