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Tablet: serve davvero per vincere i suoi capricci?

Nell'immediato, come ricetta 'salva-cena', potrebbe essere un'idea. Ma il cammino coi figli è fatto di esperienze condivise, racconti, emozioni. In casa e fuori. E allora...

Tablet: serve davvero per vincere i suoi capricci?

Mamma Greta e papà Stefano sono due genitori dinamici. Non viziano certo i loro figli, Davide, 8 anni, e Bianca, 4. Ma la gestione della quotidianità al mattino, quando bisogna arrivare tutti puntuali a scuola e al lavoro, o alla sera, quando i bambini hanno voglia di fare qualsiasi cosa tranne che stare a tavola, decisamente non è facile. E così l’arte del problem solving li ha portati ad adottare soluzioni creative. Come quella del tablet.

Tablet: cosa dicono i nonni

Nonna Maria e nonno Eugenio, coprotagonisti nell’accompagnamento alla crescita dei loro nipotini, sono rimasti esterrefatti. Sabato sera, invitati a cena per il compleanno di mamma Greta, non riuscivano a credere ai loro occhi. Vedendo Davide insofferente, papà Stefano gli ha promesso ‘giochi elettronici all you can play’ per tutta la domenica se solo fosse rimasto a tavola. E Bianca? Non ne voleva proprio sapere di mangiare. Giocava con il cibo e diceva di non avere più fame. Quando mamma Greta le ha servito un bel supporto elettronico con tanto di cartoni delle principesse, come per magia la bimba ha finito la cena a ritmo di danza… I nonni, tra lo scandalizzato e il rattristato, hanno fatto notare che «non si può avallare tutti questi capricci». Ma papà Stefano, ormai rassegnato, ha risposto senza possibilità di appello. «Cari nonni, bisogna sopravvivere e portare a casa il risultato».

Bambini e tabletQuali rischi?

Tablet: cosa dice l’esperta

Partendo dalle parole di papà Stefano mi chiedo: qual è il risultato che voglio ottenere? Non perdere la partita o vincere il campionato? In altri termini, come genitori, nonni, educatori dobbiamo puntare a piccoli successi quotidiani: la cena finita, la presenza a tavola, la puntualità a scuola… O piuttosto a una crescita globale e consapevole?
Non esiste una risposta assoluta. Ma è importante condividere con i bambini il senso di ciò che facciamo. Cenare insieme significa ritrovarsi dopo una giornata ricca e faticosa per tutti, ma vissuta separatamente. Finire ciò che è nel piatto significa scoprire che quel che si sta mangiando è il frutto dell’affetto di chi lo ha preparato.

Occhio alla posta in gioco

Un’altra riflessione è legata al meccanismo del premio (o della punizione). Non si può desiderare di vincere il campionato solo per la coppa, ma anzitutto per il gusto di aver realizzato un’impresa. E di essersi messi alla prova. In una società iper prestazionale e premiante (pensiamo ai quiz proposti in tv), con i bambini è importante porsi in un’ottica diversa. Il rischio, altrimenti, è che la posta si alzi a dismisura. Se a 8 anni guadagni una giornata di giochi con la playstation solo per essere stato a tavola, a 16 anni cosa finirai per chiedere?

La giusta strategia

Sono le relazioni e i legami il bene prezioso da coltivare. Non ti chiedo di stare a tavola per poter fare, il giorno dopo, indigestione di videogiochi, ma per il gusto di stare insieme. Magari poi, dopocena, balliamo al ritmo delle principesse. E l’indomani giochiamo alla playstation, per il piacere di sperimentarci in ruoli inusuali.

di Emilia Ropa, educatrice e mamma di Gioele ed Emanuele

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